Arttime, mostra d’estate

2 Luglio 2016

UDINE. La Galleria Arttime di Udine ospita la mostra collettiva dal titolo “Summer Art in Udine 2016” dal 2 al 14 luglio. Partecipano alla rassegna gli artisti: Mariangela Mariani, Imelda Bassanello, Adelaide Scavino, Nicolò Galesi, Paola Abbruzzese, Giovanni Giungi (Tranca), Alessia Casellato, Pietro Barbieri, Vittorio Cimini.

IMG_2616Mariangela Mariani è un’artista istintiva, ricca di sensibilità e con naturale vocazione. Pregi nativi che ha coltivati ed affinati con impegno e con serietà di ricerca. Lavora ad olio, acquarello, non disdegna l’incisione. Varie le tematiche affrontate: paesaggi naturali, scorci urbani, figure, scene di genere, composizioni floreali. Condizionano i suoi lavori elementi narrativi e descrittivi: la Mariani infatti colloquia con il dato reale, non senza mediazioni sentimentali soggettivanti, attraverso segni e forme tradizionalmente figurativi. La tavolozza è ricca e fresca; quando adopera il pennello, l’artista sbriciola il colore, rifinendolo, calibrandone i contrasti, articolandone la rifrazione; con la spatola struttura con maggior densità materica masse e contorni. L’artista nella sua vasta produzione, esprime a pieno tutte le sue potenzialità: dagli effetti di luce, ai tagli delle inquadrature, al dinamismo delle immagini, alla sapiente stesura del colore, alle pennellate, ora dense e vigorose, ora lievi, morbide e fluttuanti.

Le opere di Imelda Bassanello sono un evento vitale per il passante. Ogni opera, che sia un quadro su una parete o una scultura posta al suolo, è per se stessa una fonte di pura emozione, suscettibile di placare la sete di vita dell’osservatore, liberandolo dalle nebbie della quotidianità. Obiettivo è provocare la meraviglia e la freschezza d’un risveglio nella luce della lucidità. Le figure ci parlano, intensificando lo scambio con occhi penetranti, mani accarezzanti, ritmo musicale. La materia delle opere di Imelda Bassanello tocca l‘osservatore e lo placa. La mano dell’artista illumina la spazio intorno e crea dei luoghi. Né decoro né pubblicità, nessun calcolo, ma purezza, verità, l’artista lascia intravvedere l’essenziale.

IMG_2615aL’arte di Adelaide Scavino emerge fin da bambina. Infatti la sua espressione artistica nasce da lontano nella semplicità della Langa che le ha fornito i primi strumenti: il carbone del vecchio camino di casa, le piccole pietre di tufo bianco di collina ed i cocci di mattone dimenticati dal tempo. Inizia a disegnare sui pali della vigna, sulle pietre e sui fondi di scatole di cartone e nel tempo sperimenta ogni genere di materiale e di supporti. Il percorso della ricerca artistica è lungo e complesso; anche quando i soggetti sembrano essere i più diversificati: in realtà l’argomento portante è sempre il soggetto antropomorfo, pur nelle sue espressioni simboliche come le maschere e gli spaventapasseri. Quando si confronta con gli oggetti, questi si umanizzano e diventano “oggetti parlanti” diventando essi stessi il supporto della sua pittura, raccontando la loro storia e trasformandosi in vere e proprie installazioni.

Nicolò Galesi, scultore del “mettere” anziché del “levare”, preferendo plasmare con impasti di terre le sue creature ideali piuttosto che cavarle dalla pietra, nella sua irrinunciabile passione si avvicina temerariamente alla figura del Creatore, che diede forma concreta all’universo e che impastò della semplice argilla per sagomare un uomo, cui insufflò quell’energia che chiamiamo vita. E questo perché Nicolò, siciliano permeato di quell’intramontabile cultura che fu della Magna Grecia, respirata nell’aria, ha seguito la via maestra della figurazione, primordiale linguaggio universale che accomuna gli uomini di ogni epoca nel riconoscimento della bellezza e del genio. In verità Nicolò, più che concentrarsi sull’armonia delle forme, che la scultura greca aveva già portato a livelli eccelsi, cerca di esprimere, trasformando la cruda materialità di terrigne sostanze in sensazioni interiori, l’archetipo di uno stato d’animo, la forza del sentimento, l’essenzialità di un accadimento esemplare. Presenta una serie di sculture in terracotta e bronzo.

Paola Abbruzzese trascorre l’infanzia e la prima gioventù assaporando e immagazzinando profumi e colori di una campagna pura e rupestre. Dopo aver cresciuto tre figli, trova il tempo di dedicarsi alla pittura e lo fa da autodidatta, senza quasi vedere le immagini che si presentano, ma tirando fuori quei ricordi di fanciullezza. Le sue opere sono fresche raffigurazioni di paesaggi estivi e composizioni floreali.

