La donna nella storia

5 Marzo 2017

UDINE. Per il ciclo Archeologia in rosa, la Società friulana di archeologia propone i seguenti appuntamenti. Martedì 7 marzo a Udine, in sede nella Torre di Porta Villalta (Via Micesio, 2) alle 17,30 Lorena Cannizzaro (Università di Torino) parlerà via Skype di Il potere femminile nell’Alto Medioevo: le mogli dei re. Mogli di re, donne di nascita nobile o umile, di origini straniere o conterranee dei loro sposi, compagne pie e devote o adultere e avvelenatrici, sicuramente vittime e carnefici del proprio destino che le vedeva legate ad una figura ingombrante come quella del sovrano.

Il loro potere risulta legato alla capacità di generare eredi legittimi al trono, ma anche e soprattutto alle loro abilità personali che le misero in grado di diventare intermediarie privilegiate per ottenere udienza presso il re, «tessitrici di pace» e ambasciatrici presso i regni vicini, oltre ad essere incaricate alla trasmissione della memoria familiare per l’eternità. Durante la serata si affronterà il tema del potere delle regine altomedievali attraverso l’ausilio di fonti storiche, iconografiche e archeologiche in modo da dimostrare se queste donne detenessero un vero e proprio potere e nel caso come questo venisse esercitato e rappresentato.

Chiara Zanforlini (Università di Milano) si soffermerà su Dee, regine e spose del deserto: le donne di Palmira. I volti delle donne di Palmira ci appaiono grazie ai numerosi ritratti funebri che accompagnano le splendide sepolture dei nobili palmireni. Spesso non sappiamo molto, oltre il loro nome e la loro genealogia, ma come diverse studiose hanno evidenziato in tempi recenti, i sistemi matriarcali tipici del mondo arabo e aramaico devono essere sopravvissuti a Palmira anche in età romana. Le donne possedevano proprietà, contribuivano all’industria tessile e tramite i matrimoni influenzavano la politica e l’economia locali; potevano essere dedicate loro iscrizioni onorifiche, colonne o statue. Alcune erano straniere e provenivano spesso dal Gandhara, dove i Palmireni avevano rapporti interessi commerciali, ma potevano anche essere egiziane o berbere. Anche le divinità femminili rivestivano un ruolo importante nei culti cittadini. Fra tutte le donne di Palmira, Zenobia, moglie di Odenato è sicuramente la più celebre: rivaleggerà con Roma per il controllo della parte orientale dell’Impero, conquistando per alcuni anni addirittura l’Egitto, la terra di quella regina Cleopatra da cui diceva di discendere.

Giovedì 9 marzo, sempre via Skype, toccherà ad Alessandra Fragale (Università di Napoli l’Orientale) occuparsi di Il ruolo femminile nel culto di Bona Dea – Magna Mater e Cibele in Campania e Aquileia. Il Culto della Bona Dea viene attestato da molte fonti letterarie nell’Impero romano così come anche dalle iscrizioni ma, come avviene anche per altre divinità, l’individuazione di un determinato periodo di sviluppo di tale devozione è molto difficile da individuare. In un primo tempo il nome era un epiteto attribuito a varie divinità, quali Venere, Maia e Cibele, in seguito, venne applicato per identificare la moglie e la sorella di Fauno, Fauna, poi assimilata con Cibele. Quale dea feminarum, ella disciplinava l’uso del vino da parte delle donne e, se non altro in epoca arcaica, presiedeva all’ingresso delle ragazze nella società degli adulti. In Asia Minore, la dea era conosciuta come la Meter Oreia, “Madre Montagna”; nella Frigia, invece, era chiamata Matar Kubile, in greco, Cibele, o spesso anche Magna Mater. Le cerimonie legate a questa divinità avevano un carattere prettamente femminile e il loro culto è ben testimoniato in Campania e Aquileia come si evince dalle epigrafi rinvenute nei due contesti geografici presi in esame.

Il tema trattato da Irene Barbina (Associazione “La Fara”) sarà Metodologia della ricostruzione tessile: analisi metodologica sulle tecniche e gli approcci teorici alle ricostruzioni tessili, attraverso l’esempio della Tomba 40 della necropoli della Ferrovia di Cividale. Durante l’incontro si procederà ad un confronto puntuale con le fonti iconografiche e letterarie più vicine al periodo d’interesse (le prime due generazioni longobarde in Italia), chiarendo i parametri di selezione delle fonti stesse e incrociandole con gli scarni reperti materiali e con gli studi più recenti riguardanti le analisi tessili e archeobotaniche. Nell’ottica di fornire uno spaccato completo dell’argomento, si toccheranno i temi legati alla produzione tessile quali filatura, tessitura, commercio di tessili elitari, tinture naturali disponibili all’epoca, identificazione del modello sartoriale di riferimento e tecniche di cucito storico, riferendosi anche alle dirette sperimentazioni realizzate dalla relatrice e dall’associazione di appartenenza “La Fara”.

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