Christmas Blues non è una canzone, è la solitudine delle Feste. Chi ne soffre e perché

22 Dicembre 2018

UDINE. Lo hanno ribattezzato ‘Christmas Blues’. Altro che spirito natalizio, c’è chi durante le Feste si sente triste e malinconico, altri soffrono di ansia, si sentono stanchi e apatici. Un malessere diffuso che colpisce chi vive questo periodo come una fase di particolare stress e di inadeguatezza (sono tutti così felici!). I media propongono immagini di serenità e famiglie perfette, ma spesso questo non corrisponde alla realtà. Il periodo delle festività natalizie, infatti, è soprattutto una fase di bilancio e non sempre l’anno che volge al termine è stato positivo o corrispondente alle aspettative.

La presentazione del progetto Solitudini e no

“A Natale, oltre alla mancanza della luce, che influenza molto l’umore, si valuta quello che è stato. Le feste sono occasione di riflessione, anche inconscia – spiega Franco Fabbro, professore ordinario di Psicologia Clinica all’Università di Udine e componente del comitato scientifico del convegno internazionale ‘Uscire dalla Solitudine. Costruire relazioni’ che si terrà a Udine dal 3 al 7 luglio 2019 -. In queste giornate talvolta le persone si accorgono che le relazioni non sono sufficienti”. Ecco perché ci si può sentire malinconici o ‘depressi’. Questo “è un momento paradossalmente di difficoltà maggiore per chi ha problemi, per chi è solo”. Ma anche per chi all’apparenza non ha difficoltà.

Analizzando un po’ cosa succede nel nostro cervello quando ci sentiamo soli, il professor Fabbro ha spiegato come “la solitudine è il dolore relativo alla mancanza di relazioni significative. Quando ci si sente soli, nella mente (come comprovato da alcuni studi) si attivano le strutture del dolore psicologico. Si tratta di alcuni sistemi del lobo frontale mediale, dell’insula e di altre strutture più profonde del cervello. Tutte si ricollegano alla percezione del dolore affettivo”.

I numeri sulla solitudine parlano chiaro: 8,5 milioni di italiani vivono da soli, in media 1 persona su 5 con più di 18 anni non ha nessuno su cui contare in caso di bisogno (1 su 4 oltre i 75 anni), tra il 50 e l’80% di chi è solo, a seconda della fascia d’età, si dichiara profondamente insoddisfatto della propria vita. “I sistemi industriali ed economici hanno puntato verso un’organizzazione sociale tendenzialmente orientata alla solitudine. – sottolinea il professore -. Sempre più spesso si vive soli e questo è un modello che non corrisponde all’ambiente sociale nel quale si è sviluppata la mente umana. Studi hanno dimostrato, infatti, che il cervello si è evoluto per consentire all’uomo di vivere insieme agli altri. Il cervello è eminentemente un sistema per favorire le relazioni sociali significative”.

In un mondo ‘iper-connesso’ tutto questo può risultare paradossale: “Non è un paradosso – chiarisce Fabbro – perché tutti gli strumenti che abbiamo a disposizioni sono mezzi di comunicazione cognitiva. Le persone, si vedono, si sentono, ma l’aspetto affettivo e anche corporeo della comunicazione viene meno, sempre di più. Gli strumenti che noi utilizziamo (cellulari, pc, e quindi i social, i sistemi di messaggistica) collegano solo il livello più astratto del cervello (cognitivo appunto) e non quello più profondo. Questa società vede l’uomo come un essere puramente razionale e astratto, ma così non è”. Detto questo, però, è necessario analizzare anche l’aspetto positivo della solitudine che “se è una scelta del singolo, che vive relazioni sane e positive, porta con sé un grande equilibrio. Stare soli consente di decidere in autonomia aumentando il ragionamento critico e la responsabilità individuale, fondamentali anche per vivere in gruppo”, ricorda Fabbro.

In questo ampio e complesso quadro si inserisce il progetto ‘Solitudini e no’ che da luglio 2018 sta analizzando il problema, coinvolgendo la popolazione in una serie di dibattiti e percorsi pubblici. Fino a oggi si è parlato di solitudine negli anziani, ma anche di come i giovani possano sviluppare capacità relazionali sane attraverso lo sport (con ‘Di sana e robusta emozione’). Sempre con i ragazzi è ancora in corso un progetto formativo che li vede protagonisti in un percorso di acquisizione della capacità di ascolto (‘Listening skills: imparare ad ascoltare per comprendere gli altri e se stessi’). Le associazioni Artess e Ifotes, con il sostegno di Comune, Progetto Oms Città Sane, Università di Udine e Regione Fvg, hanno iniziato dunque ad accendere i riflettori, facendo diventare Udine città di riferimento contro la solitudine.

Per farlo hanno lanciato un biennio di eventi (2018-2020), riflessioni, approfondimenti dal titolo ‘Solitudini e no. Insieme per il benessere emozionale e sociale’, che culminerà, nel luglio 2019, con il congresso internazionale di Ifotes ‘Leaving loneliness – Building relationships’ ospitato proprio nel capoluogo friulano (sono attesi oltre 900 partecipanti da tutto il mondo per 5 giorni di lavori sul tema).

INTANTO C’E’ TELEFONO AMICO
E se a Natale si sente il bisogno di parlare con qualcuno è bene ricordare che dalle 10 del 24 dicembre alle 24 del 26 il servizio di Telefono Amico Italia sarà attivo ininterrottamente. I volontari dei 20 centri nazionali si alterneranno comunque durante tutte le settimane di festa dalle 10 alle 24 per rispondere alle chiamate al 199 284 284 o via web www.telefonoamico.it o a Mail@micaTAI.

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