Le gambe di Mistinguett e i western di William S. Hart

5 Ottobre 2019

Mistinguett in La Glue

PORDENONE. La 38a edizione delle Giornate del Cinema Muto, diretta da Jay Weissberg, in corso al Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Pordenone fino al 12 ottobre, riscopre le doti di attrice di Mistinguett, per lungo tempo tra le protagoniste della vita notturna di Parigi, la vedette assoluta del music-hall già dalla fine dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento. Sì, perché prima di essere la grande ballerina che faceva impazzire il pubblico (anche per la bellezza delle sue gambe, assicurate all’epoca con cifre record), Mistinguett è stata prima di tutto una professionista esemplare, energica e ambiziosa, che affermava con fierezza la sua libertà e indipendenza, dicendo di aver sempre fatto di testa propria e di non avere mai avuto bisogno di nessun aiuto per il suo successo.

Nata nel 1873 (ma la data non è certa), divenne ben presto una star del palcoscenico dove spesso si esibiva in coppia con Maurice Chevalier. A lanciarla nel cinema fu André Hugon, giornalista, sceneggiatore e regista, che convinse anche altre grandi protagoniste del teatro dell’epoca, come Musidora e Josephine Baker, alla prova dello schermo. Di Mistinguett, domenica 6 ottobre si vedrà, alle 15.30, L’Epouvante del 1911, con la regia di Albert Capellani, definito dalla stampa uno “sconvolgente dramma cinematografico”. Se indubbiamente questa è oggi un’affermazione da ridimensionare, bisogna riconoscere che la suspence regge ancora e soprattutto che il film ha notevoli spunti di interesse, a partire dalla rapidità del montaggio, che rende avvincente lo svolgersi dell’azione.

L’altro film di Mistinguett, a seguire, è La Glu, del 1913, tratto da un romanzo d’appendice di fine Ottocento di grande successo popolare. Il titolo del film è un termine argot che designa la mangiatrice di uomini, la volubile seduttrice collezionista di amanti. Qui Mistinguett ha molte occasioni per esibire le sue doti di ballerina (e le sue gambe), ma anche il carisma del suo sguardo che accende lo schermo. Notevoli le riprese degli esterni in Normandia, con una profondità di campo non comune nei film coevi.

William S. Hart

William S. Hart è stato il primo grande personaggio del genere western. Arrivò al cinema tardi, dopo un’intensa attività teatrale, che fu fondamentale per la costruzione del suo personaggio cinematografico basata sull’analisi più che sul lato puramente avventuroso. Alla carriera di attore Hart affianca quella di regista, firmando nell’arco di pochi anni, tra il 1914 e il 1920, una sessantina di film. L’importanza del suo contributo all’industria cinematografica gli valse una stella sulla Hollywood Walk of Fame e il suo ranch, costruito tra il 1924 e il 1928 in stile coloniale spagnolo, è ora un museo a lui dedicato, parte del Natural History Museum of Los Angeles County. Nei suoi film, Hart dimostra una sensibilità insolita verso i nativi americani, che non vengono mai identificati con i cattivi. I personaggi negativi sono spesso furfanti provenienti dall’Est e se proprio devono essere caratterizzati dal punto di vista razziale, allora sono messicani, visto il conflitto che c’era tra i due Paesi.

La fama di Hart, la sua immagine di pistolero, icona universale del western, lo rese popolarissimo anche in Francia, dove uno dei critici più autorevoli dell’epoca, Louis Delluc, non esitò a paragonare i film di Hart alle tragedie greche. Nel programma, alle 20.30, c’è The Narrow Trail, del 1917, uno dei maggiori successi di Hart, preceduto dall’introduzione che lo stesso Hart fece nel 1939 per la riedizione di uno dei suoi western meno fortunati, Tumbleweeds, del 1925, dopo il quale si ritirò dal cinema. Distribuito male e praticamente scomparso dopo l’avvento del sonoro e il declino delle fortune del genere, Hart volle approfittare del rinascente interesse per il western (era tra l’altro l’anno di Ombre Rosse) per rilanciare Tumbleweeds con una perorazione filmata molto commovente.

Der Stolz der Firma

Ma l’interesse della giornata riguarda tutte le proposte. Il secondo programma dello Slapstick europeo (inizio alle ore 17.30) che ha significativamente il sottotitolo “Prossima fermata Hollywood” presenta una galleria di comici prima della consacrazione americana: l’ungherese Karoly Huzar, in arte Puffy (Ciccione) in una versione slapstick, Not Guilty, del Processo di Kafka; il britannico Lupino Lane, e addirittura Ernst Lubitsch. Colui che diventerà uno dei maestri della commedia hollywoodiana, esordì infatti come attore nella natia Germania. Il film del programma, Der Stolz Der Firma (L’orgoglio della ditta) fa riferimento all’attività del padre di Lubitsch che era proprietario di una sartoria.

La sezione “Film sul cinema” propone un curioso filmato dedicato ai proiezionisti con le istruzioni per un corretto trattamento della pellicola. I film di domenica (ore 10.15) della rassegna di Reginald Denny ci fanno scoprire anche le qualità pugilistiche di un personaggio che fu molte cose oltre che attore.

Ultimo ma non ultimo, l’evento che ogni anno registra un’eccezionale affluenza di pubblico: “A colpi di note” (ore 14.30), che porta alla ribalta del palcoscenico i giovani musicisti dell’Istituto Comprensivo Rorai Cappuccini – Scuola Secondaria di Primo Grado Pier Paolo Pasolini diretti da Patrizia Avon, e l’Istituto Comprensivo Pordenone Centro – Scuola Secondaria di Primo Grado “Centro storico” diretti da Maria Luisa Sogaro. I ragazzi hanno scelto di commentare musicalmente la commedia militare Dogs of War con gli scatenati ragazzini di Our Gang (le simpatiche canaglie), e Carmen Jr. con una Baby Peggy in versione torera.

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