“Gesù secondo Pasolini”, un libro di Annamaria Cecchetto

25 Dicembre 2020

Nel 45° anniversario della tragica morte di Pier Paolo Pasolini (1922-1975) Annamaria Cecchetto, docente e scrittrice della provincia di Milano, si è occupata del poeta di Casarsa nel suo ultimo saggio, pubblicato da Porto Seguro Editore (settembre 2020) e recentemente presentato on line: Gesù secondo Pasolini. “L’usignolo della Chiesa Cattolica” e “Il Vangelo secondo Matteo” nella luce del sacro.

Dopo gli studi sulle Rime di Michelangelo Buonarroti e sulla produzione poetica di Mario Luzi e di Vittorio Sereni, come è nata l’idea di un libro su Pasolini?
Il mio testo è anzitutto un omaggio a uno dei più straordinari e dibattuti intellettuali del Novecento a 45 anni dalla morte. In occasione del funerale, il 5 novembre 1975, Alberto Moravia ebbe a dire: «Abbiamo perso prima di tutto un poeta. E poeti non ce ne sono tanti nel mondo, ne nascono tre o quattro soltanto in un secolo. Quando sarà finito questo secolo, Pasolini sarà tra i pochissimi che conteranno come poeta. Il poeta dovrebbe esser sacro». Non possiamo quindi permetterci di dimenticare il genio pasoliniano, la sua lucida e profetica visione della realtà.

Perché Gesù secondo Pasolini? Come si possono unire le due figure?
“L’incontro” inaspettato con il regista del Vangelo è avvenuto in Università quando, poco prima della Laurea in Scienze Religiose, ho scelto di mettermi in ascolto di un «credente senza fede» come lo ha definito David Maria Turoldo. Desideravo proseguire il cammino di ricerca che da sempre mi affascina: il tentativo, per la via della letteratura, di esplorare le tracce del trascendente nel cuore dell’uomo, l’impronta cristologica in personalità inquiete come quella di Pasolini.

Quali prospettive hai assunto nella tua indagine?
Mi sono inoltrata con curiosità e rispetto nel complesso e vasto mondo pasoliniano privilegiando due opere: i versi dell’Usignolo della Chiesa Cattolica (1958) e il film Il Vangelo secondo Matteo (1964). Il mio saggio non ha la pretesa di essere esaustivo, ma di offrire al lettore alcune coordinate sul tema del sacro così come lo ha vissuto lo ’scrittore corsaro’. Sul terreno dell’umano poesia, cinema e teologia possono sorprendersi in un fecondo e articolato dialogo, se condotto con onestà e senza pregiudizi.

Non è raro imbattersi in letture ideologiche della figura di Pasolini…
Sì, la sua testimonianza non cessa di interpellare le coscienze, che talvolta però cedono a interpretazioni forzate. Quando ci si accosta a un autore è sempre necessaria la delicatezza, la sensibilità di chi, con rigore ermeneutico, cerca di capire in punta di piedi il mistero dell’altro. E spero di essere stata all’altezza di un compito così impegnativo e suggestivo.

Cosa le ha insegnato la lezione pasoliniana? È ancora attuale?
Con la sua arte Pasolini ha contribuito al dialogo, istanza che risulta oggi più che mai urgente. Con la sua diversità ci invita ad allargare lo sguardo aprendoci a un’accoglienza rispettosa. Non solo. Sintetizzare quanto ci ha consegnato in eredità il poeta di Casarsa e ciò che ha impresso in me non è facile. Mi piace concludere con alcune sue parole: «Solo l’amare, solo il conoscere conta».

Info: www.portoseguroeditore.com

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