Istanbul, paradiso dei gatti Documentario al Sociale

21 Maggio 2018

Gamsiz

GEMONA. Arriva a Gemona Kedi – La città dei gatti della regista turca Ceyda Torun, distribuito in Italia da Wanted. La Cineteca del Friuli, che con il Centro Cinofilo Lupo Nero di Fagagna ha ideato Cinoforum, rassegna “a tempo indeterminato” dedicata agli animali, propone il film al Cinema Sociale da martedì 22 a lunedì 28 maggio, per un totale di undici spettacoli, due al giorno (alle 18 e alle 19.30) nei primi quattro giorni. In occasione delle proiezioni di martedì 22 e mercoledì 23, le volontarie della sezione udinese dell’E.N.P.A. saranno presenti al Sociale con un banchetto informativo. La proiezione delle 18 di venerdì 25 maggio sarà introdotta da Daniela Castellani del Lupo Nero.

Ceyda Torun è nata a Istanbul, dove ha vissuto fino a undici anni circondata dai gatti, una presenza fondamentale nella sua infanzia, prima di trasferirsi con la famiglia ad Amman e poi a New York. Ritornata a Istanbul in diverse occasioni, l’ha trovata ogni volta cambiata, sempre meno riconoscibile, tranne che per i gatti, specchio dei suoi abitanti e unico elemento costante e immutabile da secoli, incarnazione dell’anima stessa della città.

Kamil

A Istanbul e ai gatti (“kedi” in turco significa “gatto”), che si incontrano in ogni angolo della città, nelle librerie come nei bazar, nei caffè e perfino nelle moschee, liberi ma nutriti, curati e rispettati come animali quasi sacri, la regista ha voluto dedicare un documentario che è un’autentica dichiarazione d’amore. Con il direttore della fotografia Charlie Wuppermann è tornata a Istanbul per realizzare filmati sui gatti e ha raccolto tantissime storie dagli abitanti, dai negozianti, proprietari di gatti e non. Per avvicinarsi il più possibile agli animali i due cineasti hanno sperimentato nuovi strumenti e metodi di ripresa che hanno consentito di seguire i felini attraverso le strade della città, fino in fondo a vicoli bui e scantinati abbandonati, e hanno usato droni per filmarli sopra i tetti.

Dopo due mesi di riprese, Ceyda Torun con l’aiuto di Mo Stoebe ha cominciato a montare le storie di ogni gatto, sforzandosi di catturarne l’unicità, con l’obiettivo finale di creare un lavoro che attraverso un selezionato numero di storie trattasse i temi dell’amore, della perdita, della gioia, della solitudine e dell’appartenenza. Si legge nelle note di regia: “Spero che questo film faccia sentire lo spettatore come se gli si fosse posato un gatto sulle ginocchia inaspettatamente, facendo le fusa, costringendolo – perché impossibilitato a muoversi senza lasciar andare quella morbidezza – a pensare alle cose a cui non ha il tempo di pensare normalmente, a causa della frenesia della vita di tutti i giorni”.

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