La vaccinazione richiede protocolli stringenti e precisi

28 Febbraio 2021

TRIESTE. Le vaccinazioni anti Covid fatte ovunque? E’ questa la domanda che pone il dottor Fulvio Zorzut, medico epidemiologo di Trieste, nella sua settimanale valutazione della pandemia e, nello specifico, sulla campagna di vaccinazione anti covid e sulle recenti proposte di Draghi e Bertolaso.

”Una vaccinazione richiede una serie di passaggi precisi: l’accoglienza e la registrazione del vaccinato, l’informazione e il counselling, l’acquisizione del consenso informato, particolarmente delicato per questa vaccinazione perché richiede la lettura di alcune decine di pagine, un’anamnesi pre-vaccinale, delle dotazioni sanitarie di emergenza (ossigeno, adrenalina, cortisone ecc), delle condizioni di disinfezione ambientale e il rispetto di precise procedure standardizzate. A eseguirla, personale medico, infermieristico e assistenti sanitari formati in modo specifico, che sappiano valutare eventuali allergie note e riferite, riconoscere e trattare eventuali reazioni allergiche post vaccinali acute.

Dopo la vaccinazione, per tutte le vaccinazioni, bisogna permanere in loco in osservazione sanitaria, per almeno 15- 20 minuti, nel caso dei rarissimi ma sempre possibili eventi allergici. Si comprende come un centro vaccinale deve essere accreditato dal punto di vista organizzativo, strutturale e strumentale.

L’andamento attuale regionale delle vaccinazioni è il seguente:

Da questo grafico si evince come, al di là del problema delle poche dosi complessive assegnate alla nostra nazione, queste in grande numero rimangono nei frigoriferi aggiungendo un problema organizzativo e di priorità. La soluzione proposta da Bertolaso di procedere a vaccinare gli italiani, costi quel che costi, fino allo smaltimento delle dosi disponibili, senza alcun accantonamento per i richiami, sembra una mossa spregiudicata, da situazione di guerra, della serie “a mali estremi estremi rimedi”. Non è scientificamente corretta, in quanto le seconde dosi di questi cicli vaccinali sono indispensabili per garantire una copertura immunitaria sufficientemente efficace, e quindi i vaccinati con una sola dose non possono essere certamente considerati protetti. La mobilitazione nazionale vaccinale corale, auspicata da Draghi, rischia di essere demagogica come le primule di Conte.

Si dichiara superficialmente la disponibilità delle Forze armate, della Protezione civile, passando addirittura per Confindustria che propone di aprire le proprie fabbriche per immunizzare dipendenti e familiari. Si afferma che il personale sanitario (dove sono le migliaia di medici e infermieri necessari assunti ad hoc e preventivamente formati?), potrà contare su un contributo “diffuso” che dovrebbe coinvolgere intensivamente gli hub regionali, le caserme e gli stadi, le stazioni e addirittura i parcheggi. Una criticità non affrontata è dove far permanere le persone in attesa pre e post vaccinale e della frequenza dei cicli di ricambio d’aria garantiti all’interno di tali ambienti, oppure li facciamo aspettare all’aperto in un parcheggio?

Sono proposte fatte da chi non sa bene le esigenze minime precauzionali, anche in chiave di tutela medico legale e assicurativa. Infatti, al di là delle leggi sugli indennizzi da danni di vaccino (Legge 210/92 Vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati e Legge 229/2005 – riconoscimento di indennizzo aggiuntivo per i danneggiati da complicanze di tipo irreversibile causate da vaccinazioni obbligatorie di cui alla Legge 210/92) è sempre possibile la rivalsa legale risarcitoria, da parte del danneggiato, nel caso in cui sussista il dolo o la colpa di chi ha preparato o somministrato il vaccino e nei confronti della Ass di appartenenza, particolarmente possibili in questo caso per vizi di conservazione delle dosi, viste le esigenze termiche di Pfizer e Moderna. Quindi diviene indispensabile l’introduzione di uno scudo legale.

Oppure vogliamo fare come in una società militarizzata, quale è Israele, in cui ci si vaccina perfino nei bar di Tel Aviv, offrendo snack e cibo gratis all’ora dell’aperitivo? La soluzione è far arrivare più dosi, incrementare il personale dedicato e individuare hub sanitari che garantiscano comunque la massima tutela sanitaria, nel rispetto dei cicli previsti dalla sperimentazione attuata per ottenere l’autorizzazione”.

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