“Io resto”: la lotta al Covid di medici, infermieri e pazienti

10 Maggio 2022

PORDENONE. In occasione della Giornata Internazionale dell’Infermiere, giovedì 12 maggio alle 20:45 a Cinemazero l’Ordine degli infermieri di Pordenone organizza la proiezione, a ingresso libero, del film Io resto, con la presenza del regista veronese Michele Aiello. Prodotto da Zalab, è l’unico documentario interamente girato all’interno di un ospedale pubblico italiano durante la prima ondata della pandemia da Covid-19. Nel 2021 ha vinto il premio per Miglior film italiano al Biografilm festival di Bologna ed è stato selezionato da Visions du Réel, uno dei principali appuntamenti internazionali per il mondo del documentario.

La videocamera, il cui accesso al reparto è consentito in via eccezionale, mostra il fardello emotivo e la gentilezza nei rapporti tra pazienti e personale sanitario, in quel terribile momento. In un delicato esercizio di osservazione, il regista mette in luce l’estremo bisogno, comune a malati e infermieri, di calore umano nelle relazioni rese necessarie dalla pandemia. Anche se a volte è doloroso, il film entra in empatia con le paure dei pazienti e con l’ascolto professionale ma accorato di medici e infermieri, rimanendo in una dimensione intima, lontana dal voyeurismo, dall’apologia dell’eroismo e da un’angosciosa rappresentazione mediatica.

«Ogni volta che penso a un medico, – afferma Aiello – penso a mia mamma, Silvia, una pediatra inarrestabile e generosa. Sono sempre stato affascinato, sin da piccolo, dalla sua attitudine al lavoro, completamente dedita alla cura dei bambini, che siano pazienti suoi o meno, sempre disponibile anche ben oltre gli orari di reperibilità». Quando la pandemia ha colpito l’Italia, il pensiero del regista non poteva andare che alle tante Silvie, instancabili lavoratrici che rappresentano un punto di riferimento prezioso per la loro comunità. Da lì è cresciuto il suo desiderio di raccontare un certo tipo di rapporto nella cura, non solo sanitario ma di sincero trasporto.

L’autore non ritrae il personale sanitario come eroi impersonali, come accadeva nella grande narrazione mediatica. «Piuttosto, – continua – mi interessava cogliere l’essenza di alcuni momenti capaci di raccontare, con piccoli gesti, i grandi dilemmi dell’umanità in un momento storico così importante per tutti. In particolare, mi interessava il punto di vista di persone normali nella condizione obbligata a dover lavorare in condizioni eccezionali, senza un tornaconto personale».

L’altro aspetto che emerge nel film è l’isolamento dei pazienti. Le uniche persone che possono stare con loro e confortarli sono medici e infermieri. Ma questi contatti sono possibili solo attraverso le barriere protettive, anche nei momenti più critici, in punto di morte. Questo doppio dramma di morire senza i propri cari attorno, per gli uni, e di dover vedere morire qualcuno in solitudine, per gli altri, doveva essere raccontato. Il regista lo ha fatto nella maniera più rispettosa possibile.

www.iorestofilm.it

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