Incontri della Soprintendenza a Friuli Doc e ad Aquileia

5 Settembre 2017

TRIESTE. Oltre al Teatro romano di Trieste, con i suoi spettacoli di musica, la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del FVG propone altre due aperture straordinarie per salutare l’estate del 2017. Nel primo caso si tratta di ARTE APERITIVO (a Udine, Palazzo Clabassi – Via Zanon 22), il 7 e 8 settembre alle 18.30. Una maniera diversa, forse più piacevole ma sicuramente più conviviale per un pomeriggio culturale. Il tutto inserito nella programmazione di Friuli Doc con un modo nuovo per il pubblico di gustare la componente artistica e il rito del pre-cena abbinandoli.

Giovedì ci sarà la rassegna di cortometraggi di: Giuseppe Francescato, Orama Lestuzzi, Fausto Magnani e Maurizio Sanvilli, Antonio Seguini De Santi, Chino Ermacora, Giorgio Trentin, a cura de La Cineteca del Friuli, dal titolo IL PAESAGGIO RURALE NEL DOCUMENTARIO CINEMATOGRAFICO FRIULANO. Venerdì poi inaugurazione della mostra d’arte contemporanea di Alex Ortiga QUALCOSA DI VISIBILE AGLI OCCHI, QUALCOSA DI INVISIBILE AGLI OCCHI. Vernissage con installazione audio. La mostra resterà aperta fino al 29 settembre dal lunedì al venerdì 10-15. Alla fine degli eventi sarà offerto ai partecipanti il vin d’honneur.

Sempre giovedì c’è un secondo appuntamento ad Aquileia per la conferenza ”Giandomenico Bertoli e la ‘sua’ Aquileia, a cura di Annalisa Giovannini. Il luogo: Casa Bertoli – Via Patriarca Popone. L’ora: 18. L’iniziativa è organizzata dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del FVG, dall’Associazione Nazionale per Aquileia, che in Casa Bertoli ha la propria sede, e dal Consorzio Tutela Vini DOC Friuli Aquileia. Annalisa Giovannini è Vice-presidente dell’Associazione Nazionale per Aquileia. Seguirà una degustazione di vini bianchi assortiti offerta dal Consorzio Vini.

Giandomenico Bertoli (1676-1763) è colui al quale si devono le prime conoscenze su Aquileia romana: la casa in via Patriarca Popone in cui visse gran parte della sua lunga vita è di questo una prova viva: egli, infatti, immurò nelle pareti dell’atrio la sua collezione di epigrafi, mentre nel giardino chiuso da muri condusse uno scavo in cui riconobbe i resti di un’abitazione di rango. Allo stesso tempo, andava a vedere sterri e lavori agricoli, sottraendo così reperti eterogenei alla dispersione o alla distruzione; a lui si deve, nel 1739, la pubblicazione della fondamentale opera “Le Antichità d’Aquileja”. Uomo dal carattere mite e indulgente, sacerdote per vocazione, è ancora oggi una figura amata e sempre studiata.

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