La mostra di foto all’aperto si conclude con Guido Cecere

23 Aprile 2021

Guido Cecere (al microfono) con Fabris

PORDENONE. L’ultimo appuntamento di 6 foto per 6 giorni, progetto curato da Leonardo Fabris che ci ha accompagnato in questi mesi, non poteva non concludersi con uno speciale omaggio al fotografo Guido Cecere, artista barese che dopo lunga attività ad Urbino, Venezia e Bologna ha stabilito le sue radici a Pordenone, mancato improvvisamente nel 2019. Cecere è stato un amico di lunga data di Cinemazero, socio, membro del comitato scientifico, curatore anche di numerose mostre degli spazi e dell’archivio ZeroImages: per questo, insieme al curatore Fabris – suo grande amico -, Cinemazero ha deciso di voler omaggiare il maestro in quest’ultimo speciale appuntamento che segna un ritorno al cinema. Un’attesa e lieta ripresa, traghettata da 6 opere provenienti dai famosi Calendari Dolomite autentici oggetti da collezione negli anni, che rimarranno esposte nel foyer anche quando Cinemazero riaprirà le sue sale.

“C’è chi capisce che la tecnica si evolve continuamente e con essa anche il linguaggio, e quindi ritiene che ognuno sia figlio del proprio tempo – commentava Cecere, che nella sua attività espositiva ha realizzato oltre trenta mostre personali e partecipato a svariate collettive in Italia e all’estero, vincendo anche il Premio per il miglior calendario fotografico europeo alla Fiera del Libro di Francoforte -. Il nostro è tempo di ibridazioni, di multimedialità, di simultaneità in cui non si tratta di schierarsi pro o contro, ma piuttosto di sintonizzarsi su frequenze che ci garbino e cercare di capire la complessità culturale della nuova comunicazione e della nuova arte, per aprirci a nuove frontiere dell’immaginazione”.

“Per Guido – aggiunge Fabris, che ha collaborato per molti anni con Cecere nello studio Galleria Due Piani di Pordenone, riportando le parole del critico e storico d’arte Angelo Bertani – le immagini erano sempre un riflesso della vita, di tante vite, vissute o possibili e la storia della fotografia era un modo per ripercorrere la storia della società contemporanea attraverso uno degli strumenti più diretti e pregnanti del comunicare.

Per questo era anche un attento collezionista di oggetti nei quali egli sapeva leggere l’evoluzione della comunicazione e attraverso questa l’evoluzione stessa della società. Questi ‘oggetti ritrovati’ a un dato momento fecero la loro comparsa nei celebri calendari per ‘Dolomite’: qui la serialità nella variazione, unita alla spiazzante decontestualizzazione, trovava il suo apice creando universi visivi. Continui rimandi di oggetto in oggetto, di immagine in immagine, di colore in colore, rivelando relazioni o qualità visive insospettabili. Guido vive ancora tra noi attraverso le sue fantastiche composizioni, le forme, i colori e l’indelebile lascito di averci fatto scoprire e appassionare alla fotografia come pochi sono stati in grado di fare”.

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