Eventi d’arte contemporanea

2 Settembre 2017

UDINE. La Galleria Arttime di Udine propone la mostra collettiva dal titolo “Eventi d’arte contemporanea 2017” dal 2 al 14 settembre. Espongono: Nicoletta Rustici e Grazia Simoncelli (Cioccolato Creativo), Maria Pia Michieletto, Carla Freddi Perna, Eugenio Cerrato, Rose Marie Winkler, Rosa Bittner, Susanne Macke-Bolivar, Giuliana Casi, Tullio Fantuzzi.

Nicoletta Rustici e Grazia Simoncelli sono pasticcere e cioccolatiere di professione, con la passione condivisa per l’arte. L’esperienza lavorativa e il loro estro le hanno portate ad utilizzare il cioccolato come materiale per le loro opere d’arte. Cioccolato Creativo è il brand che hanno coniato e attraverso il quale creano le loro opere di cioccolato. Una scelta assolutamente originale nel mondo dell’arte che ha portato Nicoletta e Grazia ad essere apprezzate e seguite in Italia e all’estero. Attraverso un lavoro totalmente manuale plasmano, spatolano e colorano il cioccolato, realizzando opere di ogni genere in una sorta di gioco fantastico. Oltre a riprodurre mosaici e quadri di pittori famosi che esse amano, traducono la propria ispirazione e creatività in una corrente che hanno definito “occupazionismo”, diventando loro stesse protagoniste dei quadri famosi sostituendosi ai personaggi rappresentati nelle opere.

La pittura di Maria Pia Michieletto è una pittura di sentimento e di ricerca insieme che recupera all’arte finalità scientifiche e spiritualistiche, assai rare in questo secolo. La sua è una pittura da meditare, essendovi implicito un sentimento della scienza quale fu quello che caratterizzò il Rinascimento e, in particolare, Leonardo da Vinci. Michieletto da anni si dedica allo studio del colore, sottolineandone i valori simbolici, poetici, spirituali e terapeutici. Ha inizialmente seguito l’antroposofia di Rudolf Steiner, quella “via della conoscenza che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell’uomo allo spirituale che è nell’universo”, da cui è partita per una ricerca sul colore come medium significante. Successivi approfondimenti hanno condotto l’artista ad ulteriori riflessioni e ad un uso significante dell’elemento cromatico. In prima istanza ne emerge una visione vitalistica del colore, concepito come elemento vivente in grado di agire e, soprattutto, di interagire. Il colore, pertanto, si sostituisce e al personaggio storico e al personaggio mitologico, divenendo simbolo universale al di sopra delle culture particolari. I personaggi-colori, simboli di volta in volta, delle forze disgreganti ed aggreganti della natura, del buono e del cattivo, del femminile e del maschile, del positivo e del negativo, vivono una loro vita autonoma fatta di incontri e di scontri, di relazioni e di prevaricazioni. Predomina comunque un uso vivo del colore. Queste composizioni, anche se ad un primo impatto potrebbero sembrare astratte, aniconiche e talora perfino gestuali, sono in realtà frutto di una analisi lunga e meditata sulle articolate significanze dei colori stessi. Lo studio parte dalla qualità dei colori primari e secondari, dalla loro relazione e dalla loro prossimità alla luce-bianco e/o all’ombra-nero. Ma poiché l’ombra e la luce sono anche immagini del negativo e del positivo, ecco che il colore si carica di molteplici valenze. Ma tutta l‘opera di Michieletto, al di là della fruizione dei colori come fattori visivi, si sofferma sull’uso simbolico degli stessi, accogliendo, tra l’altro uno degli assiomi della ricerca di Goethe: i colori non sono cose della natura ma della mente.

