L’arte della Perestrojka in una mostra a Gradisca

1 Dicembre 2017

Sogno di un soldato dell’Armata rossa Malkhaz Datukishvili 1997

 

GRADISCA. Ci sono periodi storici in cui il vento del cambiamento ha soffiato così forte da renderli indelebili nella memoria collettiva. E’ dedicata a uno di questi momenti la mostra “Goodbye Perestrojka”, che l’ERPAC organizza nel proprio spazio espositivo, la Galleria Spazzapan di Gradisca d’Isonzo dal 2 dicembre – inaugurazione alle 18 – al 28 gennaio 2018. L’esposizione, la prima in Italia sull’argomento, preceduta solo nel 2009 da una piccola mostra a Venezia (“Back in the USSR – Gli eredi dell’arte non ufficiale”) ripercorre quello straordinario momento di entusiasmo politico e creativo che fu la Perestrojka attraverso cento opere di pittura, grafica, scultura di artisti dell’ex Unione Sovietica.

“In pochi mesi, grazie alla Perestrojka, tutto ciò che era sovietico divenne di moda a livello globale – ricorda nel catalogo della mostra Yuliya Lebedeva, critica e storica dell’arte, curatrice del Museum “Other Art” alla State University for the Humanities di Mosca. La “Glasnost” annunciata da Mikhail Gorbaciov alimentava la speranza che si potesse non sussurrare ma esprimere apertamente la propria opinione. Misteriosi vocaboli russi come “Perestrojka” e “Glasnost” risuonarono in tutti gli angoli della Terra. Gli stessi simboli pomposi del regime, che fino a poco prima suscitavano solo una stanca irritazione, associati al rinnovamento conobbero un’autentica rinascita, e si trasformarono in souvenir”.

La fiaba Vladislav Shabalin 1992

“Goodbye Perestrojka” è curata da Vladislav Shabalin, artista e intellettuale, che dal 1988 diresse “Avangard”, un bunker convertito in galleria d’arte a Donesk, nella regione del Donbass, la più orientale dell’Ucraina e, dopo la dissoluzione dell’Urss, una delle meno pacificate: è ancora in corso una guerra civile che ha già causato migliaia di vittime. Shabalin nel 1986 aprì le porte del suo rifugio antiaereo a un’onda creativa di artisti che, privi di ogni velleità propagandistica, erano assetati di nuovi linguaggi. La sua galleria sotterranea rivive nell’allestimento di Gradisca, con opere del periodo 1988-1991, tutte legate indissolubilmente una all’altra, provenienti da collezioni private austriache, israeliane e italiane. Che la mostra sia organizzata a Gradisca d’Isonzo non è un caso: si trova lì parte della collezione degli artisti che avevano esposto ad “Avangard”.

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