I tre Esordi da pubblicare nell’ebook di poesie

10 Luglio 2020

Alessia Bettin

PORDENONE. Sono Alessia Bettin, Lorenzo Di Palma e Luigi Fasciana i tre “Esordi” del 2020: tre voci inedite che sorprendono e meritano credito, «perché esordire – spiega il coordinatore del progetto Roberto Cescon – rivela la fiducia che l’esistere sia un atto in qualche modo rivoluzionario, anche quando si tratti di un singolo chicco che spinge nel buio della terra. Storie e lingue diverse attraversano le trentatré sillogi giunte dal Friuli alla Lombardia, da Palermo a Aosta, da Oristano a Napoli, di poeti di ogni età. Sono studenti di Lettere, architetti, attrici, c’è chi ha già pubblicato romanzi, chi si relaziona con la scrittura per lavoro, chi si è distinto in premi di poesia per inediti e chi scrive in dialetto sardo o anconetano».

L’annuncio dei tre autori scelti arriva dal comitato di lettura attivato da Fondazione Pordenonelegge, che promuove il progetto “Esordi” alla sua prima edizione nel 2020: affiancano il coordinatore Roberto Cescon i poeti Azzurra D’Agostino, Tommaso Di Dio, Massimo Gezzi, Franca Mancinelli. “Esordi” si propone come radar per indagare sul contemporaneo: uno sguardo in divenire sulla lingua del nostro tempo, e al tempo stesso l’occasione per tre autori di esordire in un contesto rilevante come pordenonelegge. L’ebook “Esordi” verrà infatti presentato nell’ambito di pordenonelegge 2020 (16-20 settembre), alla presenza dei tre autori selezionati.

Luigi Fasciana

Alessia Bettin, trentottenne padovana, porta nella sua poesia i segni di un profondo ascolto del presente, che sin dal titolo della silloge presentata (“Ci aspettano estati tropicali”), si mostra come un tempo problematico e in trasformazione. Le figure ritratte in questa poesia guardano l’alba in webcam e sentono uccelli cinguettare in loop, tanto da farci assistere a un’accoglienza dei più banali topoi poetici, ma stravolti con ironico e talvolta amaro distacco. Non per questo è il nichilismo ad avere la meglio: la poesia è comunque un’erba matta, come scrive l’autrice, che continua a stupire come fiori selvatici sul ciglio della statale. Una prova di scrittura che, nonostante una vena postmoderna a volte ostentata, convince per la maturità anche drammaturgica e dialogica dei testi dall’immaginario potente.

Lorenzo Di Palma

Lorenzo Di Palma, venticinquenne di Francavilla al Mare, dimostra una sensibilità acuta verso il mondo, popolato di apparizioni sfuggenti, precarie, come quella della lepre che il titolo della silloge – “La lepre e il ragazzo” – accomuna, nel suo destino incerto di preda, alla voce di chi dice io. È la poesia, con la sua intonazione piena e i suoi stilemi novecenteschi, a tentare di salvare “questo fiore che è il presente” dalla recisione, di fissare nei versi felici di questa plaquette ogni cosa che “scompare nel suo flusso”.

Luigi Fasciana (Palermo, 1992) ci porta in una stanza dove due corpi si confrontano con la possibilità di sciogliere i “Nodi” (così si intitola questa silloge) dell’esistenza e generare una nuova vita, o attuare una metamorfosi che renda finalmente “una vita più vicina a se stessa”, liberandosi dal laccio delle parole non dette, riconoscendo il luogo della propria ferita, il segreto negli occhi della madre che lo hanno fatto crescere “come erba tra i palazzi o muschio”. Tra preservativi e il pensiero di un bambino, “muco, lacrime, sperma”, “plastiche e assorbenti”, rituali di fecondazione e di ricerca di se stessi, si apre la soglia in cui tutto può avere inizio: ”Guardami: siamo vettori; è un progetto. Si propaga”.

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