I dipinti di Carla Freddi Perna riflettono e traducono in pittura le raffinate parole che l’artista trasferisce nelle sue poesie. Carla coglie dall’intimo sentire le straordinarie suggestioni che solo gli orizzonti, limiti impercettibili e sensoriali di due entità, geografiche o dell’anima, sanno donare alla realtà. Carla Freddi trasferisce sulla tela l’intimo stato emozionale del suo sentire, creando un’inedita valenza percettiva delle tonalità. Intrecci e stratificazioni tonali esaltano la soggettività delle opere, presagio sensibile di altre varianti o ipotesi. Una sensazione di fluidità e rigenerazione crea spirali di spiritualità che emergono dalle diverse opere e appaiono come distinti accadimenti del vissuto o del percepito fra miriadi di emozioni tensive e vibratili. In questo turbinio di evoluzioni, di sequenze nascono i dipinti di Carla Freddi sublimano in tenere emozioni. Carla Freddi dialoga con i colori che escono dal suo cuore diffondendosi sulla tela, intesa come spazio infinito. La ricchezza ideativa di Carla genera una ricerca di verità supreme, sublima da una morbidezza cromatica iniziale a estroflessioni tonali del tutto inedite alle quali affida la sua particolare e intensa sensibilità. Ogni opera diviene lo specchio di profondità interiori tese, con forza, verso la luce, che sfiorano un oceano di sentimenti, a volte burrascoso a causa degli eterni contrasti, a volte tranquillo e in equilibrio con l’universo. I ricordi, a volte presenti e indelebili, sembrano svanire nella luce di un tramonto o rinascere in un’alba rigenerativa. Cieli stagionali creati con astratta incisività e un’efficace valenza cromatica si infiammano ad entusiasmi estivi per poi assumere un’aura decadente, generata da paure e smarrimenti cosmici, dove la forma si smaterializza in superfici quasi monocrome che si accendono in sconfinate variazioni tonali. Pur muovendosi nell’ambito informale, Carla non realizza mai opere totalmente astratte. I suoi dipinti sono percorsi intellettuali espressi con il colore e le parole delle sue evocative poesie.

Eugenio Cerrato nasce a Gravellona Toce. Conseguita la maturità classica intraprende gli studi di scienze politiche che interromperà per coadiuvare i genitori nella loro attività commerciale. Oculato lettore di testi classici e contemporanei e profondo conoscitore di storia dell’arte, con il supporto di una non comune manualità, Cerrato inizia il suo percorso creativo evitando per alcuni anni di esporre in pubblico le sue opere. A partire dagli anni novanta il suo calendario espositivo assume una cadenza regolare arrivando a tutt’oggi a contare oltre 50 mostre, nella maggior parte personali. Eugenio Cerrato da anni compie una ricerca artistica peculiare, al punto da renderlo unico e riconoscibile nel panorama dell’arte contemporanea.

Rose-Marie Winkler è nata nel 1956, figlia di una famiglia impegnata nel settore della ristorazione: i suoi genitori infatti possedevano un piccolo albergo a St. Veit. Sin dall’infanzia il disegno e la pittura sono stati la sua passione principale. Caso voleva che spesso erano ospiti dell’albergo alcuni importanti artisti come Hunderwasser, von Dombrowsky, Menzel e Itzinger i quali davano con piacere delle piccole lezioni a Rose-Marie. Però, per esigenze professionali, Rose-Marie seguiva la via della cucina e divenne, col passar del tempo, una dei migliori cuochi d’Austria. Nonostante il molto lavoro, trovava sempre un po’ di tempo per dipingere: tutti i dipinti dell’hotel e del centro benessere che gestisce assieme al marito portano la sua firma. Le sue opere hanno un’atmosfera fiabesca e sono piene di humour e ironia; l’artista ritiene che sarebbe bellissimo rimanere, almeno un po’, sempre bambini. Sceglie di utilizzare nelle sue opere oggetti come trofei di caccia, gioielli, bottoni e vecchi tessuti e li fonde con la pittura andando a formare un originalissimo tutt’uno. Ogni soggetto è scelto con proposito ed è dipinto e progettato con amore mantenendo un’inconfondibile unicità.

Rosa Bittner nasce a Monaco e consegue una laurea in Arte alla prestigiosa Università di Heidelberg. Dal 2014 ha scelto di dedicarsi completamente all’arte esponendo in numerose rassegne sia nella nativa Germania che all’estero. I suoi dipinti cercano di presentare uno sguardo diverso sulla natura, soprattutto nel suo instabile equilibrio: svaria dal fantastico ai toni seri e giocosi al fine di produrre un effetto che riveli il suo punto di vista. Rosa vuole soprattutto esprimere le sue preoccupazioni sul futuro della vita sulla Terra, un equilibrio naturale creato in miliardi di anni ora viene messo a rischio dal solo intervento umano. La natura e la vita sono le maggiori fonti di ispirazione, l’artista cerca di scandagliare i misteriosi attaccamenti alle cose. L’artista spera che le scintille del suo entusiasmo possano arrivare e venir colte dallo spettatore più attento.

