Le code epidemiologiche nell’analisi del dott. Zorzut

28 Giugno 2020

TRIESTE. Nella sua settimanale analisi della pandemia, il dottor Fulvio Zorzut (medico epidemiologo di Trieste) si sofferma sulle ’Code epidemiche’ con un accenno finale a quanto è accaduto nei macelli tedeschi.

”Per comprendere meglio e concretamente a che punto siamo nella nostra regione si farà un piccolo esempio numerico. Qual è la probabilità che ci sia un infetto sul mio autobus, in un esercizio pubblico mentre si consuma o in uno stabilimento balenare in Fvg? I dati di incidenza di nuovi casi relativi all’ultima settimana, alla data del 21 giugno 2020, la valutano allo 0.99/100.000 abitanti, cioè un numero stimato di circa 12 persone ’infette’ in tutta la regione, considerando 1.200.000 residenti.

Tuttavia possiamo ritenere ragionevole che almeno altrettante persone siano infette asintomatiche o abbiano l’infezione in incubazione o che non siano state intercettate dalla sanità pubblica. Quindi aggiungiamo altre 12 persone che potrebbero diffondere il virus, sempre a condizione che siano diffusori di un numero di repliche virali sufficienti a trasmettere il contagio. Condizione che, al momento, non è affatto scontata. Infatti le persone, anche se si contagiano, si ammalano molto di meno rispetto a marzo e ad aprile e in modo da non richiedere il ricovero e, in moltissimi casi, neppure l’intervento del medico di famiglia o del Sistema 118.

Infatti essere ’infetti” non significa ne essere ammalati, ne contagiosi. La carica virale presente sui tamponi è minore sia in raffronto ai mesi iniziali dell’epidemia, sia in funzione dei quadri clinici. A marzo sui tamponi venivano isolate molte più repliche virali di quanto accade a giugno, e gli asintomatici è vero che liberano Coronavirus ma, attualmente, in concentrazione insufficiente ad essere contagiosi in modo efficace. L’Rna virale isolato sui tamponi viene amplificato mediante la tecnica Pcr, che aumenta il materiale genetico di partenza. Più elevato è il contenuto di Rna sul tampone e meno dovrà essere sottoposto a cicli di amplificazione e quindi le repliche virali possono essere contate, come evidenziato dalla piramide sottostante.

Quindi, tornando ai contagi nella nostra regione parliamo di circa 24 soggetti in tutto il Fvg e facendo una proporzione di massima, in rapporto alla distribuzione degli abitanti per le 4 province, un po’ più di un 1/6 potrebbero trovarsi a Trieste. Stiamo stimando un numero potenziale attuale, stando ai dati della protezione civile e dell’Iss, di 6-7 residenti contagiosi in movimento, in tutta la provincia di Trieste. Ragionamento analogo può essere fatto anche per Gorizia Pordenone e Udine. Le probabilità attuali quindi di un’esposizione a rischio, nella nostra città e in regione, sono divenute estremamente basse e i grafici quotidiani lo confermano. Si tratta naturalmente di una stima grossolana, puramente esemplificativa, ma utile a comprendere la scala del problema attuale. I casi, in Regione e in Italia, diminuiscono, i guariti aumentano, i ricoveri calano, le terapie intensive sono quasi vuote e le persone in isolamento domiciliare sono sempre di meno. Siamo in piena coda epidemica e l’esaurimento locale dell’epidemia, stando così le cose, è imminente.

Tutto bene allora?

Questo non autorizza, sia ben chiaro, ad abbandonare le precauzioni quali il distanziamento sociale, l’uso delle mascherine in luoghi affollati all’aperto o in quelli al chiuso e il lavaggio/disinfezione delle mani, perché il Coronavirus circola ancora, non solo da noi ma in tutto il mondo. In Sud America, in Russia e India, a esempio il picco non è stato ancora raggiunto e abbiamo imparato ormai che il plateau dura nel tempo, prima di vedere la curva dei contagi iniziare a calare. Inoltre ci sono nuovi focolai in Cina nell’ennesimo wet market, questa volta a Pechino, ma come sempre le notizie risultano poco precise e improbabili, come l’accusa formulata nei confronti dei salmoni norvegesi d’importazione.

Preoccupazione suscitano la nuove situazioni di contagio come i numerosi casi che si stanno verificando tra gli addetti dei macelli, in particolare in Germania. Sono probabilmente legati a scarse misure preventive adottate, temperature molto basse e nebulizzazione di acqua per il lavaggio ambientale. Focolai che non sembra siano stati circoscritti, infatti l’R0, il tasso netto di riproduzione, è schizzato a un valore pericolosissimo, 2,88, cioè un infetto può contagiare quasi tre sani quando da un mese in Italia siamo stabilmente sotto lo 0,50 e quindi con una sostanziale interruzione del contagio.

E quindi?

A fronte di un’estate che si preannuncia normale, è chiaro che non si può ritenere di avere già vinto, visto lo sfasamento temporale dell’epidemia nei vari continenti. Il rischio è sia di possibili casi di ritorno, di provenienza straniera che di insorgenza di focolai locali, come Mondragone o Bologna”.

Elaborazioni su dati del Istituto Superiore di Sanità, della Protezione Civile, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e John Hopkins University, in continuo consolidamento.

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