Giulietta e Romeo, una storia friulana

8 Settembre 2011

I “veri” Giulietta e Romeo (al secolo, il XVI°, Lucina Savorgnan e Luigi da Porto), friulani doc, sono stati al centro di un incontro promosso dalla Provincia di Udine per presentare una pubblicazione loro dedicata. Anzi, di più: un libro (che poi sono due) e una mostra itinerante che spiegheranno al popolo, multietnico e un po’ distratto, che questi eroi usciti dalla penna d’oca del Bardo inglese sono realmente esistiti. Non già a Verona, dove il lavoro teatrale mette in scena il tragico amore, ma a Udine e castelli friulani vari.

Se ne parlava da tempo

A chi si fosse appena messo in ascolto la notizia può apparire dirompente, ma in realtà se ne parla da tempo. La raccontavano le nostre nonne come una fiaba, era stato scritto un libro alcuni anni fa, lo hanno persino pubblicato i quotidiani in questi mesi. E Sir William ne esce un po’ maluccio anche per la caparbia convinzione, lunga 35 anni, di uno studioso inglese che diceva: badate, la storia non è tutta farina del sacco di Shakespeare; l’ha presa di peso da una “novella” manoscritta da un friulano (sì, proprio lui, il “nostro” Luigi) e pubblicata dal letterato veneto Pietro Bembo.

 

Udine - Il tavolo degli oratori al convegno

La presentazione a Palazzo Belgrado ha raccontato questo e tanto altro. Dalla “ossessione” di Detalmo Pirzio Biroli a far emergere la verità alla “folgorazione” di Albino Comelli che 8 anni fa ne aveva fatto un libro; dalla meritoria disponibilità del “Palazzo” (in questo caso l’Amministrazione Provinciale guidata da Fontanini) a supportare i costi di ricerche e pubblicazioni all’intenzione di creare un movimento cultural-turistico sulla vicenda dei due infelici “morôs”.

La presentazione dei libri

 

Udine - La Sala della Provincia gremita

In una Sala del Consiglio affollatissima, l’assessore provinciale alla cultura Elena Lizzi ha aperto i lavori con i ringraziamenti di rito, spiegando poi le tappe del percorso culturale messo in atto dalla Provincia: l’identità della Patria del Friuli, le lingue e, ora, la donna nella “Piciule Patrie”. “Dagli studi effettuati per far luce sulla vicenda di Lucina e Luigi – ha rimarcato il Presidente Fontanini – viene sfatato il luogo comune di un Friuli rude, “ruspiôs”, poco incline alla gentilezza”. Ha quindi spiegato il perché di due libri uguali, ma diversi nella lingua del testo: uno in friulano e italiano, l’altro in friulano e inglese. Perché, ha detto, la nostra “mari lenghe” è internazionale, come i friulani sparsi nel mondo.

 

Udine - Autorità ed esponenti politici in sala

Sono seguiti gli interventi del Presidente del Consiglio regionale Massimo Franz (ha ringraziato tra l’altro gli otto Comuni che collaborano all’iniziativa) e di Alessandro D’Osualdo (direttore del progetto: prima di parlare dei libri, ha ricordato che la mostra, illustrante la vicenda e la strage del Giovedì grasso di 500 anni fa, sarà itinerante per far meglio conoscere il Friuli, senza entrare in competizione con Verona). Il professor Bergamini ha ricordato che la storia d’amore si colloca in un anno terribile per il Friuli: nel 1511 dopo la sanguinosa rivolta, ci furono un devastante terremoto e la terribile peste che dimezzò la popolazione. Nel compiere un rapido excursus sulla donna pittrice, ha rammentato che la bellezza delle donne friulane è stata spesso raffigurata nella pittura anche popolare. Gilberto Ganzer, quale esperto d’arte, ha raccontato la scoperta di alcune “cantinelle” (tavolette dipinte che ornavano le travature dei soffitti) in cui si nota come la donna non sia soltanto “Venere”, ma anche “Diana”, dedita alla caccia. In chiusura un appassionato (e applaudito) intervento di Albino Comelli, che ha spiegato il suo “innamoramento” per la vicenda dei due amorosi friulani dopo aver esaminato il voluminoso carteggio delle corrispondenze tra Pirzio Biroli e lo storico Cecil Clough. Cita infine la “Pace di Verona”, un recente accordo stipulato tra il Comitato friulano e il Club di Giulietta con cui si definisce che la leggenda e l’ambientazione teatrale appartengono alla Città scaligera, mentre l’esistenza storica di Giulietta e Romeo è friulana.

Tutto cominciò con una festa

 

Udine - Alcuni pannelli della mostra itinerante

Luigi da Porto, promettente capitano di cavalleria, si reca a una festa in maschera organizzata dalla famiglia rivale, forse per spiare. Incontra la giovanissima Lucina Savorgan ed è il classico colpo di fulmine. I due giovani si vedono di nascosto e forse si sono anche promessi nella vicina chiesa dei Frati Minori, ma Luigi viene gravemente ferito in una scaramuccia con le truppe del ramo avverso sul ponte di Manzano. Lucina lo soccorre e lo cura, ma il giovane resterà invalido. Lascia il Friuli per il Veneto, quando lo raggiunge la notizia che Venezia, per porre fine alle lotte tra le fazioni, impone a Lucina un matrimonio politico con un componente della stessa famiglia di Luigi. Reagisce scrivendo una “novella” dedicata all’amata in cui racconta la loro tragica storia d’amore, cambiando per ovvie ragioni nomi e luoghi. Fa arrivare il manoscritto, intitolato “Giulietta” (Giulia era il nome della sorella di lei), a Lucina lamentando la volubilità delle donne nell’amore. Alla morte di Luigi, Pietro Bembo scopre il testo e lo fa pubblicare a sue spese con il titolo “Giulietta e Romeo”.

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