Carlo Sgorlon e il suo Friuli in un viaggio digitale di Pnlegge

25 Marzo 2021

Carlo Sgorlon con la moglie

UDINE. «Il Friuli di Sgorlon c’è, non c’è e “si dice”». Parola dell’autrice Martina Delpiccolo, guida d’eccezione del terzo “Viaggio digitale” 2021 organizzato nell’ambito del progetto “Friuli Venezia Giulia terra di scrittori. Alla scoperta dei luoghi che li hanno ispirati”, promosso da Fondazione Pordenonelegge insieme alla Regione Fvg e a PromoTurismoFvg. “Mito e epica: il Friuli di Carlo Sgorlon” è il nome dell’escursione digitale sulle tracce del grande scrittore, in programma sabato 27 marzo, dalle 10 su Facebook e Youtube di pordenonelegge – e successivamente sui canali di PromoTurismoFng.

Un modo per gustare i luoghi e le suggestioni letterarie che hanno generato: il format, che da molti anni Fondazione Pordenonelegge ha sviluppato sul campo, con il 2020 pandemico si è riconvertito in piccole full immersion digitali che cercano di custodire e trasmettere il piacere del viaggio. Ma sempre nel segno dell’accessibilità: i viaggi online sono realizzati anche in Lis (Lingua Italiana dei segni). Gli itinerari si possono ritrovare tutti sul canale Youtube di pordenonelegge e sul sito turismofvg.it

Info e dettagli pordenonelegge.it

Il Friuli di Sgorlon c’è nella realtà biografica, c’è a Udine e nella vicina campagna di Cassacco dove lo scrittore nacque, e poi nei luoghi storici che sono stati rievocati, epicamente. Non c’è nella misura in cui questa realtà evapora in mito, negli archetipi di Jung, in luoghi inventati universali, senza tempo e sempre stati. E poi c’è il Friuli popolare del si dice, del tramandare, ci sono le dicerie, le credenze e superstizioni, le magie e le leggende di questa civiltà arcaica contadina e sacra».

Ecco dunque che il viaggio alla (ri)scoperta di Carlo Sgorlon parte dalle scuole elementari di Cassacco, paese dove l’autore venne alla luce nel 1930: quasi una predestinazione, perché maestri furono il nonno, la mamma e la moglie di Sgorlon, e lui stesso fu insegnante per molti anni all’Istituto Zanon di Udine. Il luogo natale di Carlo Sgorlon è l’attuale Biblioteca di Cassacco, e in quelle campagne lo scrittore spesso amava pedalare, fra Raspano e Martinazzo. L’itinerario sgorloniano metterà a fuoco Cassacco, dove è ambientato “Prime di sere”, così come Udine dove è ambientato il romanzo “La Contrada”, e altri luoghi rievocati storicamente nelle sue opere sono il Vajont de “L’ultima valle”, Porzus de “La malga di Sîr”, la Carnia de “L’armata dei fiumi perduti”.

Martina Delpiccolo

E seguendo il filo rosso della narrativa di Sgorlon ci sono ancora Porzûs e naturalmente la Carnia, e poi Tricesimo e Reana che appartengono anche al suo vissuto, e molti episodi e motivi che l’autore trasferì dal Torre al Tagliamento. «Viaggiare nel Friuli di Sgorlon significa andare in cerca di luoghi mitizzati o dai nomi inventati. Questo Friuli mitico – ricorda Martina Delpiccolo – ha ispirato anche il lamento dello scrittore”, confidato nell’autobiografia: perché si sentiva figlio del Friuli, ma sapeva bene di non essere figlio unico e aveva la sensazione di non essere completamente “capito” dal Friuli, nonostante i tanti premi e riconoscimenti».

Udine è ancora oggi legata in modo indissolubile alla campagna circostante, che rifornisce le sue osterie di vini pregiati e le sue trattorie di specialità del territorio. Parti da qui per scoprire la vera anima del territorio, una vasta area che spazia dalle Alpi al mare Adriatico e custodisce senza contraddizioni castelli e borghi rurali, cantine e musei. Si possono scoprire anche i suoni curiosi di una lingua millenaria, rimasta invariata per secoli: il friulano è ancora oggi utilizzato per la comunicazione familiare, ma è anche lingua letteraria ed è riconosciuto e tutelato dall’Unione europea come lingua minoritaria. In Friuli Venezia Giulia è in ottima compagnia, perché qui le lingue minoritarie utilizzate sono ben tre: oltre al friulano, si parlano anche lo sloveno e il tedesco, talvolta in varianti peculiari. La presenza di lingue provenienti da tutti e tre i grandi ceppi linguistici europei (latino, germanico e slavo) rappresenta un caso unico in Europa che rende questo territorio speciale anche dal punto di vista linguistico e culturale.

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