Il dott. Zorzut: Il vaccino non è una semplice “puntura”

29 Dicembre 2020

Fulvio Zorzut

TRIESTE. Con l’avvio delle vaccinazioni in regione, evento noto anche come V-Day, proponiamo ai nostri lettori alcune valutazioni del dottor Fulvio Zorzut, medico epidemiologo in Trieste.

Vaccino
”Le vaccinazioni in arrivo, quelle con mRna messaggero, Pfizer in primis, sono sicuramente un risultato eccezionale della ricerca scientifica mondiale, ma il loro impiego non sortirà risultati immediati. Anzi, si potrebbe addirittura assistere a un ’effetto paradosso’. Se la presunta immediata sicurezza del vaccino ci facesse abbandonare cautele, distanze e mascherine, i contagi potrebbero addirittura risalire durante una campagna vaccinale nazionale che si preannuncia lunga e complessa. Le dosi di vaccino arriveranno frazionate nel tempo e non certo in grande numero, quindi non non ci sarà un magico appuntamento di massa in cui 60.000.000 di italiani verranno immunizzati dall’oggi al domani. La campagna nazionale sarà lunga e richiederà di vaccinare almeno 42.000.000 di italiani (70%) per ottenere un effetto gregge e interrompere le catene dei contagi.

Inoltre Pfizer, Moderna e Astrazeneca richiedono due dosi, da somministrare ad almeno 21 giorni di distanza una dall’altra. A questo periodo, inoltre, si devono aggiungere almeno 8 giorni prima che il sistema immunitario si attivi e quindi che il vaccino sia efficace. Si ricorda che l’efficacia stimata, in base agli studi effettuati, è del 95%. Inoltre, non è ancora chiaro – a differenza di quanto avviene con gli altri vaccini conosciuti – se sia efficace solo a evitare i quadri clinici gravi oppure a interrompere la circolazione virale. In tutti i casi il vaccino andrà supportato con comportamenti responsabili.

Un sondaggio Emg-Different/Adnkronos, realizzato il 14 dicembre 2020 con il metodo della rilevazione telematica su panel, in un campione di 1.664 persone, fa emergere che il 77% si dichiara disponibile a sottoporsi al vaccino: di questi, il 34% lo farebbe subito senza esitazioni, mentre il 43% aspetterebbe qualche mese prima di vaccinarsi. Il 4% degli intervistati non risponde. Tra quanti dicono di voler fare il vaccino, l’82% sono uomini e il 73% donne. Per più della metà degli intervistati (53%) comunque la somministrazione non deve essere obbligatoria, ma una libera scelta dei singoli. Il 37% ritiene invece che debba essere obbligatorio per tutti, mentre il 10% non risponde.

Alcune precisazioni
La vaccinazione non è una semplice ’puntura’, che si può fare dove capita ed eseguita da chiunque. Richiede infatti una serie di passaggi precisi: l’accoglienza e la registrazione del vaccinato, l’informazione e il counselling, l’acquisizione del consenso informato, un’anamnesi pre-vaccinale, delle dotazioni sanitarie di emergenza (ossigeno, adrenalina, cortisone ecc), delle condizioni di disinfezione ambientale, il rispetto di precise procedure standardizzate. A eseguirla, personale medico specializzato in Igiene e Medicina Preventiva e Assistenti Sanitari formati in modo specifico, che sappiano valutare eventuali allergie note e riferite e riconoscere e trattare eventuali reazioni allergiche post vaccinali acute. Per inciso, la seconda dose è quella che potrebbe dare più problemi da questo punto di vista.

Inoltre, le persone devono essere messe in grado di comunicare a un recapito preciso, nelle giornate successive, eventuali reazioni tardive sempre rare, che dovessero presentarsi. Dopo la vaccinazione, per tutte le vaccinazioni, bisogna permanere in loco in osservazione sanitaria, per almeno 15- 20 minuti, nel caso dei rarissimi ma sempre possibili eventi allergici. Si comprende come un centro vaccinale deve essere accreditato dal punto di vista organizzativo, strutturale e strumentale.

Una criticità che non sembra affrontata è dove far permanere le persone in attesa pre e post vaccinale, durante i mesi freddi e della frequenza dei cicli di ricambio d’aria garantiti all’interno di tali ambienti. Il Covid-19 è a trasmissione aerea e andrebbero evitati i luoghi di assembramento caldo-umidi, per non realizzare un effetto contagio tipo pollaio, a causa delle droplets, ma anche per le goccioline aerodisperse (airborne) che, senza i raggi ultravioletti solari, possono sopravvivere nell’ambiente diverse ore. E’ evidente che a gennaio, febbraio, marzo e aprile attendere all’aperto sarà improponibile, soprattutto in considerazione della tipologia delle persone a cui il vaccino sarà destinato prioritariamente”.

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