Dibattito di Altra Città sui giovani: ascoltarli e fare politica ‘assieme’ a loro

28 Marzo 2021

TRIESTE. Coraggio, partecipazione, competenze, azione, avere il coraggio di uscire dagli schemi, cambiare prospettiva e modalità di gestione delle politiche giovanili. Sono questi i concetti chiave emersi dal dibattito proposto da Un’altra città riguardante “I giovani in un’altra città” della declinazione del suo “programma nel programma” in vista delle Amministrative 2021. A stimolare la riflessione sugli ambiti con cui si interfacciano le cittadine e i cittadini del futuro Claudia Piredda, che ha coordinato gli interventi di Juri Pertichini (Progettista sociale e cooperatore, Arciragazzi Genova), Elena Debetto (Uisp Fvg), Carlo Iernetti (Educatore Ricreatorio Comunale), Graziano Rumer (Consigliere Nazionale Scout Cngei) e Alessandro Carbone (Dirigente Sportivo).

Partendo dalla premessa di trovarsi di fronte a una tra le fasce di popolazione meno ascoltate, rappresentate e coinvolte nella vita di una città, come affermato durante l’incontro, è necessario per un’amministrazione comunale fare politiche non per i giovani ma ‘con’ i giovani. Occorre quindi in primis ascoltarli, sentendo l’opinione di una parte integrante del dibattito pubblico; è compito, secondo quanto espresso da Juri Pertichini, degli adulti mettere in piedi modalità con cui esse ed essi possano esprimersi. Dare spazi e porre in campo risorse affinché questa voce emerga nel migliore dei modi. Questo è ciò che chiedono anche i ragazzi stessi: al dibattito sono infatti intervenuti, a titolo personale, alcuni studenti liceali e universitari che hanno messo sul tavolo questioni che sono rilevanti nella loro visione di partecipazione alla vita politica, intesa come vita della e nella Polis.

Richieste e istanze semplici, spesso però ignorate dai loro interlocutori; subentra quindi un ulteriore necessità: trovare gli interlocutori giusti. Attraverso iniziative come il già costituito Consiglio delle/dei bambine/i e delle/dei ragazze/i, un organo consultivo della giunta, che dovrebbe incontrarsi periodicamente per elaborare proposte e tenere in considerazione le opinioni delle bambine e dei bambini e i loro diritti; ma anche progetti portati avanti in altre realtà cittadine come il modello organizzativo dell’’amministrazione condivisa dei beni comuni (per un approfondimento: www.labsus.org/).

A Trieste non mancano peculiarità di accompagnamento e di affiancamento nella crescita: i ricreatori, realtà esclusivamente triestina in cui si vive un primo mondo di prossimità. Luoghi dove, come dichiarato da Carlo Iernetti, i bambini vanno e sono felici e che nel corso degli anni hanno portato avanti buone pratiche, come il gioco dell’arte (percorsi didattici educativi che si svolgevano al Museo Revoltella). Progetti che al momento rientrano però tra le iniziative che non hanno trovato continuità, ed è proprio sulla continuità che potrebbe intervenire una nuova amministrazione comunale. Oltre a puntare di più su corsi di formazione di alta qualità e alla valorizzazione dell’autonomia e della creatività degli educatori.

Ritornando alla questione degli spazi. Spesso non ci sono; se invece ci sono, vengono affidati a realtà a cui poi vengono tolti perché dichiarati inagibili o bisognosi di ristrutturazione, senza che al contempo vengano proposte alternative. Un esempio? Le sedi scout, come riferito dal consigliere nazionale degli Scout Cngei, Graziano Rumer. Potrebbero quindi, a tal fine, essere incrementati gli orari di apertura degli ambienti scolastici, in modo di favorire l’aggregazione spontanea dei ragazzi; si potrebbero inoltre pensare interventi ad hoc nel Porto Vecchio con aree a loro destinate; nonché luoghi dell’amministrazione comunale da gestire, conservare come beni comuni, stimolando la assunzione di responsabilità, di creatività dei giovani. A proposito del Porto Vecchio non si può non citarlo come meta della cittadinanza per l’attività motoria e sportiva, questione a sé, che meriterebbe un approfondimento che di sicuro avrà luogo in un ulteriore occasione. Una pratica sportiva che, come ribadito da Alessandro Carbone, è strettamente correlata alla parola minore: sport minori per minori che vogliono essere i maggiori del futuro e che spesso maturano nell’utilitarismo.

Per questo, anche nello sport professionistico, bisognerebbe ritrovare e ridare libertà: un gioco libero, un’attività libera. E gratuita. Tutte e tutti inoltre dovrebbero vedere garantito il diritto alla città, insieme alla libertà di movimento in sicurezza. Una buona pratica, a tal proposito, è quella condivisa da Elena Debetto e riguardante il pedibus, realizzato e promosso dall’Uisp. La sensazione,in chiusura, espressa anche da chi viene da fuori Trieste o vive realtà “decentrate”, è quella di una mancanza di spazi fisici, anche a causa di barriere burocratiche non indifferenti; ma anche di spazi mentali, di confronto e realizzazione di nuove idee e progetti. Da parte dei ragazzi esiste una forte voglia di collaborare a cui non corrisponde la volontà di un confronto diretto tra ragazzi e adulti.

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