Che fare di Porto Vecchio? La discussione è ricca di spunti

19 Marzo 2021

TRIESTE. L’accordo di programma sul Porto Vecchio fra Comune di Trieste, Regione Fvg e Autorità di sistema portuale dell’Adriatico orientale è stato al centro dell’incontro pubblico promosso dalla Rete civica Un’altra città, e in particolare dal Tavolo qualità dell’ambiente urbano e Porto Vecchio, che si è costituito nel 2018 e ha promosso nel dicembre 2019 l’evento “Porto Vecchio impresa collettiva”, nel febbraio 2020 l’evento “I Buchi neri e le strategie di sviluppo della città” e che ha presentato nel settembre 2020 il rapporto “Porto Vecchio impresa collettiva. Una strategia per il recupero del Porto Vecchio e per il futuro della città”, in cui sono stati sintetizzati i risultati dei tavoli di lavoro in cui i cittadini che hanno partecipato ai vari eventi hanno proposto vere e proprie strategie per lo sviluppo della città. L’incontro si è svolto su piattaforma web a causa delle misure di contenimento della pandemia Covid-19 e sarà rivedibile dal pubblico anche nei prossimi giorni sulle pagine web di Un’altra città.

L’evento, a cui sono stati invitati anche il Sindaco e i Consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione, ha mosso dall’illustrazione dei contenuti essenziali e della valenza economica, sociale e politica dei documenti oggetto dell’accordo di programma la cui firma dovrà essere ratificata dal Consiglio comunale entro il prossimo 25 marzo. Documenti che mettono in luce ancora una volta l’assenza di una visione e di una vera e propria strategia per il recupero del Porto Vecchio, e il mancato coinvolgimento di cittadini, soggetti economici e parti sociali nel disegno di un’area fondamentale per lo sviluppo e il futuro della città. Un approccio che sembra privilegiare la rendita immobiliare e la vendita di immobili pubblici di grande valore storico e architettonico a soggetti privati anziché investire su un grande progetto di rilancio economico e occupazionale di un’area fondamentale per lo sviluppo di Trieste nei prossimi anni, come invece era stato previsto nella Delibera di indirizzo approvata nel gennaio 2019 dal Consiglio comunale.

Se nella delibera approvata nel 2019 la residenzialità appariva infatti come destinazione residuale, privilegiando non solo le funzioni portuali e culturali, ma anche quelle produttive, con ricadute occupazionali permanenti nel tessuto economico della città, la variante allegata all’accordo di programma destina alla residenza fino al 70% delle funzioni previste nel cosiddetto “Sistema misto”, cioè la grande area del Porto Vecchio che resterà esclusa dalle funzioni portuali, da quelle museali e da quelle legate allo sport e al tempo libero. In totale, cioè, la possibilità di destinare alla residenzialità fino a 650 mila del milione di metri cubi presenti all’interno dell’intero complesso del vecchio porto, per cui gli operatori di mercato già stimano un costo per gli acquirenti finali delle residenze pari a una cifra compresa fra 3.500 e 5 mila Euro al metro quadro. Un grande progetto immobiliare, insomma, testimoniato anche dallo scarso investimento economico e di personale sul Consorzio di gestione che governerà l’intero processo, “Ursus”.

Un Consorzio adibito forse più a un ruolo di ricerca di investitori immobiliari anziché al coordinamento e alla commissione di un grande piano complessivo di rigenerazione urbana e recupero di un’area appena sdemanializzata e da poco restituita ai cittadini e alle funzioni pubbliche della città su cui investire come progetto innovativo, ad alto contenuto scientifico-tecnologico, come sembrano invece chiedere anche grandi realtà economiche già insediate in città.

Sono molte le altre criticità presenti nei documenti in via di approvazione definitiva. Fra queste, la mancanza di uno studio volto a definire le strategie demografiche per attrarre in città i 1.000 o 2.000 nuovi cittadini che dovrebbero abitare il ‘nuovo’ Porto Vecchio, senza creare nuovi buchi neri nel tessuto immobiliare della città e nel settore terziario dei servizi destinati ai residenti. Ma anche l’assenza di altri studi propedeutici allo sviluppo e all’utilizzo dell’area, in particolare quello sull’archeologia con cui si dovrà confrontare la costruzione di tutto il sistema dei sottoservizi, il piano paesaggistico e il piano degli accessi – in particolare da fuori città – e della mobilità, che probabilmente, una volta realizzati, si riveleranno incompatibili con diverse previsioni che sembrano ben poco ponderate, come quella della realizzazione di una ovovia per il collegamento con Opicina. Vengono invece trascurate le potenzialità della rete ferroviaria esistente e il rapporto del Progetto di Variante con il Piano di sviluppo della mobilità sostenibile e con il Piano particolareggiato del centro storico recentemente approvati dal Comune. Un accordo di programma denso dunque di annunci, ma ancora privo di tutti i necessari presupposti, predisposto male e in fretta con il pensiero rivolto più all’imminenza delle elezioni amministrative che alla necessità di affrontare bene un passaggio decisivo per il futuro della città.

L’incontro, presentato da Giulio Lauri, è stato introdotto da brevi comunicazioni di William Starc, Gianfranco Depinguente, Roberto Dambrosi e Loredana Casalis, appartenenti tutti a Un’altra città. Gli esponenti della Rete civica, che fra le altre cose nei mesi scorsi ha presentato un programma complessivo per la città che sta discutendo con i cittadini in diversi incontri pubblici che si tengono il primo il secondo e il quarto giovedì di ogni mese, hanno dialogato con tre ospiti di eccezione: l’architetto e urbanista di chiara fama Luciano Semerani, autore fra le altre innumerevoli cose, del primo Piano particolareggiato del Centro storico della città di Trieste; Erika Coppola, fisica del clima, ricercatrice e docente al Centro Internazionale di Fisica Teorica (Ictp) e Mirano Sancin, Presidente del Comitato Tecnico-Scientifica dell’Area di Ricerca e Direttore di Sviluppo Scientifico e Innovazione di Kilometro Rosso (Bergamo), uno dei principali distretti europei dell’innovazione.

Con gli ospiti si sono affrontati non solo gli aspetti urbanistici delle scelte che la città ha davanti, ma anche il contesto ambientale e climatico e le potenzialità dell’area come incubatrice di attività economiche legate alla ricerca, all’innovazione e alla transizione ambientale, in grado di generare nuova occupazione e di attrarre nuovi abitanti in città.

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