Arte donna 2018 all’Arttime

3 Marzo 2018

UDINE. La Galleria Arttime di Udine presenta una mostra collettiva d’arte contemporanea dal titolo “Arte Donna 2018” che avrà luogo dal 3 al 15 marzo. Partecipano: Cleo Ruisz, Simonetta Rossetto, Florian Prünster, Catia Greatti, Luciano Cantoni, Davorka Azinovic, Giorgio Mascia, Enrico Del Rosso, Mariantonietta Rosso.

Cleo Ruisz ha studiato alla Scuola d’Arte di Vienna e ha avuto come maestri – tra gli altri – Norbert Trummer, Lore Heuermann e Clemens Fuchs. L’artista è anche scultrice, avendo studiato con Karl Sukopp e Ursula Krautwaschl, e cantante professionista. Per la “Giornata internazionale della donna” ha creato appositamente la serie di dipinti a olio “Le quattro stagioni: il cambio del tempo”. Avendo a disposizione quattro opere, l’artista ha deciso di ispirarsi alle stagioni, scegliendo di rappresentare il cambiamento climatico utilizzando i colori più vicini ai fiori caratterizzanti le quattro parti dell’anno. L’artista ama ritrarre persone, principalmente volti femminili, in combinazione con fiori ed elementi fantasiosi; per Cleo Ruisz le donne simboleggiano Madre Natura, la sicurezza e la bellezza. La frase che sintetizza l’operato dell’artista è la seguente: «Mi prendo la libertà di usare l’arte per esprimere ciò che mi commuove e mi riempie di profonda soddisfazione quando riesco a trasmetterlo».

Simonetta Rossetto nasce a Roma, pittrice autodidatta sin dalla tenera età respira in casa l’amore per l’arte pittorica, ma è da adolescente che si appassiona a questa disciplina grazie all’influenza del padre, artista poliedrico ed abile pittore anch’egli autodidatta. Trasferitasi già da lungo tempo a Treviso e godendo dell’atmosfera artistica di Venezia, decide di frequentare la scuola internazionale di Grafica dove affina le sue capacità tecniche. Significativamente attratta dalla rappresentazione figurativa in genere ed in particolare da quella umana, vera espressione di sentimento e di vita, dapprima affrontandola in maniera molto precisa quasi realistica attraverso la pittura ad olio, destrutturandosi poi con il passaggio all’acrilico rivolgendo dunque la sua attenzione all’arte figurativa astratta, frequentando lo Studio del maestro Gianni Ambrogio e di Luisa Cogo. La crescente voglia di cambiamento la porta ancor di più verso l’astratto e la sperimentazione materica.

L’approccio artistico di Florian Prünster s’inserisce nel solco di uno sforzo teso alla perfezione della rappresentazione umano-fisiognomica e della bellezza della natura creativa, svelandosi nell’amore per i dettagli. La sua attenzione per le sfumature più impercettibili del soggetto è ammirevole, così come la sua capacità di dar vita a un iperrealismo assoluto con la tecnica della filigrana, di cui pochi sono capaci, in particolare in ambito grafico. “Iperrealismo”, un termine un po’ ingombrante che designa un genere padroneggiato solo da pochi artisti. Il disegno, infatti, è sostanzialmente diverso dalla pittura, in particolare nella tecnica in bianco e nero di Florian Prünster, nei cui ritratti ritroviamo ogni ciocca di capelli, ogni ciglio e ogni necessaria piega della pelle, nel posto giusto e correttamente caratterizzati, come spesso nella realtà non vediamo, o meglio, ci lasciamo sfuggire. I suoi ritratti rispecchiano il carattere, la condizione e i sentimenti dei soggetti, inducendo l’osservatore a guardare nella loro anima. Florian Prünster riserva una particolare attenzione agli occhi, l’elemento più importante per conferire alle persone un’espressione interessante e vitale, rappresentando esperienze, percorsi di vita e stati emotivi come tristezza e gioia. I volti raccontano sempre delle storie!

