Da grande farò la ricercatrice: quel sogno ora è ‘110 e lode’

7 Aprile 2020

Sara Scarabellotto

SACILE. In questi giorni difficili, nei quali l’ambito medico e quello della ricerca scientifica cercano di dare le migliori risposte per l’emergenza sanitaria in atto, una buona notizia arriva dalle Università italiane, dove la passione per la ricerca e lo studio in laboratorio non mancano di attrarre l’interesse dei giovani, vera speranza per il futuro delle nostre comunità. E proprio l’Università di Trieste, città-chiave come polo scientifico di riconosciuta rilevanza internazionale, tanto da essere in procinto di ospitare il Forum scientifico internazionale Esof2020, ha laureato il 6 aprile la sacilese Sara Scarabellotto, dottoressa in Chimica e Tecnologia Farmaceutica con una tesi sperimentale da 110 e lode. Una laurea vissuta in casa, com’è ormai diventata quasi un’abitudine in questi tempi di emergenza Covid-19, con la discussione via internet alla presenza dei soli familiari, il papà Ernesto, il fratello Stefano e la mamma Patrizia, tecnico radiologo all’ospedale di Pordenone, uno dei tanti reparti oggi in prima linea nella battaglia contro il virus.

Particolare interesse ha suscitato la tesi sperimentale sviluppata da Sara nell’ultimo anno e mezzo di lavoro, dedicato allo studio di composti attivi nell’ambito della cura alla fibrosi cardiaca e, in subordine, alla fibrosi polmonare. Una ricerca di laboratorio condotta prima all’Università e quindi perfezionata grazie alla partnership con l’Icgeb, Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia dell’Area Science Park di Padriciano, una delle tante eccellenze che compongono la rete di “Trieste Città della Scienza”. Si tratta infatti di un’organizzazione internazionale con 30 anni di attività nel Sistema delle Nazioni Unite, che consente agli scienziati di oltre 60 Paesi di operare a contatto con i migliori esperti mondiali nei diversi settori delle scienze della vita, con 46 programmi di ricerca che coinvolgono 575 ricercatori nelle 3 sedi operative: a Trieste (dove si trova anche la Direzione Generale dell’ente), New Delhi (India) e Cape Town (Sudafrica).

Lo studio condotto da Sara ha permesso di sintetizzare in laboratorio 7 nuovi composti potenzialmente attivi come anti-fibrotici, dei quali 4 si sono rivelati efficaci per agire sulla fibrosi cardiaca e uno di questi anche su quella polmonare. Un risultato lusinghiero che apre la strada a ulteriori studi e sperimentazioni, pensando a future applicazioni in campo farmacologico nella cura di queste patologie.

La ricerca è infatti il vero obiettivo di Sara: “Ho coltivato questo sogno fin da ragazzina: per questo, dopo il diploma in chimica all’Istituto Kennedy di Pordenone, non ho avuto esitazioni nello scegliere il percorso di studi in Chimica e Tecnologia Farmaceutica. Grazie all’Università di Trieste, che mi ha offerto una formazione di alto livello, ora mi sento pronta per un futuro in laboratorio nel campo della ricerca farmacologica”. Di questi tempi, e pensando al futuro di tutti noi, c’è da augurare a lei e a tutti i giovani animati dalla passione per la ricerca, di poter realizzare presto i loro sogni.

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