Confcooperative preoccupata per il settore della cultura

14 Aprile 2020

UDINE. Da Confcooperative Fvg arriva l’allarme per il settore culturale. Decine sono le imprese cooperative che operano nella cultura e nel suo indotto, dalla gestione di strutture museali e artistiche, allo spettacolo dal vivo, ai servizi bibliotecari, ai servizi accessori all’organizzazione di esposizioni ed eventi, all’audiovisivo. Tutto bloccato e un intero comparto in una crisi profondissima da quanto è scoppiata l’epidemia.

Serena Mizzan

«Il comparto culturale, per la specificità delle sue attività che si rivolgono al pubblico, risulta colpito in modo particolarmente grave – conferma Serena Mizzan, presidente del settore Cultura e Turismo di Confcooperative Fvg, con più di 30 cooperative associate -, sia per la chiusura delle strutture museali, sia per la cancellazione di date teatrali, tournée, la disdetta di contratti. Il settore è stato interessato dapprima dal blocco generalizzato delle visite d’istruzione e uscite didattiche (con la cancellazione quasi totale della stagione 2020), che ha colpito i musei, le riserve naturali e le attività didattico-divulgative realizzate da diverse cooperative culturali. In seguito, le disposizioni per il contenimento del contagio hanno comportato il blocco di tutto il comparto».

Le conseguenze? Crisi di liquidità e impatto sui conti che si misura in doppia cifra percentuale. «Abbiamo apprezzato le prime iniziative della Giunta regionale che, sul fronte della rendicontazione dei progetti in essere (forzatamente falcidiati dall’impossibilità di realizzare molte iniziative previste) ha compreso la difficoltà del settore e la necessità di introdurre un ampio grado di flessibilità. È un punto di partenza per operare in maggiore serenità». Ma cosa serve per ripartire? «Fatti salvi tutti gli interventi economici necessari a garantire la sopravvivenza delle imprese in generale, riteniamo che il settore avrà bisogno di interventi di medio e lungo periodo (pensati sulla base delle caratteristiche del comparto culturale) per salvaguardare l’intero settore che uscirà dalla crisi inevitabilmente indebolito sotto il profilo della solidità economica, della capacità di investimento, ma non certo nelle sue potenzialità culturali e progettuali».

Due strumenti possibili, per Confcooperative Fvg, potrebbero essere quelli dei voucher per le famiglie a sostegno della domanda di fruizione culturale e la generalizzazione dell’Iva ridotta al 4% anche per quei servizi culturali che, oggi, vengono ancora sottoposti all’aliquota ordinaria. «Due proposte concrete per la “fase della ripartenza” e, a questi, aggiungerei – conclude Mizzan – investimenti per l’aggiornamento tecnologico delle strutture, i riallestimenti, la formazione e le nuove produzioni, in generale tutto ciò che può aiutare il settore a recuperare il tempo perduto e a fare un necessario balzo in avanti».

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