L’Afghanistan di un’inviato di guerra: Fausto Biloslavo (e a Villa Manin parole e musica)

20 Febbraio 2018

PORDENONE. Il viaggio in Afghanistan alla scoperta di Atiq Rahimi prosegue giovedì con il racconto di chi questo Paese, “fatto di gente comune – dice Rahimi – e terribilmente stanco di guerre e di tragedie”, l’ha vissuto in prima linea e raccontato. Giovedì 22 febbraio, a Pordenone, ne parlerà il giornalista e inviato di guerra Fausto Biloslavo, intervistato dal curatore artistico del festival Claudio Cattaruzza . L’appuntamento è alle 18.15, nella Sala Oceano (in via Linussio1/B) del Gruppo Servizi Cgn, che sostiene il festival nell’ambito del più ampio progetto per la promozione e divulgazione della cultura in azienda e sul territorio e che ha organizzato l’incontro “Il dovere della testimonianza”.

Fausto Biloslavo

Ma non sarà l’unico incontro a tema Afghanistan. Il Caffè Letterario Codroipese anche quest’anno collabora con Dedica e l’Associazione Culturale THESIS ospitando una delle anteprime inserite nel percorso di avvicinamento alla settimana del Festival. La voce dello scrittore e storico Angelo Floramo e le note del maestro fisarmonicista Paolo Forte condurranno il pubblico fra suggestioni di parole e suoni in luoghi segnati da civiltà secolari e deserti profondi, varcando confini immaginari ed immaginati di terre che sanno di lontananza e ribellione. Luogo dell’incontro sarà il Ristorante Nuovo Doge Villa Manin di Passariano (Codroipo) sempre giovedì alle 20:30 con ingresso libero.

Torniamo all’evento pordenonese. Convinzione, passione e il desiderio di mettersi in gioco anche correndo grandi rischi sono gli ingredienti per motivare la scelta del giornalista di guerra. Biloslavo, in oltre trenta anni di attività, ha scritto oltre 5.000 articoli e testimoniato i principali teatri di guerra nel mondo. La sua esperienza con l’Afghanistan è stata particolarmente drammatica. Nel 1987, dopo aver completato un lungo reportage sui mujaheddin del comandante Ahmad Shah Massoud, viene arrestato e detenuto in carcere per oltre sette mesi dalle truppe governative filo-sovietiche.

Oggi scrive per i quotidiani “Il Giornale”, “Il Foglio” ed il settimanale “Panorama”. Ha pubblicato diversi libri tra cui Prigioniero in Afghanistan (1989), Le lacrime di Allah (2002), Gli occhi della guerra (con Gian Micalessin, 2007), Il tesoro dei pirati (con Paolo Quercia, 2013), I nostri marò (con Riccardo Pelliccetti, 2013), Bosnia Erzegovina. Porta dell’Islam verso l’Europa (con Luigi Bianchi Cagliesi, 2017).

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