Le tecniche d’incisione di Hans Steiner: laboratorio

19 Settembre 2016

GORIZIA. Le tecniche incisorie dell’artista Hans Steiner _ Rio, protagonista con le sue opere della mostra in corso a Palazzo Attems di Gorizia, “Il segno ritrovato”, saranno al centro di un intenso momento laboratoriale sull’arte incisoria a cura di uno dei più noti artisti della nostra regione, il pittore e incisore goriziano Franco Dugo che martedì 20 settembre alle 17 offrirà la possibilità di conoscere i segreti di questa particolare tecnica mostrando dal vivo l’esecuzione di una stampa con l’utilizzo del torchio originale di Hans Steiner.

Nativo di Graz ma goriziano d’adozione, Hans Steiner_Rio – tra i più grandi incisori del 900, morto a Gorizia nel 1974 – diviene noto con l’appellativo di Rio in omaggio a Rio de Janeiro, città dove aveva a lungo vissuto e operato. La mostra che i Musei provinciali dedicano fino al 13 novembre prossimo a questo grande artista – realizzata e promossa dall’Associazione Culturale Ethos e in collaborazione con i Musei Provinciali di Gorizia e la Regione Friuli Venezia Giulia – è in assoluto la prima retrospettiva mai realizzata con una ricca panoramica sul mondo inciso di Steiner _ Rio, che nelle sue opere ha sempre fatto ricorso a varie tecniche incisorie percorrendo temi legati alla possente vita naturale dei territori brasiliani, da lui profondamente conosciuti e amati.

Il laboratorio ideato e da Franco Dugo per mostrare dla vivo come si realizza una stampa a partire delle lastre originali incise, è ad ingresso gratuito ma con prenotazione obbligatoria, che può essere effettuata chiamando i Musei ai numeri. 0481 547499 / 0481 547541.

Dugo visiona le matrici nel laboratorio che fu di Steiner (Foto Eros Cosatto)

Dugo visiona le matrici nel laboratorio che fu di Steiner (Foto Eros Cosatto)

“Conobbi Hans Steiner casualmente nella primavera del 1968 – racconta Dugo -. La vista delle sue opere grafiche provocò in me un’emozione fortissima, la sensazione era quella di essere entrato in un altro mondo. Allora, il mondo della calcografia mi era totalmente sconosciuto. Sentivo che quello che vedevo era quello che avrei voluto fare e che quel mondo dovevo conoscerlo. Mentre ero travolto da quelle sensazioni, mi accorsi che, in fondo alla sala, un uomo stava conversando con diverse persone. Immaginai che fosse l’artista. Mi decisi e mi presentai intimidito. Non era molto alto, la fronte ampia e spaziosa, la testa quasi del tutto calva, il viso magro e ossuto, gli zigomi alti, le guance scavate e ben rasate, le labbra sottili, le sopracciglia folte e scure, gli occhi penetranti ma quieti, la carnagione bruna di uno che è stato molto all’aria aperta e sotto il sole, l’espressione un po’ severa ma tranquilla. Si rese conto del mio imbarazzo e, con molta gentilezza e disponibilità, si apprestò a rispondere alle mie domande.

Ebbi la sensazione che gli faceva piacere parlare del suo lavoro. Nonostante si fosse subito accorto della mia totale ignoranza, con voce calma, senza fretta, esprimendosi in un italiano dall’accento misto a tedesco e portoghese, mi spiegava i vari procedimenti di esecuzione usando termini che non conoscevo: acquaforte, acquatinta, puntasecca, maniera nera, vernice molle, bitume giudaico, colofonia, acido nitrico, percloruro di ferro, morsura ed altri ancora. Molti anni dopo, quando anch’io ero diventato un artista incisore, mi resi conto di quanto sia difficile spiegare, solo a voce, le tecniche dell’incisione a qualcuno digiuno in materia – spiega ancora Franco Dugo -. Costante è stato il rammarico negli anni di non aver frequentato Hans Steiner. Il suo ricordo mi ha accompagnato sempre assieme al pensiero che lui avrebbe potuto essere il maestro che non ho avuto”.

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