Le Giornate del Fai di primavera: che cosa si vede

24 Marzo 2017

SAN DANIELE DEL FRIULI
PALAZZO MASETTI DE CONCINA – Il “Palazzo” de Concina di S.Daniele faceva parte del feudo del Patriarca di Aquileia fin dal 1063. I feudatari di Varmo cedettero il feudo nel 1756 a Giacomo de Concina, che affidò il restauro della casa del gastaldo all’architetto Alberto Bertoli, che finì i lavori nel 1782 aggiungendo le barchesse e creando un giardino di piccole proporzioni. Danneggiata da guerre e dal terremoto è stata restaurata quasi completamente dalla famiglia Masetti Zannini de Concina attuali proprietari. Abiazione Privata.
CHIESA DI SANTA MARIA DELLA FRATTA – La Chiesa di San Maria della Fratta risale al 1348 ed è sorta sul limitare delle mura medievali della città, tanto da includere nella propria abside una delle antiche torri di guardia, tuttora sull’orlo dello scoscendimento orientale del colle su cui si distende il centro storico. All’interno l’altare ospita una pala raffigurante La Deposizione della croce il cui originale, in legno scolpito e dipinto fu realizzato dall’artista bavarese Leonardo Thanner nel 1488 ed è oggi conservato al Museo del Territorio.
CHIESA DI SANT’ANTONIO ABATE – La preziosissima Chiesa di Sant’Antonio Abate, vero scrigno dell’arte friulana fra basso Medioevo e Rinascimento, custodisce il più bel ciclo di affreschi rinascimentali che il Friuli possegga. Consacrata nel 1308, fu seriamente danneggiata dal terremoto del 1348 e quindi ristrutturata e ampliata a cura della Fraterna dell’attiguo Ospitale con l’aggiunta del coro e della sacrestia. La chiesa, con il suo imponente ciclo di affreschi, eseguiti a più riprese tra il 1497 e il 1522 da Martino da Udine, meglio conosciuto come Pellegrino da San Daniele, rappresenta sicuramente uno degli esempi più preziosi e rari di arte rinascimentale in Friuli.
CIVICA BIBLIOTECA GUARNERIANA – L’antico Palazzo Comunale, con la sottostante Loggia, risalente al XV secolo e ora sede della Civica Biblioteca Guarneriana, la più antica biblioteca pubblica del Friuli e una delle più antiche d’Italia. Guarnerio d’Artegna, vicario patriarcale e pievano di San Daniele, morendo, con lascito testamentario, donò alla comunità di San Daniele i 173 preziosissimi manoscritti, in gran parte miniati, che aveva raccolto in tutta la sua vita. Il sandanielese mons. Giusto Fontanini, arcivescovo di Ankara in Turchia ed esponente di rilievo della Chiesa, oltre che intellettuale, nel 1736 lasciò alla comunità cittadina tutta la sua raccolta di manoscritti, incunaboli e libri incunaboli e libri a stampa. Luogo visitabile solo attraverso la prenotazione.
CAMPANILE DEL DUOMO DI SAN MICHELE ARCANGELO (ESTERNO) – Il campanile del Duomo di San Daniele, eretto a metà del XVI sec. su disegno di Giovanni da Udine, allievo di Raffaello, è uno dei principali simboli della città. Il campanile è sempre stato per la comunità un punto di ritrovo. Nella storia del campanile emerge nel corso del XX secolo la figura, in parte reale e in parte leggendaria, di un campanaro gobbo soprannominato “Cimie” (scimmia). La sirena, installata sul campanile fra le due guerre, è oggi amata e odiata dai sandanielesi. Per tradizione suona solo a mezzogiorno e sancisce ogni anno l’inizio di Aria di Festa.
CHIESA DI SAN DANIELE IN CASTELLO – Il colle del Castello, roccaforte della città in epoca romana e medievale, è oggi uno splendido parco pubblico con vista panoramica sulle colline moreniche del Friuli. Sul sito del Castello sorge la chiesa di San Daniele, il cui campanile è stato ricavato da una torre di guardia risalente al 1486. La leggenda narra che il longobardo Rodoaldo, nel 927, per espiare l’uccisione del Patriarca di Aquileia, Leone, costruì la primitiva chiesa. La chiesa si presenta in linee settecentesche, il portale laterale fu eseguito per il Duomo da Carlo da Carona nel 1511 e collocato nella Chiesa del Castello nel 1750.

