Le ceramiche e la pittura di Toni De Carli in una mostra

4 Aprile 2019

Vasi

PORDENONE. Proseguono al Museo civico d’arte a Pordenone le mostre dedicate agli artisti locali. Sabato 6 aprile alle 17 verrà inaugurata la personale “Toni De Carli, tra ceramiche e pittura”, volta a testimoniare il percorso artistico di una personalità complessa per certi versi difficilmente inquadrabile, libera e determinata. Un talento, quello di De Carli, alla cui crescita contribuì anche il lavoro di rivisitazione di oggetti ceramici di antiche fatture per le Ceramiche Galvani.

I primi oggetti di questa produzione a riscuotere successo furono la serie di quattro piastre stellari (un esagramma intrecciato a un ottagramma) ispirate alle formelle persiane di XIII secolo. Negli anni il programma di lavoro consentì la creazione di pezzi di ogni genere, “fuori schema” rispetto alla tradizione della Galvani: grandi vasi, piatti ornamentali, piastre decorative, bacili, clipei propiziatori, brocche gallesi e altri oggetti, per un insieme complessivo di più di cento manufatti ceramici, alcuni dei quali acquisiti dal Museo civico d’Arte nel 1984.

Dipinto

Toni De Carli divenne poi designer (stilista si chiamava allora) e ideò servizi da tavola e da bibita, oggetti di uso casalingo, prodotti in terraglia forte e vetrochina, cioè i piatti d’albergo, pur continuando a realizzare pezzi unici da vetrina, almeno fino al 1969 quando cessò la sua collaborazione con la Galvani. Proseguì allora l’attività di designer nel settore dell’arredamento d’interni e in altri (legno imbottito, acciaio, termoplastico), che gli valse nel 1996 il Top Ten per il miglior design al Salone internazionale della sedia. Parallelamente la sua pittura si indirizzava verso l’informale. La mostra a palazzo Ricchieri, che durerà fino al 5 maggio con ingresso gratuito, sottolinea proprio il legame tra le due produzioni, ceramica e pittura.

Toni De Carli, nato a Spilimbergo nel 1939, vive e opera a Cordenons. Formatosi nella scuola post-espressionista e quindi nell’astrattismo spazialista a Venezia negli anni ’60, ha avuto come docenti anche Bruno Saetti, Mario De Luigi e Bruno Zevi. La sua pittura viene definita “come un susseguirsi di vibrazioni armoniche” e, come dice Giorgio Segato, Segretario Generale della Biennale Internazionale d’Arte di Padova: “Un prodotto del pensiero come evocazione del sensibile”.

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