IMG_2615Giovanni Giungi (Tranca) è energia allo stato puro. E’ impossibile restare indifferente davanti ai suoi dipinti: evocano scenari ancestrali ed ineffabili. Colori come reminiscenze di un passato onirico universale, figure inquiete e tormentate, dilaniate dal dolore della nascita ma che al tempo stesso sprigionano l’incontenibile energia positiva della materia primordiale. Tutto questo è nelle opere di Tranca, pittore marchigiano contemporaneo i cui fiori, i cui paesaggi rappresentano le tre anime dell’artista: romantica, curiosa e inquieta, passionale e travolgente. I soggetti così rappresentati sembrano plasmati dal fuoco, che diventa così genio creatore, generando una incessante metamorfosi di identità e forme. Il contatto con gli elementi naturali è assolutamente vitale. Tranca è surrealista, visionario, materico, divora concetti e tecniche in un’insaziabile brama di conoscenza e sperimentazione. Irruento, provocatore e sempre pronto alla burla, è eclettico, onnivoro, vulcanico, ma anche incline alla riflessione e a indagare, indugiando, su se stesso e sull’umanità che lo circonda. E’ positivo, dinamico, infonde fiducia, i suoi lavori colpiscono per la capacità di evocare, trascinando l’osservatore in una dimensione fatta di oblio e di incantato stupore.

Alessia Casellato fino dalla giovane età si è interessata al disegno ed alla pittura. Adesso si è orientata prevalentemente verso la pittura a tempera e l’acquarello. Predilige soggetti figurativi rielaborati in chiave moderna. Esprime una tecnica fine, libera da condizionamenti, mettendo in risalto l’impeto e la passione. Cerca di cogliere lo spettacolo delle luci, delle ombre e delle atmosfere che circondano l’uomo e che spesso passano inosservate. Racconta una storia dove lo spettatore è alla scoperta di un mondo nuovo; cercando di portare chi osserva le sue opere ad andare oltre la tela creando un accostamento tra presente e passato. L’espressività delle figure è la conferma d’intendere la pittura come lavoro immediato: non c’è spazio per la casualità, dove passaggi staccati di luci e ombre sono la giusta alchimia dei colori. Pittura che compone immagini ritmate del reale.

IMG_2614Con spontaneità e immediatezza Pietro Barbieri oltrepassa il muro, scardinando con pennellate fugaci e rapide le rigorose ortogonalità che avvincono mattone al mattone e immagina, oltre l’ostacolo fisico, mari e cieli “tutti freschi di colore”. L’oggetto che definisce la barriera percettiva, il limite visuale agli orizzonti spaziali di un incessante e necessario guardare e scoprire, diviene nell’ultima ricerca dell’artista, il territorio eletto delle sperimentazioni pittoriche, il luogo del vedere e dell’intuire, il taccuino delle annotazioni, degli schizzi e degli appunti di chi ha deciso di leggere il mondo subordinando il dato fisico all’atto intellettuale e immaginativo. Nel chiarore di una pittura parca nei toni e caratterizzata dall’uso dei bianchi che rasserena ciascuna iperbole cromatica come avverrebbe nei bagliori di un sogno mattutino, poco prima del risveglio, Pietro Barbieri riorganizza così la luce trasmettendola a ogni velatura. Paesaggi, barche e marine, volti, maschere, figure sfumate entro scorci urbani sono suggestioni, essenze ancora volatili, macchie e masse cromatiche (talvolta antitetiche) che liricamente cercano dimensione e definizione. Presenta in questa rassegna quattro affreschi su tela che sullo sfondo di una Venezia onirica sviluppano storie di personaggi che si scoprono solo allo sguardo attento di chi osserva.

Vittorio Cimini, artista laziale, dopo un’attività artistica di notevole intensità svolta dagli inizi degli anni ’80 fino ai primi anni ’90, con la partecipazione a mostre collettive e personali, da quel momento e fino al 2011 si è fermato per motivi di lavoro. Ma la sua passione per l’arte riprende poi nel 2011 con progressiva intensità fino a farne una professione e soprattutto un vero motivo di vita. Ottiene numerose soddisfazioni derivanti dalla pubblicazione di alcune sue opere all’interno di prestigiosi cataloghi, che ne incoraggiano l’attività. I generi pittorici privilegiati dall’artista sono incentrati su ritratti, paesaggi, nature morte e tutto ciò che colpisce la sua sensibilità. All’interno di questa esposizione l’artista propone due armoniose composizioni floreali e due incisive nature morte dai toni delicati.

La mostra sarà visitabile dal 2 al 14 luglio nella Galleria Arttime di Vicolo Pulesi, 6 a Udine con il seguente orario: lunedì dalle 16.30 alle 19 e dal martedì al sabato dalle 10 alle 12 e dalle 16.30 alle 19.

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