Documentario su Trieste e la Yugoslavia al Sociale Gemona

22 Maggio 2017

GEMONA. “Beh, chiaro, tutti compravano dai contrabbandieri i jeans da Trieste. In realtà era la nostra unica via d’uscita verso l’Occidente: Trieste e, in TV, Sanremo. Erano i due punti che ci portavano un po’ fuori”. Così il musicista bosniaco Goran Bregović rievoca il fenomeno dello shopping slavo a Trieste fra gli anni ’60 e ’80 nel documentario Trieste, Yugoslavia (2017), prodotto da Videoest, che la Cineteca del Friuli propone al Cinema Sociale di Gemona mercoledì 24 maggio alle ore 21.15.

Presentato in anteprima al Trieste Film Festival, il film, realizzato da Alessio Bozzer da un’idea di Wendy D’Ercole (che introdurrà la proiezione gemonese), racconta dell’invasione pacifica di oltre centomila persone che ogni weekend varcavano il confine per comprare tutto ciò che non si trovava nella Jugoslavia di Tito, ovvero caffé (quello buono), pasta, riso, vino, orologi, giocattoli, scarpe, vestiti e soprattutto blue jeans, simbolo dell’Occidente per eccellenza. Sloveni, croati, serbi e bosniaci li compravano a pacchi per rivenderli nel loro paese e non solo. Dai traffici registrati in entrata dagli ufficiali sul confine risulta che nel 1978 sono transitati oltre otto milioni di jeans, filtrati clandestinamente sotto gli occhi dei doganieri attraverso la cortina di ferro, nel più clamoroso esempio di contrabbando “consentito” d’Europa. La stima generale degli incassi delle bancarelle di Piazza Libertà e Piazza Ponterosso – il mitico fulcro di questo commercio transfrontaliero – è di 200 miliardi di lire annui che, considerando il “nero”, salgono a 500, contro i 150/200 miliardi di tutte le attività del porto di Trieste.

Cominciato già nella seconda metà degli anni ’50, il fenomeno dello shopping slavo si protrasse per oltre trent’anni (svolgendo fra l’altro un ruolo di eccezionale ammortizzatore sociale nella crisi industriale degli anni ’70), fino al 1991, quando con lo scoppio della guerra in Yugoslavia tutto finì da un giorno all’altro.

Il tuffo nel passato, che sul tema del confine e del suo superamento si confronta con l’attualità, si compie attraverso immagini d’archivio e decine di interviste, soprattutto ai negozianti triestini e ai compratori di allora ma anche a storici, antropologi, giornalisti e a personaggi diventati famosi, come l’attore Rade Šerbedžija, lo scenografo Željko Senečić, Bregović e altri. Raccontando tante piccole storie, il film ripercorre la “grande storia”, dalla scomunica della Jugoslavia da parte dell’URSS alla nascita della federazione dei paesi “non allineati”, il boom economico italiano, la morte di Tito e infine la guerra e la definitiva disgregazione della Jugoslavia.

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