Confine, immagini dal manicomio Mostra a Gorizia

30 Maggio 2019

GORIZIA. E’ un appuntamento d’eccezione quello che la Biblioteca statale Isontina si appresta a ospitare. Dall’1 all’8 giugno, infatti – dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 18.30, il sabato fino alle 13 -, negli spazi della galleria d’arte Mario Di Iorio, si potrà visitare visitare la mostra fotografica di Fabrizio Borelli “Confine 1. Storia di luci e di ombre”, a cura di Maria Italia Zacheo. L’inaugurazione è fissata per sabato 1° giugno alle 18; la presentazione sarà curata da Franco Perazza. Il catalogo sarà disponibile in galleria.

“L’iniziativa – commenta Borelli – suggerisce una profonda riflessione sui temi molto attuali della diversità e del confine, argomenti vicini e cari a una città, Gorizia, protagonista nei processi di innovazione. “Confine è qualcosa che ti trovi davanti – spiega ancora -. Tra senno e follia, tra individuo e comunità questa mostra narra la condizione della precarietà umana in una sequenza di immagini che restituiscono identità e dignità ai protagonisti, nelle rappresentazioni di un’insolita tournée, Uomini e recinti, un laboratorio-spettacolo dell’autunno del 1979. L’opera, un racconto fotografico, è omaggio alla vita. E’ insieme omaggio a Franco Basaglia, psichiatra promotore della legge nota con il suo nome, che con straordinario impegno lavorò alla riorganizzazione dell’assistenza psichiatrica ospedaliera e territoriale per un superamento della logica manicomiale. E’ ringraziamento a quanti sostennero un’operazione così rivoluzionaria. E’ invito a riflettere sull’attualità del tema della diversità, a quarant’anni dalla promulgazione della Legge n. 180 (13 maggio 1978), che riformò gli accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”.

Il programma comprendeva più appuntamenti in diverse ‘stazioni’ – Santa Maria della Pietà, Tevere, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Piazza S. Maria in Trastevere, Giardino Zoologico, Largo di Torre Argentina e omonimo Teatro, Mattatoio, quartiere di Primavalle – al fine di tracciare un “itinerario della riabilitazione”. I protagonisti della tournée si rappresentarono portando con sé, e quindi rendendoli manifesti al mondo, gli strumenti di coercizione che li avevano accompagnati nella vita da internati: il letto di contenzione, la camicia di forza, l’elettroshock.

La mostra documenta l’entusiasmo e lo smarrimento di questo gruppo di donne e di uomini che attraversarono in più tappe una città indifferente o incredula e che, nel silenzio, rientrarono ogni volta, la sera, in manicomio. E’ proposta un’ampia selezione di fotografie (riprese: 35mm b/n analogico; stampe: Giclée Fine Art Print, 60×40 e 90×60, a cura dell’autore) dall’intero corpus di alcune centinaia di scatti.

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