Dibattito di Un’Altra Città sull’Accoglienza diffusa

6 Febbraio 2021

Brando Benifei

TRIESTE. Quello dei migranti, argomento in discussione giovedì 4 febbraio sulla rete civica di Un’altra città, è un tema su cui globale e locale si intrecciano. Soprattutto in una città come Trieste che, per la sua collocazione geografica, è al momento anche uno degli ultimi terminali della Rotta balcanica. Per questo la rotta balcanica è stata al centro di un dibattito online che ha visto varie personalità intervenire sul tema come sistema di violenza nel cuore dell’Europa. A introdurre l’incontro, moderato da Giulio Lauri, l’importante contributo degli Eurodeputati Massimiliano Smeriglio e Brando Benifei del gruppo socialisti e democratici.

I due eurodeputati hanno infatti, di recente, fatto ritorno da una missione (non formale) nei territori balcanici che non ha mancato di creare disappunto e polemiche da parte del governo croato. La missione però, come ribadito dai due, non aveva l’obiettivo di puntare il dito contro territori, politiche o governi, ma ricostruire la rotta balcanica nella sua complessità. “Era un contesto in cui si riteneva necessario esserci, essere presenti al confine” ha affermato Benifei. Si voleva attirare l’attenzione sulle organizzazioni umanitarie che operano al confine ed è stata una missione dal duplice obiettivo: da una parte stimolare la spinta per la creazione di corridoi umanitari per i soggetti più fragili. In secondo luogo, a medio termine, operare per il cambiamento delle leggi che normano la migrazione.

Massimiliano Smeriglio

Come riportato anche dal collega, l’On. Smeriglio, l’intenzione era quella di sorvegliare e monitorare la situazione dei migranti tra Croazia e Bosnia; acquisire inoltre dati, informazioni e testimonianze su tutta la filiera della migrazione, anche a fronte dei fondi europei stanziati dall’Ue per la gestione dei migranti, una “verifica di come sono state spese risorse a fronte del disastro umanitario e non luogo che è Lipa”. Un non luogo che rientra in una procedura che parte dalla Slovenia e definita di cosiddetta “riammissione informale”. Ci si è chiesti con Gianfranco Schiavone (Ics e direttivo AsgiI) cosa voglia dire ‘informale’: se a livello semantico si è di fronte a quella che è definita una deportazione, un trasporto coatto; dal punto di vista strettamente giuridico si è di fronte a una procedura fasulla di rimbalzo della responsabilità della presa in carico delle domande di asilo.

Si assiste a un crollo del sistema giuridico europeo che ha impedito di presentare una domanda di asilo, poiché le persone venivano riammesse in Slovenia e la domanda svaniva nel nulla. Nel passaggio tra Croazia e Bosnia non si può parlare di respingimenti e riammissioni, ma solo di violenza, violenza sistemica. A testimoniare queste violenze sono intervenute Beatrice Sgorbissa (Strada SiCura) e Lorena Fornasir (Linea d’Ombra): donne facenti parte di due realtà che a diversi livelli si prendono cura dei cosiddetti illegali e i migranti transitanti, famiglie…

Dall’Aprile 2020 Sgorbissa e i suoi colleghi medici e infermieri testimoniano le condizioni in cui arrivano coloro che riescono a passare le maglie dei confini locali. Individui che porteranno per tutta la vita addosso il segno, e le cicatrici, psicologiche e mentali, di ciò che hanno vissuto, stanno vivendo e delle violenze subite. Individui su cui la situazione politica e sociale europea e di gestione delle migrazioni ha creato e crea conseguenze a lungo termine, nonché un impatto sul loro tessuto sociale. Un trauma per tutta la vita, come quello che si riflette nelle parole della Fornasir: un trauma che ha un odore e un’immagine precisa: il corpo torturato dei ragazzi nelle boscaglie, respinti dall’Italia. Una situazione molto peggiore di quella di Lipa, che può anche essere considerato “il più grande lager ai confini dell’Europa”.

Testimonianza delle violenze e delle violazioni del diritto internazionale in tema di migranti è l’operato dell’Osservatorio Balcani e Caucaso, rappresentato dalla giornalista Nicole Corritore e dal report La rotta balcanica. I migranti senza diritti nel cuore dell’Europa. Il report, recentemente pubblicato e scaricabile gratuitamente dal sito di Altra Economia, a cura della rete RiVolti ai Balcani (35 organizzazioni di tutta Italia con l’attenzione rivolta a quei territori già da prima dei fatti attuali) è stato brevemente illustrato dal direttore di Altra Economia, Duccio Facchini.

Su scala locale, un’amministrazione comunale cosa può fare? Cosa può dire? Venendo a Trieste: l’accoglienza diffusa sarebbe un modello per ritornare a una Trieste civile, perché, come ricordato da Schiavone, il sistema sviluppato nel corso degli anni, e poi fortemente ostacolato e ridotto, funzionava. Quello dei migranti è quindi un tema che i candidati non possono evitare: bisogna perciò chiedere una presa di posizione, nonché un impegno in iniziative che aiutino nella rielaborazione della violenza perché se non c’è rielaborazione non c’è futuro. Lo sviluppo dell’Accoglienza e, in particolare, dell’Accoglienza Diffusa è la proposta di Un’Altra Città, sulla quale ritornare a dibattere in uno dei prossimi giovedì.

Gli incontri del giovedì alle 18, online, trattano i diversi temi proprio a partire da quanto descritto nel Programma per le elezioni amministrative del 2021, frutto di una lunga discussione con numerose cittadine e cittadini, e invitano gli esperti presenti e il pubblico a dibattere sul tema, a fare proposte anche di arricchimento. Un Programma, quello presentato alla città alla fine del 2020, che descrive in 100 punti proposte di cambiamento su molteplici aree di intervento. Dall’urbanistica alla mobilità, dalle aree verdi alla ciclabiltà, dalla sanità all’educazione, dalla scienza ai migranti. E altro ancora.

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