Il “Glisiùt” gremito per la nuova edizione dei Turcs

26 Maggio 2019

CASARSA. Chiesa di Santa Croce gremita come non mai a Casarsa per ascoltare le bellissime parole in friulano scritte da Pier Paolo Pasolini nel maggio del 1944 e recitate con voce altisonante dall’attore “pasoliniano” Luca Altavilla chiamato ad aprire, ieri sera, la presentazione della nuova edizione de I Turcs tal Friùl/I Turchi in Friuli.

In apertura il presidente del Centro Studi Pasolini Piero Colussi ha voluto ricordare la presenza in quella chiesa – conosciuta anche come il Glisiùt – della lapide che ricorda il voto dei camerari Matia de Montiq e Zuan Colùs che nel 1529 fecero erigere una chiesa dedicata alla Madonna per lo scampato pericolo dell’invasione turca del 1499. Epigrafe a cui si è ispirato lo stesso Pasolini fra il 14 e il 22 maggio 1944 quando nel pieno dell’occupazione tedesca del Friuli scrisse il suo primo dramma per il teatro.

Il sindaco Lavinia Clarotto, il consigliere regionale Alessandro Basso e il Presidente della Società Filologica Friulana Federico Vicario hanno portato il saluto mentre il compito di illustrare nel dettaglio il progetto del curatore della nuova collana bilingue, “Ardilut,” il filosofo Giorgio Agamben, assente per un’indisposizione, ha avuto come protagonisti Graziella Chiarcossi – cugina del poeta e studiosa di filologia – , il poeta friulano Ivan Crico e il critico teatrale Mario Brandolin.

Graziella Chiarcossi, cui si deve la bella traduzione a piè pagina in italiano, ha spiegato che il manoscritto autografo utilizzato per l’edizione Quodlibet, fra i tanti redatti da Pasolini è quello presente nel “fondo Ciceri” depositato da tempo presso il Centro studi casarsese. Graziella Chiarcossi ha voluto smentire quanti hanno voluto, in questi anni, intravedere un riferimento da parte del poeta al dramma del fratello Guido, partigiano assassinato a malga Porzùs. Infatti, ha ricordato come nel testo del dramma i fratelli sono ben tre (Pauli, Meni e il giovanetto Nisiuti) e che la morte di Guido avviene quasi un anno dopo la redazione del testo dei Turcs tal Friùl. Troppo spesso, ha concluso, si parla a sproposito della visione profetica di Pasolini: “Piuttosto si deve parlare della sua capacità di leggere la realtà prima degli altri”.

Ivan Crico che si è occupato della traduzione in versi del testo pasoliniano, ha parlato di un‘operazione che ha richiesto un anno di lavoro e la stesura di ben venti differenti versioni, sotto la vigile supervisione del curatore. Mario Brandolin ha ricordato quali sono state le messinscena del testo dei Turcs a partire da quella diretta da Rodolfo Castiglione, anima del Teatro Club di Udine fino alla coproduzione della Biennale teatro e del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia nel 1995 all’Arsenale di Venezia per la regia di Elio De Capitani con la presenza di una quarantina di giovani attori friulani e le musiche di Giovanna Marini.

L’incontro si è chiuso con la recitazione di Luca Altavilla, attore nato a Casarsa e non nuovo ai testi pasoliniani, della bellissima Prejera che Pauli Colùs rivolge a Cristo e che Pasolini volle pubblicare nello “Stroligut di cà da l’aga” dell’agosto 1944.

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