UDINE
FONTANA PIAZZA SAN GIACOMO – Nel 1542 il consiglio della città deliberò di costruire la fontana di Mercatonuovo secondo il modello fornito da Giovanni da Udine. Originariamente la fontana si trovava nell’angolo della piazza verso via Canciani, a fianco della statua della Vergine. Fu portata al centro della piazza nel 1687. La fontana, costituita da una vasca circolare poggiante su una triplice gradinata concentrica, è semplice, ma classicamente composta.
PALAZZO ZIGNONI – Il palazzo assunse l’aspetto attuale verso la metà del Settecento, quando fu acquistato nel 1740 dalla famiglia Zignoni, forse originaria del Bergamasco, portatisi tra Cinquecento e Seicento da Venezia a Muzzana e poi a Udine, dove nel 1764 fu aggregata al consiglio nobile. Gli interni sono di ottimo e raffinato livello. Sul cortile interno si affaccia un’elegante loggia. Il corpo centrale è decorato da affreschi, stucchi, finti stucchi, motivi floreali, con scene campestri ottocentesche nel salone centrale. Nella volta della scala di accesso al piano nobile è dipinta una figura femminile che ricalca la Nobiltà dell’Iconologia del Ripa. Abitazione privata e non abitata.
PALAZZO TORRIANI E CAPPELLA MANIN – Il palazzo, costruito nel 1580 da Francesco Maseri, nel 1630 fu venduto a Ludovico Manin che lo ingrandì, inglobò nella proprietà la torre di Santa Maria, acquistò casette vicine. Per accrescere il prestigio del complesso, i Manin progettarono – probabilmente nella seconda metà del Seicento – la costruzione di un’esedra e nel 1733 dettero inizio alla vicina Cappella di Santa Maria dell’Umiltà, completata nel 1735, progettata secondo alcuni da Domenico Rossi, arricchita dalle sculture di Giuseppe Torretti che qui dà un’alta prova della sua maturità artistica con la Madonna con Bambino dell’altare e gli altorilievi con le Storie della Vergine alle pareti. Sede di Confindustria, solitamente accessibile solo per addetti ai lavori, mentre la Cappella Manin è sempre chiusa al pubblico per motivi di sicurezza.

Salone del Parlamento

PORTICATO DEL LIPPOMANO, SCALINATA DELLA FACCIATA SETTENTRIONALE DEL CASTELLO CON ACCESSO AL SALONE DEL PARLAMENTO E CARCERI – Dopo il terremoto del 1511 si ricostruì il castello di Udine su disegno di Giovanni Fontana. Giovanni da Udine progettò una scala a doppia rampa che poggia su una gradinata semicircolare, realizzata in pietra d’Istria e di Faedis, vagamente ispirata a quella della Laurenziana, che conferisce dignità alla facciata posteriore del palazzo. Salone del Parlamento, così chiamato perché dopo la sua ultimazione nel 1566, ospitò le riunioni del Parlamento friulano. Le sue decorazioni, dalla metà del Cinquecento al Settecento, sono opera dei nomi più significativi dell’arte friulana. Tra le funzioni proprie del Castello di Udine vi erano quelle di sede di tribunale e di carceri. Il salone del Parlamento viene aperto solo in occasioni speciali (mostre, concerti e altri eventi).
SALA AJACE: MOSTRA “GIOVANNI DA UDINE” – Mostra a cura dell’Archivio di Stato e dei Civici Musei.
ABITAZIONE DI GIOVANNI DA UDINE (SOLO ESTERNO) – Nel 1533 Giovanni da Udine, avendo deciso di vivere a Udine, acquistò una casa in borgo Gemona, lungo la roggia, presso il ponte che conduce in borgo d’Isola, ora via Giovanni da Udine. Nel 1535 Giovanni da Udine si sposò con Costanza de Beccaris e lì si stabilì con la sua numerosa famiglia. Nel secondo dopoguerra si era pensato di abbattere l’edificio per allargare la strada, ma ci fu una forte reazione popolare. Nel 1962 la casa di Giovanni da Udine fu dichiarato Monumento nazionale.
TORRE DELL’OROLOGIO DI PIAZZA CONTARENA – Ingresso esclusivo per gli Iscritti FAI. Dopo il terremoto del 1511 che aveva privato la comunità dell’unico orologio pubblico presente in città, si pensò a un nuovo orologio il cui disegno nel 1527 fu presentato da Giovanni da Udine. L’opera fu portata a termine nel 1532 con riduzioni degli inserti in pietra viva, limitati alla facciata principale, ai giri d’angolo e alle trabeazioni, per contenere la spesa. Nel 1543 furono consegnati da un certo mastro Adamo gli ‘uomini delle ore’ in legno, rivestiti in rame da artigiani locali. Il luogo è normalmente chiuso al pubblico, per mancanza di personale; posto molto delicato, non è mai stato aperto prima.
CASA NATALE DI GIOVANNI DA UDINE (SOLO ESTERNO) – Sull’angolo, di fronte a una scomparsa ancona, sorge la casa dei Ricamatori, casa natale di Giovanni da Udine. È un edificio senza pregi architettonici, che il padre di Giovanni da Udine, Francesco Ricamatore, aveva dovuto impegnare quando il figlio era piccolo, per trasferirsi in borgo Gemona. Nel 1551 Giovanni la riscattò e la diede in affitto. Fu poi venduta dalla sua discendenza.

