Che succede in Ruritania? Premio Mitry al femminile

6 Ottobre 2022

PORDENONE. La retrospettiva Ruritania, che avrà un seguito nella prossima edizione delle Giornate e di cui già si sono visti molti film, è al centro della serata di venerdì 7 ottobre, con il collaudato programma che intreccia fiction e documenti storici. Three Weeks del 1924, regia di Alan Crosland, non era mai uscito in Italia e l’unica copia conosciuta era al Gosfilmofond di Mosca. Nel 2020 la Cineteca del Friuli si era offerta di ricostruire digitalmente il film sulla base della sceneggiatura originale appartenente a una collezione della University of Southern California, e nel 2021 furono mandati in Italia dalla Russia i file DPX 4K del film che ora finalmente è pronto.

Three Weeks – Credit: Collezione Joseph Yranski

Oltre a questa novità, l’interesse per il film sta anche nell’alone di scandalo con il quale era stata accolta la sua uscita sugli schermi e prima ancora la pubblicazione del romanzo di Elynor Glyn da cui era tratto. Bollato come osceno negli ambienti conservatori per la sincerità priva di qualunque ipocrisia con cui descriveva il desiderio sessuale femminile, il romanzo fu tradotto in molti Paesi compresa l’Italia, dappertutto riscuotendo grande successo. La protagonista di Three Weeks è la regina di un paese balcanico, insoddisfatta del proprio matrimonio, che cerca e consuma una relazione con un uomo più giovane. La combinazione di passione-lotta di potere, ieri come oggi, è sempre una carta vincente: ai tempi del film era peraltro ancora vivo il ricordo dell’assassinio del re Alessandro I di Serbia e della sua consorte, e della Regina, così viene sempre genericamente definita dalla sceneggiatura, viene sottolineata la natura slava, nell’opinione comune passionale e violenta.

Sull’elemento della violenza Three Weeks calca decisamente la mano con scene di orde sanguinarie di rivoltosi all’assalto del palazzo del debosciato monarca, che sono assenti nel libro. Contrariamente a quello che appare sullo schermo, tra i due protagonisti, Aileen Pringle (la Regina) e Conrad Nagel (Paul Verdayne, l’amante) non ci fu amore, tutt’altro: la loro recitazione rende comunque bene l’atmosfera di torrida passione, ma sono soprattutto la fotografia e le eccezionali scenografie di Cedric Gibbons a destare unanime ammirazione.

Tutt’altra Ruritania è quella del corto precedente, His Royal Slyness del 1920, diretto da Hal Roach e interpretato da Harold Lloyd, una garanzia di qualità. I soggetti di questi regni da operetta davano ampio spazio alla satira e qui si calca sfrenatamente la mano. Variety definì il film “di gran lunga la migliore comica mai realizzata da Lloyd, tale da suscitare genuine, viscerali e irrefrenabili risate”.

Within The Law – Credit: Rob Byrne Collection

Per la retrospettiva Norma Talmadge c’è in programma alle 10.45, Within The Law (L’onestà vittoriosa, 1923) di Frank Lloyd in cui l’attrice ha due ruoli che non sono però di due personaggi diversi, ma uno unico, quello di una donna ingiustamente incarcerata che da questa esperienza viene radicalmente trasformata. La sceneggiatrice è Frances Marion, che fu la prima donna a vincere l’Oscar nel 1930, ne vinse un altro nel 1932, autrice di centinaia di sceneggiature; fu anche corrispondente di guerra, scrittrice e regista e il programma di venerdì 7 ottobre, alle 14 al Teatro Verdi, le rende omaggio con la proiezione del secondo dei due film da lei diretti, Just Around The Corner del 1921. Il film racconta degli sforzi di una povera vedova malata che lotta per garantire ai due figli una vita onesta; il tema è trattato però convenzionalmente e moralisticamente, il che è piuttosto strano se pensiamo che la regista e la sceneggiatrice nella vita privata erano due note e agguerrite femministe.

Manolescu – Credit: Cinémathèque de Toulouse

Da non perdere per la sezione Il Canone Rivisitato, alle 16.30, Manolescu del 1929 di Viktor Tourjansky la prima grande produzione che il regista ucraino realizzò in Germania dopo esser stato assistente di Abel Gance in Napoléon. Il film è ispirato alla storia di un truffatore rumeno di cui molto si era occupata la cronaca berlinese a cavallo tra 800 e 900 e ha grandi interpreti come Ivan Mosjoukine, Brigitte Helm, Heinrich George, Dita Parlo accanto a un grande direttore della fotografia come Carl Hoffmann che aveva lavorato alle grandi produzioni Ufa di Lang e di Murnau.

IL PREMIO JEAN MITRY

Eva Orbans

In apertura di serata, alle 21 al Teatro Verdi, c’è la cerimonia di premiazione del Jean Mitry Award, che dal 1986 viene assegnato a personalità o istituzioni che si sono distinte per il recupero e la valorizzazione del patrimonio cinematografico muto. Istituito dalla Provincia di Pordenone, dal 2017 è sostenuto dalla Fondazione Friuli. Nell’edizione 2022 sono due donne a ottenerlo: Eva Orbanz e Stella Dagna.

Nata a Berlino nel 1942, Eva Orbanz dal 1966 ha lavorato in Germania al Deutsche Film- und Fernsehakademie Berlin (dffb), sviluppando un forte interesse per la produzione cinematografica e per la storia del cinema. Si è formata come archivista alla Royal Cinémathèque di Bruxelles e al British Film Institute di Londra. Dal 1973 al 2007 ha lavorato alla Deutsche Kinemathek – Museum für Film und Fernsehen di Berlino, prima ricoprendo diversi incarichi fino alla nomina, nel 1982, di conservatrice presso il dipartimento film. Dal 2008 è conservatrice senior [SC1] per i progetti speciali.

Stella Dagna

Archivista e restauratrice, Stella Dagna dopo la laurea in filosofia e il dottorato di ricerca in Storia delle arti figurative e dello spettacolo, Stella Dagna ha lavorato per quindici anni alla Cineteca del Museo Nazionale del Cinema di Torino, dedicandosi in particolare alla collezione di cinema muto. Nel corso della sua vita d’archivio ha co-curato più di un centinaio tra preservazioni e restauri, soprattutto dedicati alla affascinante e talvolta ‘difficile’ produzione muta italiana. Tra i progetti cui ha lavorato: il restauro e la diffusione dei film sopravvissuti della serie Maciste interpretati da Bartolomeo Pagano, il restauro delle differenti versioni mute de Gli ultimi giorni di Pompei, la ricostruzione di Antologia di materiali neuropatologici di Camillo Negro (1908-1918), il piano di recupero di frammenti da identificare della collezione nitrato del Museo. I temi legati all’etica di archivio e di restauro sono, insieme alla promozione della conoscenza del cinema muto italiano, al centro delle sue attività di didattica e di ricerca. Negli ultimi anni, in particolare, la sua riflessione si è concentrata sui problemi degli archivi film in epoca di transizione digitale.

Il programma online, su MYmovies, propone alle 21 Manolescu (1929) di Viktor Tourjansky.

Il programma completo su www.giornatedelcinemamuto.it

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