Documentario d’un friulano in finale al Festival di Ariano

20 Luglio 2020

UDINE. Il documentario ambientalista “Chi cerca di fare del proprio meglio” girato dal dronista e fotografo friulano Fabio Pappalettera è arrivato in finale all’Ariano International Film Festival (Campania). Si tratta di un riconoscimento importante per il professionista friulano che, da sempre, ha un occhio attento e sensibile verso l’ambiente, il clima e il mondo del “green”. Quest’opera, poi, è inserita in un progetto che vuole tutelare l’ambiente che raggruppa altri documentaristi, giornalisti e professionisti dei più vari settori: Fvg Sensibile – www.fvgsensibile.it. Oltre a Fabio, gli altri operatori che hanno collaborato a questo documentario sono Stefano Giacomuzzi, Fabrizio Rigo e Saul Ciriaco, che nello specifico ha effettuato le riprese subacquee con il supporto del Wwf Miramare.

Ma di cosa parla questo documentario? Nel 2020 siamo arrivati a una produzione di rifiuti che non si era mai raggiunta prima per via di una cultura basata su un’economia lineare dove si produce costantemente, si consuma e si getta, per lo più materiali che si disgregano in centinaia d’anni e la cui composizione chimica reca danni alla natura e agli organismi viventi tra cui inesorabilmente l’uomo. Cosa possono fare dei semplici cittadini contro questo modello di sviluppo economico? Apparentemente niente, ma sul Carso Triestino vediamo un gruppo di volontari chiamati Sos Carso che si prendono del tempo extra lavoro per sudare, sporcarsi le mani e rischiare di ferirsi pur di dare un buon esempio. Nel contempo organizzazioni come il Wwf di Miramare cercano di rompere le barriere di comunicazione come una delle soluzioni al problema culturale.

”Essere stato considerato da un Film Festival così importante, per me è un grande onore – commenta Fabio Pappalettera –. Si tratta di un’occasione importante per me. In questo modo spero di poter far sentire la mia voce a tutela dell’ambiente. Come è nato questo video e tutto il progetto che lo circonda? Da sempre sono attratto dalle bellezze della natura e ho sempre trovato assurdo il rapporto distaccato di noi esseri umani nei confronti dell’habitat che ha permesso la nostra nascita e sopravvivenza su questo pianeta, unico nell’universo conosciuto. Siamo cresciuti secondo il principio per cui dobbiamo lavorare per produrre, accumulare e consumare senza sosta e senza un motivo di fondo, solo perché dobbiamo e lo facciamo spesso con spirito competitivo senza renderci conto che stiamo letteralmente distruggendo sempre più rapidamente le risorse e i delicati equilibri di questo ecosistema rendendo impossibile la sopravvivenza di qualsiasi specie (compresa la nostra) sulla Terra.

La produzione di rifiuti, le emissioni di anidride carbonica che stanno provocando un rapido mutamento climatico, tutti gli inquinanti che produciamo ed emettiamo nell’aria, nell’acqua e nella terra – aggiunge – sono solo la causa di una cultura basata su valori sbagliati. Si vede in atto in questo periodo una crescente presa di coscienza di tutto ciò, ma sento profondamente che non basta a salvarci. Ognuno deve prendere atto di queste cose e sentirsi in dovere di agire nell’immediato. Io ho iniziato eliminando le bottiglie di plastica sostituendole con una in latta, ho fatto rottamare la vecchia auto diesel per sostituirla con una ibrida. Sto attento ai prodotti alimentari che acquisto e alla loro provenienza. Ho cambiato molte abitudini a seguito di una condotta più umanamente sostenibile senza essere perfetto chiaramente. Ho sentito anche la vocazione a concentrare su questi temi la mia professione per divulgare questa presa di coscienza e con la speranza di dare, anche se in piccolo, un contributo: non posso cambiare il mondo anche se vorrei – conclude -, ma posso cambiare le mie abitudini e posso influenzare qualcun altro a farlo… ciò mi rende felice”.

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