I drammi creati da un confine assurdo Il film a Gemona

8 Febbraio 2022

GEMONA. La guerra è finita da poco e per decisione della Commissione Internazionale dei Territori, creata in base al Trattato di Pace e agli accordi del 9 agosto 1947, il piccolo paese di San Luca (nome fittizio), nel Carso goriziano, viene diviso in due zone, una sotto il controllo alleato e l’altra sotto il controllo jugoslavo. Comincia così Cuori senza frontiere, “melodramma neorealista” girato da Luigi Zampa nell’autunno del 1949 nell’altopiano carsico – a Santa Croce, Monrupino e dintorni, nell’allora Territorio Libero di Trieste, amministrato dagli Alleati – e incentrato sulle laceranti divisioni territoriali che interessarono il confine italo-jugoslavo.

Pur legato a quel preciso momento storico, il film, che la Cineteca del Friuli ripropone in occasione del Giorno del Ricordo al Cinema Sociale di Gemona giovedì 10 febbraio alle 18.30, offre ancora oggi importanti spunti di riflessione sul tema quanto mai attuale delle frontiere e dei “muri”.

Gli abitanti di San Luca, a cui viene imposto di decidere entro la mezzanotte da che parte stare, dopo lo smarrimento e le proteste iniziali sembrano adattarsi a quella linea bianca che li separa e che divide, a esempio, la chiesa dall’oratorio, la casa dalla stalla, o che spezza in due il cimitero: effetti grotteschi che sottolineano l’assurdità della situazione anche se – come racconta Tullio Kezich, segretario di produzione oltre che interprete in un ruolo minore insieme a Callisto Cosulich – il copione prese spunto proprio dalle immagini reali, apparse sul settimanale Oggi, di un cimitero nel territorio di Gorizia diviso in due dal confine. A ribellarsi saranno però i bambini, che fanno sparire uno dei paletti che marca il nuovo confine fra Italia e Jugoslavia, azione cui segue un clima di forte tensione che sfocerà nel dramma.

Enzo Staiola

Gli attori protagonisti sono Gina Lollobrigida, appena ventiduenne, Raf Vallone e Erno Crisa, ma rivestono ruoli importanti anche Cesco Baseggio, conosciuto soprattutto come interprete del teatro dialettale veneto, il popolare caratterista Ernesto Almirante e Enzo Staiola, il bambino reso famoso da Ladri di biciclette, uscito l’anno prima. Furono ingaggiati anche alcuni membri delle filodrammatiche locali, fra cui l’udinese Costantino Smaniotto per il ruolo di sindaco del paese, ma non mancano attori non professionisti come un gruppo di bambini triestini. Fra i collaboratori si segnala l’aiuto regista Mauro Bolognini, che nei primi anni ’60 sarebbe tornato a Trieste da regista per girare Senilità.

Di Cuori senza frontiere la Cineteca del Friuli conserva una copia in 35mm restaurata nel 2000 nell’ambito del progetto Interreg II Italia-Slovenia con un’operazione congiunta che ha coinvolto la Cristaldifilm, da cui provenivano i negativi d’epoca, la Scuola Nazionale di Cinema e Eurowanderkino. La pellicola è stata successivamente digitalizzata nel laboratorio dell’Archivio Cinema del Friuli Venezia Giulia.

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