Susanne Macke-Bolivar è nata a Essen-Werden nel 1959, vive e lavora come artista visiva vicino a Düsseldorf. Ha compiuto studi artistici sulla pittura ad olio classica ad Essen. I viaggi per dipingere attraverso la Colombia e il Brasile sono spesso riflessi in lavori dai colori potenti. Ha dipinto ininterrottamente dalla nascita di suo figlio e ha affrontato temi ambientali negli ultimi 20 anni, oltre al nudo. Così le opere Danza sul vulcano del 2000 sono state ispirate dalle catastrofi ambientali, eruzioni vulcaniche, tempeste estreme e diventeranno soggetti sempre più importanti. Anche l’opera L’ultima danza sul ghiaccio è significativa: richiama con preoccupazione la fusione dei poli e l’aumento dei disastri ambientali in Europa. All’Expo Art di New York del 2008 l’artista ha anche presentato il quadro Uragano Kathrina, un nudo pittorico con l’uragano originale, che rappresenta le devastazioni delle tempeste in tutto il mondo, anche in Germania. Il dipinto Non sai cosa stai facendo del 2017, mostra gli oppositori politici che sono ardentemente ingannati e accecati dalla loro politica di crescita a tutti i costi. Si tratta di soldi, ripresa economica, riarmo. L’artista preferisce l’oggetto astratto o dissolvente, non solo parla delle forme, ma anche dei colori nella loro purezza. Dimostra una spiccata predilezione per immagini ampie e dinamiche.

Giuliana Casi è nata a Sansepolcro (Arezzo) e si è formata nell’ambiente artistico fiorentino frequentando l’accademia di Belle Arti e nello specifico, la scuola libera del nudo, in parallelo con la facoltà di architettura, disciplina quest’ultima in cui si è laureata ed ha esercitato a 360°. Parallelamente ha frequentato anche artisti coetanei di Sansepolcro e con loro ha organizzato collettive a Sansepolcro e a Città di Castello (PG) sotto la guida dei professori e pittori Gastone Lanfredini e Francesco d’Amore, che l’hanno fortemente spronata e motivata. Successivamente l’architettura e la pittura si sono intrecciate, perché in esecuzione della legislazione sul paesaggio gli architetti hanno dovuto realizzare numerosi piani tridimensionale a mano, prima che queste cose si potessero fare con il supporto informatico, quindi anche la pittura è stata assorbita dal lavoro quotidiano. La sua pittura si può definire figurativo postmoderno, caratterizzato da immagini impressioniste e allegoriche e le tecniche prescelte sono l’olio e l’acrilico prevalentemente su tavole di legno. I suoi lavori sono qualitativamente interessanti, nascondono una forte personalità e denotano una manualità impeccabile. La gamma cromatica è variegata ed intensa, basata su colori caldi essenzialmente primari, le sue figure sono il preludio di un viaggio figurativo, che denota una profonda cultura delle esperienze artistiche del Novecento, pur conservando uno stile proprio.

Tullio Fantuzzi non si è inventato pittore, ma la sua arte è frutto di preparazione. Dietro a quadri all’apparenza semplici c’è una storia, uno studio profondo, la ricerca di un’espressione unica, specifica, espressione dell’anima vera dell’artista. La pittura di Fantuzzi è l’esito di un percorso, che lo ha condotto a rappresentazioni di grande equilibrio. A quadri, silenziosi eppure pieni di parole non dette, forse appena sussurrate. Predilige dettagli architettonici, luminosi, parti sicuramente di una struttura più grande che, però, pur non essendo rappresentata può essere colta in tutta la sua forza e interezza. Sono dettagli che nascondono una storia, forse dolorosa, forse felice, ma sempre cromaticamente serena, tranquilla anche quando c’è l’uso di toni freddi. Linee diritte, ma mai rigide, contornano finestre, tetti, oggetti in una pittura razionale e insieme fantastica. Le immagini, infatti, ricordano aspetti del reale, spingendoci tuttavia ad una elaborazione fantasiosa, libera, emozionante. Fantuzzi elimina gli orpelli e tende ad un ricco minimalismo, ad una semplicità disarmante ma insieme complessa. La tecnica che usa è laboriosa: affresco su pannello, che gli consente di entrare a diretto contatto con la materia. In questo modo è come se l’artista diventasse “strumento” di espressione della naturalità del mondo e quindi della vita stessa. I colori non sono solo uno strato colorato, ma sono essi stessi opera d’arte che entra nella vita, uscendo dal quadro e andando a comporre un secondo quadro che abbraccia il primo, quasi ad accompagnarlo nel suo fluire verso l’esterno. Non ci sono cornici che delimitano la visione obbligandola ad un confine, ma l’apertura verso all’esterno ci dà nuove prospettive e nuove visioni.

La mostra sarà visitabile alla Galleria Arttime di Vicolo Pulesi, 6 Udine con il seguente orario: lunedì dalle 16.30 alle 19.00 e dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.30 alle 19.00.

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