B#side War Festival a Pirano con l’installazione Prisoners

5 Maggio 2017

PIRANO. Dopo le tappe di Udine e Gradisca, IoDeposito Ong inaugura a Pirano Prisoners, opera concettuale di arte pubblica dell’artista Joshua Cesa. In collaborazione con la regione Friuli Venezia Giulia, il Comune di Pirano e la Comunità degli Italiani di Pirano, l’installazione sarà presentata sabato 6 maggio alle 18 nella piccola corte antistante alla Casa Museo Tartini (Kajuhova 12, 6330, Pirano, Slovenia). L’opera, patrocinata dall’UNESCO, sarà fruibile gratuitamente dal 4 al 7 maggio, lungo i vicoli dell’area compresa tra Piazza Tartini, Strada Adamiceva e Strada Bolniska, dalle 18 alle 22. Per la prima volta a Pirano, l’appuntamento con IoDeposito Ong rientra nell’ambito della terza edizione della rassegna artistica e culturale B#SIDE WAR, ideata e promossa attraverso numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni.

In un’Europa che cento anni fa si configurava come una grande prigione a cielo aperto, quasi quindici milioni di persone vivevano intrappolate in carceri di guerra inumane. A fianco a loro, altrettanti civili soccombevano tra campi di rifugiati, campi d’evacuazione o tra le propria mura domestiche, prigionieri di una realtà di distruzione e di privazione. Attraverso la sua installazione, l’artista Joshua Cesa coinvolge lo spettatore a esplorare le tematiche legate alla prigionia, permettendo di interfacciarsi con una visione poli-focale della storia tra passato e presente. Prisoners nasce infatti dall’esigenza di indagare l’esperienza della prigionia in senso percettivo e, partendo dal vissuto storico della Grande Guerra, innesca una riflessione ‘sensoriale’ e contemporanea sull’idea della reclusione, invariabile implicazione di tutti i conflitti.

L’installazione si realizza attraverso una serie di strutture cubiche poste a terra le quali, squadrate e monolitiche, si aprono al dinamismo mostrando l’immagine di numerosi prigionieri che dal loro interno, disperati, cercano l’uscita. Un contenitore che si fa quindi metafora di tutte le reclusioni – non solo quelle dovute alle guerre conclamate ma, anche, a quelle sommesse – in un tempo in cui l’uomo è prigioniero soprattutto di se stesso: inevitabile chiedersi quali siano, allora, i reali confini di una cella. Prisoners riesce a farsi vera e propria esperienza artistica, portando in sé due linguaggi apparentemente molto diversi: la fissità e la perfezione della figura geometrica dialoga e si relaziona col movimento disperato e primordiale di chi, nello schermo, sa di non potersi liberare.

«Inserita nello spazio urbano di Pirano, l’opera dialoga con le forme della città – spiega l’artista Joshua Cesa -. Il confronto tra il chiuso (gli snelli vicoli che caratterizzano il paesaggio) e l’aperto (l’ampia costa e la spazialità marittima) conduce il visitatore fino al mare, simbolo di speranza e di libertà da ogni prigione». Una seconda lettura svela inoltre come l’imbattersi casuale, negli schermi di Prisoners, induca a riflettere sul paradosso dell’incontro-scontro tra la libertà del passante e la condizione esasperata del prigioniero, fuori da ogni tempo e da ogni luogo, risvegliando così una preziosa – seppur scomoda – memoria storica. I cubi diventano allora contenitore e contenuto e ciascun prigioniero, proprio come ciascun passante, è portatore di una propria storia: ogni prigione è diversa, ogni storia è diversa. Percorrendo le vie della città si incontrano, quasi per caso, questi racconti. La riflessione innescata da Prisoners sul dramma dei conflitti offre, sicuramente, un nuovo e multifocale punto di vista.

Argomenti correlati:

Condividi questo articolo!