Le contraddizioni dell’Oms fin dall’inizio della pandemia

15 Luglio 2020

TRIESTE. Al centro della settimanale analisi del dottor Fulvio Zorzut, medico epidemiologo e specialista in Igiene e Medicina preventiva, ci sono alcune considerazioni sulle dichiarazioni spesso contraddittorie dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dall’inizio della pandemia.

”Le dichiarazioni dell’Oms fin dall’inizio della pandemia hanno suscitato qualche perplessità, oltre ad avere avuto degli effetti destabilizzanti sull’applicazione dei protocolli e delle procedure. L’Oms dovrebbe essere fondamentale nell’orientare le varie sanità nazionali nella gestione delle epidemie, che non rispettano i confini geografici. Si ricorda la ’mission’ dell’Organizzazione: “Il raggiungimento, da parte di tutte le popolazioni, del più alto livello possibile di salute”, definita come “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”.

Si comprende come questa struttura sovranazionale, essendo un’agenzia speciale delle Nazioni Unite, con una fitta rete di rappresentanza distribuita in ogni angolo del mondo, senza problemi di personale e fondi, dovrebbe avere la capacità di indagare tempestivamente ogni focolaio di malattie contagiose-diffusive che si dovessero manifestare e quindi dettare le linee d’indirizzo da seguire. L’Oms ha evidenziato da subito, attraverso le dichiarazioni diramate, un problema di comunicazione delle notizie, contribuendo a creare confusione e ad alimentare il panico. Ha impiegato inoltre molto spesso Twitter, Facebook e Instagram piuttosto che i canali istituzionali.

L’Organizzazione ha iniziato con l’affermare, il 14 gennaio, che da indagini preliminari condotte dalle autorità cinesi non era stata trovata alcuna evidenza di trasmissione da uomo a uomo. Il 26 gennaio l’Oms avvertiva di avere corretto i bollettini precedenti, nei quali il rischio Covid-19 veniva identificato come “moderato” invece di “elevato”. Il 28 gennaio il direttore Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, ministro etiope della salute, elogiava e ringraziava apertamente e a sorpresa la gestione della crisi sanitaria da parte del Pcc della Cina, nonostante la sua Organizzazione non avesse ancora fatto un’ispezione in loco.

Cerchiato nel grafico è il picco massimo epidemico avvenuto in Cina, il 14 febbraio, e dal quale poi ne è conseguita la pandemia planetaria, evidentemente affatto contenuta, e la cui curva – come si vede – è ancora in piena crescita e ancora lontana dal raggiungere un picco. Questo grafico della Johns Hopkins University è molto chiaro nel descrivere la sequenza temporale degli eventi ed anche, in qualche modo, nell’individuare le responsabilità degli stessi. Il grafico sottostante indica la prevalenza nelle 11 nazioni attualmente più colpite del pianeta.

L’annuncio di “emergenza sanitaria globale” dell’Oms arrivava appena il 30 gennaio. Sin dagli inizi della pandemia, l’Oms ha sconsigliato di adottare restrizioni di viaggio e degli spostamenti. Analogamente fece nel 2003, quando era in corso l’epidemia da Sars, evidentemente anteponendo ragioni economico-commerciali a ogni altra valutazione. Il 16 febbraio l’Organizzazione inviava finalmente una sua delegazione di esperti a Pechino per condurre un’indagine completa il cui esito era lusinghiero per la sanità cinese.

Fino a pochi giorni fa l’Oms raccomandava “l’uso di mascherine solo a coloro con sintomi Covid-19 e agli operatori sanitari”, quando numerosi studi internazionali concludevano che, nel dubbio, il loro utilizzo in pubblico e a maggior ragione nei luoghi confinati, era raccomandato per il principio di massima precauzione. Ed ancora, emetteva delle linee guida che sottolineavano la necessità di fare test, tramite tamponi, solo ai pazienti sintomatici e con fattori di rischio. Salvo poi modificarle il 15 marzo disponendo la necessità di farli a tutte le rispettive popolazioni, ritrattando così il consiglio precedente. L’Organizzazione ha sempre insistito che la percentuale d’infezioni asintomatiche è molto bassa e non è un fattore importante per la trasmissione. Eppure, esistono studi che suggeriscono esattamente l’opposto.

A maggio l’Oms sospendeva i test con l’idrossiclorochina: “Aumenta la mortalità dei pazienti”; a giugno invece ne riabilitava la sperimentazione. E’ di questi giorni la comunicazione “L’Oms conferma: Prove sulla trasmissione per via aerea del virus”. Sinceramente non si comprende se sono errate interpretazioni giornalistiche o se effettivamente queste dichiarazioni sono veritiere. Perchè in questa affermazione non c’è alcuna novità. Certo che il Coronaviurs si trasmette per via aerea! Ed ancora, l’Organizzazione dichiara anche che «Il desametasone funziona», ma era da mesi che l’osservazione clinica aveva evidenziato una buona risposta degli ammalati ai cortisonici. Ma non basta. L’Oms a fine giugno ha dichiarato che invierà una squadra di ricercatori in Cina per indagare ulteriormente sulle origini del Coronavirus. Alla buon’ora… Esprimere valutazioni negative a posteriori è sempre facile e può sembrare anche ingeneroso, ma certo che la semplice sequenza delle dichiarazioni, delle smentite, dei fraintendimenti, delle precisazioni effettuate, suscita perplessità sulla gestione complessiva della pandemia, gettando un’ombra sulle future risoluzioni”.

Elaborazioni su dati del Istituto Superiore di Sanità, della Protezione Civile e della John Hopkin.s Univrsity e sito OMS in continuo consolidamento

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