GEMONA DEL FRIULI
LAVATOIO DEL GLEMINE E FONTANA DI SILANS – La Fontana di Silans, secondo gli studiosi, esisteva già ai tempi dei Romani. Si trova menzionata nella “Tabula Peutingeriana” (una carta geografica del III-IV sec. d.C.) come “ad silanos”. In latino il termine indica “zampillo”, “fonte d’acqua” e tuttora indica una fontana. Il Lavatoio pubblico del Glemine è una struttura storica; si trova sulla via rurale che da Godo, ovvero dalla fontana di Silans, conduce a Porta Udine. La struttura originaria del Lavatoio risale alla metà del Cinquecento e assume la sua forma definitiva nel primo Ottocento. Venne utilizzata come lavatoio pubblico fino quasi alla metà del Novecento.
CIVICA BIBLIOTECA GLEMONENSE E ARCHIVIO STORICO COMUNALE – La civica biblioteca Glemonense fu fondata nel 1885 per volontà di Valentino Baldissera che le conferì il suo patrimonio librario. Consiste attualmente di quasi centomila unità bibliografiche a partire da un incunabolo stampato a Venezia nel 1482. L’archivio antico raccoglie serie archivistiche sostanzialmente integre a partire dal XIV secolo. Di notevole interesse gli statuti del 1381, il carteggio ufficiale della Comunità, documenti pergamenacei dal 1214, quaderni che rappresentano i prodromi dell’uso scritto della lingua friulana risalenti al XIV secolo. L’archivio storico e la parte antica della biblioteca sono solitamente chiusi al pubblico.
MUSEO DELLA PIEVE E TESORO DEL DUOMO – Il Museo della Pieve e Tesoro del Duomo ha sede nel trecentesco complesso della canonica vecchia, vicino al Duomo di Gemona. Il museo è costituito da diverse sale che ospitano tra l’altro miniature che sono state acquistate dalla Basilica del Santo di Padova a metà del 1300, sono antifonari e graduali eseguiti magistralmente nello scriptorium patavino alla fine del ‘200; di particolare interesse il primo registro battesimale della Pieve (1379-1403) che risulta la più antica raccolta conosciuta di atti battesimali. Inoltre, nelle sale del tesoro, è custodito l’Ostensorio e la pace del Lionello risalente agli inizi del XV secolo.
SACELLO DI SAN MICHELE – Il sacello di S. Michele si trova sotto le sacrestie del Duomo. La doppia titolazione del sacello potrebbe fare riferimento a precedenti, più antiche funzioni dei locali, quali quelle di un battistero (S. Giovanni Battista) e/o di un luogo di culto dei primi Longobardi, (S. Michele Arcangelo). In seguito i locali del sacello sarebbero stati ridotti a camera ardente utilizzata in attesa delle esequie e della sepoltura dei defunti nel sagrato, o area cimiteriale, che circondava il duomo. Al XIV sec. si attribuiscono gli affreschi raffiguranti: al centro una Crocifissione, a sinistra S. Michele Arcangelo che pesa le anime, a destra S. Cristoforo. Il Sacello verrà aperto dopo le opere di restauro.

