Ivano Battiston, il ritorno alla vita grazie all’arte (mostra)

1 Novembre 2018

Ammonite

TRIESTE. Dopo il notevole successo della personale a Venezia nel giugno scorso al Multimedial Laboratory Art Conservation, Ivano Battiston si ripropone a Trieste, in mostra nelle sale dello storico Caffè San Marco con tre preziose novità: gli acquerelli “Ammonite”, “Decori a Palazzo Ducale” e “I pomodori del terrazzo”. Colori per sognare è il titolo della personale all’Antico Caffé San Marco (via Cesare Battisti, 18) dal 3 al 29 novembre (Mar – Dom: 8.30 – 22.30) che sarà inaugurata venerdì 3 novembre alle 19.

Il repertorio immaginativo di Battiston, friulano cresciuto tra Trieste e Milano, ripercorre la vicenda personale dell’artista dopo essere stato colpito nel 2009 da un grave problema di salute. Gli acquerelli, che da allora ha realizzato, rappresentano il percorso che gli ha permesso di cogliere comunque la poesia, ovunque sia un raggio di bellezza. L’opera di Battiston non si risolve dunque in una mera rappresentazione artistica, ma è altresì un messaggio di speranza per le persone nella sua stessa situazione. La struttura compositiva dell’opera è risolta con riquadri colorati che contengono elementi figurativi nei quali si riconoscono soggetti e momenti dalla vita quotidiana dell’artista come il portone di casa, la tavola pronta per il pranzo, la finestra da dove guarda il tramonto oppure il parco dove poter godersi la primavera.

Le opere sono accompagnate da brevi descrizioni scritte a matita , a volte poesie ispirate alle cose che caratterizzano la sua vita quotidiana, che aiuteranno lo spettatore ad entrare nel suo personale mondo immaginativo fatto di forme, di colori e di speranza.

Ivano Battiston

Ivano Battiston così si racconta: “Sono un friulano cresciuto tra Trieste e Milano. A Trieste ho conosciuto il mare e mi sono laureato in ingegneria, nonostante la mia vera passione fosse l’architettura (già allora disegnavo e coloravo con pastelli, acquerelli e colori ad olio). Da Trieste sono finito a Milano, dove ho lavorato come ingegnere e dove ho potuto frequentare l’accademia di Brera.

A fine dicembre 2009, proprio mentre stavo festeggiando l’anno nuovo, sono stato colpito da un aneurisma alla testa. Mi sono risvegliato dal coma con la metà del corpo paralizzata, e la memoria compromessa. La mia passione per la pittura e per il dipingere è stata la strada che mi ha consentito di risollevarmi. Con la pittura ho ritrovato quella parte di me stesso oramai annullata per dare un senso di continuità alla mia vita. Vorrei che la mia vicenda diventasse una speranza per gli sfortunati nella mia situazione. C’è sempre una via d’uscita, una strada per risollevarsi.

Oggi la mia attività pittorica, praticata con sempre maggior impegno ed entusiasmo, ha uno svolgimento quotidiano e completa l’attività terapeutica nel recupero della pienezza della vista. I riquadri colorati rappresentano inconsapevolmente gli elementi costruttivi di un’architettura per la mia nuova vita. E la vita di tutti coloro che sognano”.

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