Carlo Cecchi nell’Enrico IV di Pirandello al Teatro Verdi

8 Gennaio 2019

Carlo Cecchi (Foto Matteo Delbò)

PORDENONE. E’ affidato a Carlo Cecchi, nel duplice ruolo di regista e interprete di una memorabile edizione dell’ “Enrico IV” di Luigi Pirandello, l’incipit 2019 al Teatro Verdi di Pordenone. Dopo gli indimenticabili allestimenti de L’Uomo, la bestia e la virtù (portato in scena nel 1976 con innumerevoli riprese fino alla edizione televisiva del 1991) e di Sei personaggi in cerca d’autore (quattro stagioni di tournée teatrale in Italia e all’estero dal 2001 al 2005), Carlo Cecchi torna a Pirandello con uno dei testi più noti del drammaturgo siciliano, Enrico IV appunto.

“Doppio” è la parola chiave: non solo per il duplice ruolo di Cecchi in questo allestimento che ha pensato, diretto, e che interpreta ogni sera nel ruolo protagonista. “Doppio” è anche il rapporto che Cecchi ha dichiaratamente con Pirandello, «punto focale, nodo centrale nella tradizione del teatro italiano, come tutti lo considero il più grande autore italiano. E anche il più insopportabile». Carlo Cecchi, vera icona del teatro italiano contemporaneo, firma adattamento e regia, e divide la scena con molti attori, fra i quali Angelica Ippolito, Gigio Morra, Roberto Trifirò. Le scene, essenziali e incisive, sono di Sergio Tramonti, i costumi di Nanà Cecchi, il light design è a cura di Camilla Piccioni.

Per gli abbonati del Teatro Verdi lo spettacolo è incluso nei pacchetti Blu, Giallo, Rosso, Verde, Fidelity Platinum e Gold. Biglietti direttamente al Verdi dalle 16 alle 19 dal lunedì al venerdì e il sabato dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19, tel 0434 247624. Biglietteria online sul sito www.comunalegiuseppeverdi.it Venerdì e sabato dalle 19 l’appuntamento è con l’happy caffè drink e smart food al Bar Licinio.

“Enrico IV” porta in scena i grandi temi della maschera, dell’identità, della follia e del rapporto tra finzione e realtà. Lo spettacolo narra la vicenda di un uomo, un nobile dei primi del Novecento, che da vent’anni vive chiuso in casa vestendo i panni dell’imperatore Enrico IV di Germania (vissuto nell’XI secolo), prima per vera pazzia, poi per simulazione ed infine per drammatica costrizione. L’amarezza vibrante di questa tragedia porta a un risultato di limpida bellezza, a una catarsi vera e propria; forse in “Enrico IV” più che in altre tragedie, il pirandellismo vince i suoi schemi e attinge a una tensione interiore davvero universale.

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