TOLMEZZO
PALAZZO LINUSSIO – Palazzo del 1700 nato come residenza privata; in origine è stato anche una delle sedi di quella che dai coevi era ritenuta una della più grandi manifatture d’Europa: La Fabbrica di Tellerie di Jacopo Linussio (1691-1747). Il Palazzo, noto come La Fabbrica, fu progettato da Domenico Schiavi, che completò il corpo centrale nel 1741, per un razionale sfruttamento dello spazio ai fini della produzione. L’ampio salone di ricevimento presenta le pareti affrescate con scene storiche e mitologiche alternate da figure allegoriche; la parte inferiore è attribuita a un seguace di Francesco Fontebasso, mentre le quadrature superiori sono opera di Domenico Fossati. Palazzo di proprietà dell’Esercito. Il gruppo FAI di Tolmezzo, di recente costituito, dedica la giornata FAI a questo “manager del Settecento”, mente aperta e lungimirante che, grazie alla sua fabbrica tessile e nonostante le mille difficoltà, creò e sviluppò a Tolmezzo e nell’intera Carnia una realtà imprenditoriale che non ebbe pari in Europa. Per l’occasione, i giovani apprendisti ciceroni dell’ISIS Paschini – Linussio di Tolmezzo illustreranno ai visitatori gli esterni di palazzo Linussio. Gli interni dell’edificio saranno invece presentati virtualmente nella sala multimediale del museo Gortani, dove gli allievi della Scuola secondaria “Gian Francesco da Tolmezzo” intratterranno gli ospiti con brevi intervalli musicali. Le ragioni del titolo “Xenia” risalgono al termine greco che riassume il concetto di ospitalità. Esso richiama i doveri dell’accoglienza, dei rapporti tra ospite e ospitante, dell’amicizia nei confronti dello straniero, del rispetto dell’altro. “Xenia Montis” è la declinazione di tale significato nei luoghi che abitiamo e che ci circondano.

MOIMACCO
VILLA DE CLARICINI DORNPACHER – Si trova a Bottenicco, borgo rurale del Comune di Moimacco. Fu edificata nel ‘600 dalla Famiglia de Claricini. L’ampia e prestigiosa costruzione è contornata da uno splendido giardino all’italiana, con bosso, statue e vasche d’acqua a cui fanno cornice la foresteria, la limonaia e le serre. Un parco all’inglese si sviluppa oltre il giardino con gruppi di essenze, alcune delle quali secolari, e con faggi, cedri, pini neri, pioppi e lecci. L’interno conserva una ricca biblioteca e preziosi mobili del ‘700. In una delle barchesse si può ammirare una esposizione permanente delle opere di Guido Tavagnacco.

BICINICCO

Chiesa di Sant’Andrea a Gris

CHIESA DI S. ANDREA A GRIS – La chiesa di S. Andrea di Gris è ben visibile al centro del paese. È forse una delle chiese votive più belle della regione poiché interamente affrescata con dipinti risalenti al XVI secolo ben conservati. È stata restaurata e si offre al visitatore in tutta la sua bellezza. E’ normalmente chiusa al pubblico e aperta solo su richiesta.

PALMANOVA
PORTA CIVIDALE E CONTROPORTA – Porta Cividale è una della tre porte di accesso alla città costruita tra il 1604 e il 1605 attribuita all’Architetto vicentino Vincenzo Scamozzi. L’apertura sarà animata dalla Ronda come ai tempi della Serenissima in costumi d’epoca. Il luogo è solitamente chiuso in quanto di proprietà demaniale. Quarantadue apprendisti cicerone degli istituti Einaudi e Mattei di Palmanova presenteranno la struttura, approfondendo la vicende legate alla storia della porta e dei Bastioni in generale. Si potranno visitare i locali di servizio, di solito non accessibili, sopra il foro d’entrata, che servivano al controllo dei meccanismi di chiusura del ponte levatoio. Novità di quest’anno sarà la presenza del Gruppo Storico che organizzerà i turni di guardia alla porta e un accampamento nei pressi della loggia del Bastione Garzoni. Adriana Danielis, vicesindaco di Palmanova, ha dichiarato: “Il FAI è un’importante occasione culturale per la città, sostenuta dall’Amministrazione Comunale in tutti i modi e le forme possibili. Crediamo che il pubblico, trascinato da questo evento, di livello nazionale, possa approfondire la conoscenza della Fortezza di Palmanova e delle sue bellezze storico artistiche. Per questo ringrazio studenti e insegnati della scuola oltre alla direzione del Museo Militare”. “Sono sette anni che il FAI è a Palmanova. Con il nostro operare cerchiamo di promuoverla al meglio – dichiara Luisa Del Zotto, delegata FAI per Palmanova -. Negli ultimi anni, con le mura ripulite dalla vegetazione, è ancora più bella ed è piacevole camminare lungo le sue mura”.

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