E’ Natale anche all’ARTtime

22 Dicembre 2018

UDINE. La Galleria ARTtime di Udine presenta una mostra collettiva internazionale d’arte intitolata “Natale 2018 all’ARTtime” che avrà luogo dal 22 dicembre 2018 al 3 gennaio 2019. Partecipano i seguenti artisti: Roberta Faucci, Antonio Arte, Maria Rita Onofri, Federica Marin, Giorgio Ravazzolo, Madeleine Gorges, Mita Riotto, Walter Podrecca e Enrica Mazzuchin.

Roberta Faucci è un’artista autodidatta che è nata a Gavorrano (GR) nel 1967. Ha frequentato la “bottega” del maestro Alessandro Passarino, scenografo di Torino, dove ha potuto imparare ad utilizzare tecniche diverse e cimentarsi nella pittura e nella scenografia. Nelle sue opere i colori accesi rappresentano il suo animo, le sue figure s’immergono in una pittura di forte coesione poetica, un recupero dei perduti valori umani, capaci di porsi in contrapposizione con gli esasperati stilemi compositivi, spesso tendenti più alla dissacrazione della grammatica pittorica che all’esaltazione della stessa. I suoi colori cangianti sono fortemente comunicativi, manifestando una volontà narrativa eccelsa e raffinata.

Antonio Arte inizia la sua carriera da giovane come autodidatta, le sue opere fanno riferimento alla natura con grande ricerca di una propria luminosità speciale e di uno stile che prescinde da una metafisica chiarezza, ponendosi tra gli artisti di cultura globale che non manca di un continuo rinnovamento stilistico. Nei paesaggi e nature morte si nota una certa potenza luminosa con pennellate dense e corpose che riconoscono all’artista il suo stile di appartenenza: vediamo il mare plumbeo, lo splendore del raggio luminoso che accarezza i boschi ai primi bagliori del giorno, nature morte semplici e romantiche, volti che si aprono al visitatore con vigore felice, con omogenee pennellate di colore.

Il dualismo di Maria Rita Onofri, come pittrice e scultrice, si riscontra nelle sue opere in cui la materia è sostanza, ingrediente fondamentale. Per l’artista la materia non è solo il bronzo delle sculture, ma anche il gesso delle sue pitture, il carboncino che traccia il segno, la corda che sostiene il colore. Il tutto per dare la possibilità di attingere ad una maggiore forza sensoriale ed espressiva. Lei stessa afferma: “Sono pittrice, scultrice, orafo. Come incipit della mia storia artistica uso spesso una metafora: ‘sono nata nel colore’ e in questa frase racchiudo tutta la mia infanzia, quando guardavo mia madre e mi sentivo in simbiosi con lei esprimendo anche io con i miei pochi colori me stessa”.

Attraverso attente riprese fotografiche e la loro successiva rielaborazione in studio Federica Marin compie una sorta di trasfigurazione dell’immagine colta dal paesaggio, sia naturale sia antropizzato. Inquadrando scorci, evidenziando particolari, soffermandosi sui dettagli, l’artista trascende il dato narrativo. Gli elementi visivi compongono ritmi autonomi dal reale fino a sfiorare l’astrazione e le fotografie sembrano intrise di morbida sostanza pittorica. Appartata, lontana da ogni volontà di intrusione, l’artista intende cogliere della natura momenti e suggestioni sussurrate dall’immaginario e i colori ci trasportano lontano insieme a forme e segni che si intersecano, arbusti e alberi si cristallizzano in pizzi e in ricami immobili, preziosi, orientali, unici.

Giorgio Ravazzolo nasce a Padova e durante la seconda guerra mondiale si trasferisce giovanissimo a Palermo, naturalizzandosi siciliano per scelta, cultura e amore. Il suo cammino di artista è più volte interrotto da vicende familiari che lo portano lontano dalla terra di Sicilia, in Brasile. Qui, a Rio, San Paolo e Belo Horizzonte studia come uditore all’Accademia di Belle Arti, disegno e incisione e continua a lavorare con pura rabbia e volontà, perchè vuole tornare a Palermo e rimanerci da uomo libero e tranquillo. Ci riesce dopo sette anni di dura lotta artistica, sociale ed esistenziale, portandosi dentro l’esperienza ed il sapore della scuola sud-americana che subito mette a servizio di quella siciliana – con una straordinaria integrità fisica e spirituale, tra voga e lavoro.

