Due eventi a Lunatico Festival sul dramma dei migranti

30 Luglio 2019

TRIESTE. Doppio appuntamento – ma il tema è unico, come vedremo: i migranti) – con il Lunatico Festival: giovedì 1 e venerdì 2 agosto alle 20.30. Entrambi sono a ingresso gratuito e si svolgono al Parco di San Giovanni a Trieste.

Annalisa Camilli

Il primo, intitolato ”Dalle accuse alle Ong ai porti chiusi” è un incontro con Annalisa Camilli e Daniela Schifani Corfini Luchetta. Al centro il libro “La legge del mare – Cronache dei soccorsi nel Mediterraneo”, edito da Rizzoli, un viaggio per capire dove nasce e come si alimenta la propaganda contro i migranti. Quando i migranti hanno smesso di essere considerati persone e sono diventanti il “più grande problema del nostro Paese?”. Origini di tutti i mali degli italiani? Quando i soccorritori, per lungo tempo chiamati “angeli del mare”, sono diventati agli occhi dell’opinione pubblica “taxi del mare”? Collusi in accordo con gli scafisti?

Il libro ripercorre da vicino le fasi di questa evoluzione, partendo da Josefa, la donna camerunense salvata dalla nave Open Arms nel luglio 2018, e dalla strumentalizzazione della foto delle sue unghie dipinte di rosso. Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale, da oltre dieci anni impegnata a seguire le rotte delle migrazioni verso l’Europa, racconta l’origine della propaganda contro le Ong che contamina l’informazione in Rete e il dibattito pubblico. Un viaggio necessario per capire che la legge del mare ha un unico obiettivo: salvare la vita di chi rischia di sparire tra le onde.

L’evento è in collaborazione con Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin.

Venerdì 2 (20.30) va in scena ”Surgelati. Opera per dieci mani per scrittore e rock band”. Si tratta di uno spettacolo scritto, declamato e suonato da Wu Ming 2 e dalla Contradamerla, gruppo musicale marchigiano-salentino, con base in una cascina sulle colline di Recanati. «La storia – dicono gli autori – è quella di un ragazzo curdo che arriva in Italia dentro un camion frigorifero e per questo si ritrova con la faccia surgelata, incapace di qualsiasi espressione. È il tentativo di raccontare la migrazione uscendo dalla forma classica del resoconto diretto sui “viaggi della speranza”, e lavorando invece su un’ipotesi fantastica. È davvero surgelato il volto di Behram? E cosa mai potrà scongelarlo?».

Un ragazzo si risveglia dal coma in una stanza d’ospedale e tutto, ai suoi occhi, è bianco, neutro, indefinito. Persino la sua stessa immagine allo specchio. È stato ritrovato in stato di assideramento in fondo ad un camion frigorifero, su cui ha attraversato il mare e varcato clandestinamente una frontiera. E ora la sua faccia non ha più espressioni, la sua identità è letteralmente surgelata. Tutto il contesto dove il ragazzo è approdato tende a cucirgli addosso un ruolo omogeneo alla sua condizione di straniero, senza mai ascoltarlo veramente. Il nuovo mondo di cose e di persone che gli si è manifestato al risveglio sembra volerlo spingere verso immagini di sé che si rivelano immobili e stereotipe, incapaci di rendere conto del costante divenire, nell’esperienza concreta, delle identità, delle idee e delle culture.

Nel 2013 lo scrittore Wu Ming 2, membro dell’omonimo collettivo, e il gruppo rock Contradamerla, i quali da tempo sperimentavano insieme fusioni narrative tra suono e parola, intraprendono un nuovo progetto e iniziano a lavorare intensamente per un’intera estate, costituendo un laboratorio permanente.
Il risultato è Surgelati – Opera a 10 mani per scrittore e gruppo rock, una vera e propria rock-novel, che esplora la terra promessa (o la prigione?) dell’identità personale e collettiva attraverso la vicenda emblematica di un giovane migrante, ispirata a fatti veramente accaduti. In particolare, lo spunto narrativo nasceva da un episodio reale e dall’esperienza di Giampaolo Paticchio, della Contradamerla, come responsabile di un centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati. Da quella premessa, il testo prendeva una piega surreale, inverosimile ma sensata, per esplorare la terra promessa (o la prigione) dell’identità personale e collettiva.

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