Infetti: sicuri che movida e vacanze siano la sola causa?

29 Agosto 2020

TRIESTE. L’aumento degli infetti è solo colpa della movida e dei vacanzieri? E’ la domanda che stavolta si pone l’epidemiologo triestino, dottor Fulvio Zorzut, nella sua settimanale ”rubrica” (ormai possiamo chiamarla così, vista la regolarità encomiabile con cui rende partecipi i nostri lettori delle sue analisi).

”I valori di prevalenza del virus nella popolazione italiana, risultati dai recenti studi del Ministero della Salute e dell’Istat, hanno dato una percentuale di immuni naturali molto bassa, pari al 2,5% dell’intera popolazione da zero anni in su. Questo attesta che, pur in presenza della circolazione del virus, la contagiosità è bassa e, da alcuni mesi, anche la clinica è diventata assente o lieve.

L’età media degli infetti contribuisce a dimostrarlo. La maggior parte dei casi riguarda persone sempre più giovani: hanno in media 29 anni e hanno contratto l’infezione sul territorio nazionale. Risultano importati da uno Stato estero il 20,8% dei nuovi casi diagnosticati, mentre nei mesi precedenti l’età era di 61 anni con un forte calo dell’età degli infetti nella popolazione. Si può dibattere se è colpa dei giovani italiani della movida o dei migranti, visto che l’età media è simile.

La situazione nel mese di luglio ha subito un cambiamento importante, segnando come luoghi principali di contagi: l’estero, (casi di importazione, stranieri, migranti, turisti e frontalieri) 30,9% e la famiglia 23,5%, mentre bar, discoteche e ristoranti sono al 2,3%. Dai dati dell’Iss l’80% degli infetti è asintomatico, lieve o pauci sintomatico e questo conferma anche una scarsa aggressività clinica, confermata dalle percentuali bassissime dei ricoveri in terapia intensiva. Sono soggetti che devono essere tenuti sotto osservazione e in quarantena, ma non rappresentano un’emergenza sanitaria a livello ospedaliero.

La recrudescenza dell’epidemia è incontrovertibile, anche se è in funzione dei tamponi effettuati. E’ evidente che se si facessero 100.000 tamponi al giorno i numeri degli infetti – che non sono ammalati – sarebbe altissimo e verrebbe interpretato come un peggioramento della pandemia, mentre se i tamponi non venissero più effettuati la pandemia, visti i bassi numeri dei ricoveri e dei decessi attuali, sarebbe ritenuta esaurita.

Ciò che lascia perplessi sono i quotidiani messaggi politici e governativi, immancabilmente sostenuti o criticati da illustri specialisti in contrasto tra loro,
amplificati dai media che si prestano volentieri a questo gioco e che servono solo a disorientare l’opinione pubblica nazionale, aumentando la percezione di insicurezza sanitaria fra i cittadini, già provati da due mesi di lockdown, dai rigidi controlli, dai blocchi stradali, dalle autocertificazioni e dalle correlate conseguenze economiche, che dovranno appena manifestarsi pienamente.

Per lo più, al momento, si dà la colpa di tutto ai giovani che si assembrano, tanto che la parola movida ha assunto un significato negativo. Le discoteche, all’improvviso, diventano degli incubatori pericolosi che vanno richiusi ma, si badi, solo dopo il 16 agosto, ma qualcuno le aveva pur riaperte, con obbligo aggiuntivo di mascherine, stile coprifuoco, dalle 18 alle 6 del mattino, come se ci fossero dei contagi a fascia oraria.

Viene suggerito che gli italiani hanno poi sbagliato ad andare in vacanza all’estero, quando questo invece era consentito, e una precisa scelta del Governo ha reso e rende problematico il loro rientro in patria, proprio nel periodo di ferragosto, da Paesi come la Croazia, la Grecia o la Spagna salvo poi scoprire che i contagi di ritorno sono anche regionali, come quelli provenienti dalla Sardegna.

Per converso il problema della possibile contagiosità di migliaia di migranti, barconi o rotta balcanica poco importa, viene minimizzato se non addirittura omesso. E’ bene sottolineare che il loro stato di salute è ignoto e non sono certo le visite di medici volontari, in assenza di accertamenti virologici, che possano escludere la loro contagiosità. Si parte dalla presunzione che non sono infetti, si sorvola sul fatto che eludono le misure quarantenarie, che non effettuano i tamponi diagnostici, che si dichiarano minorenni, o che si rendono irreperibili, fuggendo dagli hotspot. Una nota. Se i migranti interagiscono poco con la popolazione generale, altrettanto non si può dire dei volontari, del personale di assistenza, dei medici volontari o delle forze dell’ordine, che alla sera rientrano in famiglia e conducono una vita sociale normale e integrata.

Si paventa che la scuola forse non potrà riaprire al 14 settembre, quando è vitale che ciò sia garantito in una nazione evoluta. Addirittura qualcuno suggeriscer che, forse, si dovranno rinviare le elezioni regionali, come se l’esercizio del voto possa essere elemento di grave rischio epidemico, quando basta adottare un protocollo specifico. Oppure si apre un dibattito sterile sulla obbligatorietà eventuale di un vaccino che ancora non esiste.

Comunque, l’attuale andamento dell’epidemia in risalita richiama a un atteggiamento di massima prudenza.

È fondamentale mantenere i consueti comportamenti precauzionali (distanziamento, mascherine e disinfezione/lavaggio delle mani) per limitare il rischio di un aumento del numero di casi e decessi nel breve termine, posto che sicuramente a settembre-ottobre assisteremo a un ulteriore incremento complessivo dei casi, considerata l’incubazione di circa 5-10 giorni di media, e come conseguenza di vacanze, movida, migranti, ripresa della attività didattica/scolastica e dell’Università, ma sono dati purtroppo attesi e previsti dall’andamento attuale delle curve”.

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