Madeleine Gorges lavora interpolando la grafica con il paesaggio. Ovunque lasciamo segni involontari che alterano i segni dello spazio, i depositi, l’erosione. Le tracce sono qualcosa. Attraverso di loro, gli eventi passati possono essere ricostruiti. Le tracce portano sempre nel passato, mai nel futuro. Sono documenti del passato e sono simbolo della vita vissuta. Le sue opere sono una combinazione di incisioni naturali e fotografia. L’artista, che è nata nel 1987, dice delle sue opere: “Il concetto del mio lavoro è quello di raccogliere ricordi di luoghi. In ogni luogo, influenze ambientali, esseri viventi o materiali lasciano tracce completamente diverse. Grazie al disegno sono in grado di registrare eventi passati. Con la forza, i movimenti sono fissati per mezzo di linee e punti”.

Mita Riotto nasce il 4 maggio 1975, sotto il segno del Toro, ascendente Leone, e le stelle le donano così il coraggio sufficiente per affrontare un destino ostile. A 35 anni perde tragicamente il marito in un incidente, e ha due bambine, di sei e sette anni, che hanno diritto di sorridere. Non è facile fare da mamma e da papà, non è facile lavorare in fabbrica, non è facile accettare quel lutto, ma Mita riesce comunque a trovare nell’esercizio delle sue arti, principalmente la scrittura e la pittura, il mezzo per colorare anche le giornate più nere. E’ autrice di “Fluir di Fiume”, Europa edizioni. Riceve il premio “Artisti dell’anno” al Concorso Internazionale Accademia Maison d’Art, Padova (28/9/2018), ed ora è in attesa di inaugurare la sua prima personale presso la Maison d’Art, Padova (15 febbraio – 15 marzo 2019).

Per Walter Podrecca la Natura è fonte d’ispirazione, necessità, vita; tutto ruota attorno ad essa, l’elemento essenziale che lo scultore vive a 360 gradi, in tutte le sue minime sfaccettature. La “Grande Madre” si presenta in mille forme e ogni singolo particolare, ogni sagoma o dettaglio, lo si può ritrovare in infinite diverse manifestazioni. L’obiettivo principale di Podrecca è quello di restituire in forme artistiche ciò che normalmente uno sguardo distratto ignora o non coglie. In tutti i lavori usciti dallo scalpello dell’autore, siano essi pezzi di design o sculture più complesse, si rileva una sensazione di grande leggerezza; ogni elemento, mai casuale, è curato sin nel minimo dettaglio per trasmettere all’osservatore un effetto di estrema semplicità, qualità che Podrecca ostinatamente ricerca.

Enrica Mazzuchin attinge da una tavolozza mista per narrarsi con gesto sicuro, imperioso e tenero insieme, con pennellate circolari, tese e agitate. I cromatismi freddi e chiari si scontrano e si mescolano con i colori rossi e brucianti delle fiamme e della terra. Della natura l’artista trasmette il ricordo dei colori e non delle forme. Con mano impetuosa e istintiva crea paesaggi evanescenti e soffusi come visioni che riaffiorano alla mente sublimate da intense emozioni talmente forti da coinvolgere l’osservatore. L’artista padroneggia in particolar modo le tinte chiare e fredde e lo dimostra nelle vedute invernali, autentici istantanee da sogno che rendono magica la meravigliosa semplicità di un paesaggio innevato.

La mostra sarà visitabile dal 22 dicembre 2018 al 3 gennaio 2019 alla Galleria ARTtime di Vicolo Pulesi, 6 Udine con il seguente orario: lunedì dalle 16.30 alle 19.00 e dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.30 alle 19.00. Chiusa il 25-26 dicembre e il 1° gennaio. Ingresso libero.

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