Catia Greatti nasce in Friuli, a Basiliano. Le prime espressioni artistiche risalgono all’adolescenza e sono relative ad immagini di vita quotidiana, che Catia ama osservare dalla finestra di casa sua. Sono quasi delle timide prove di una ragazza che cerca di scoprire sé stessa attraverso il linguaggio che meglio risponde alla sue esigenze. L’esperienza vissuta in un continente lontano, nel cuore dell’Africa nera, segna un’ importante tappa nella vita di Catia. Dell’Africa le rimangono subito impressi i colori, il vociare della gente, l’allegria, il caldo insopportabile ma anche la miseria e la criminalità onnipresente. Catia diviene qui consapevole che si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima. Dell’Africa avrà tanta nostalgia ma solo dopo, quando ritornerà in Friuli. Negli anni ’90 collabora con un artista in qualità di allieva; apprende nuove tecniche, plasmandole sulla sua personalità. Successivamente nascono le sue prime vere composizioni a tema. Segue una lunga pausa, dal 2002 al 2012, dettata da esigenze pratiche e da incombenze quotidiane; la passione, però, rimane immutata e Catia cela il profondo desiderio di esporre le sue opere in una mostra personale, desiderio che realizzerà e le porterà grandi soddisfazioni. Per l’occasione l’artista presenta dei ritratti femminili allegri e frizzanti che spiccano per dinamismo e gioia del colore.

Nella sua ricerca Luciano Cantoni predilige la figura ed il volto femminili trattati mediante un segno grafico delicato che pare sfumarsi sulla tela elargendo particolari emozionali. Toccante espressività nelle donne che raffigura, travagliate dalla trama fitta della juta, in un figurativismo che si rifà agli schizzi rinascimentali. La sua è una pittura sensuale, che porta ad un dialogo profondo con chi osserva. I suoi dipinti esprimono energia inesauribile di emozioni, incontri fra colori e sfumature che rendono percettibile il suo fluido creativo. La sua inventiva si libera dai consueti schemi per lasciare spazio all’interpretazione della figura mentre l’uso e la scelta dei materiali lo rendono decisamente ed elegantemente contemporaneo.

Sentimenti, fantasia e immaginazione sono gli elementi basilari delle opere dell’artista di origine croata, ma che attualmente vive e lavora in Germania, Davorka Azinovic. Ogni sua opera costituisce per l’artista una nuova ricerca e sperimentazione, in cui entra in contatto con nuove emozioni, nuovi linguaggi, tecniche, forme e espressioni. Da questo percorso artistico crea opere dinamiche intrise di umorismo, innovazione e passione, in cui si mescolano elementi di sogno e fantasia con racconti di storie reali e intuizioni. I temi raffigurati esprimono una profonda connessione tra la storia antica e l’età moderna. I materiali utilizzati spaziano dai colori acrilici, al legno, al metallo, fino all’utilizzo del tessuto e della carta al fine di creare volumi, movimenti e prospettive.

La pittura dinamica di Giorgio Mascia unisce tratti fini, veloci, apparentemente caotici e dissonanti, i quali trovano la loro sintesi perfetta e la loro unitaria armonia alla fine, nel momento in cui lo spettatore si allontana dalla tela e osserva l’opera; mentre la complessità, la ricchezza e la singolarità delle pennellate si colgono avvicinandosi ad essa. L’artista dipinge primissimi piani che si possono cogliere solo distanziandosi dal dipinto: caotici tratti curvilinei s’avvicinano e s’allontanano, si condensano e si scindono per dare vita al volume vitale di un volto che sembra quasi affiorare dalla tela. La tecnica pittorica di Mascia è assolutamente originale: guardando alla pittura tutta colore ed energia di Pollock e Van Gogh, osservando le loro pennellate concepite quasi come una fusione di segni, l’artista ha intrapreso un proprio percorso artistico. Opere che prendono vita dopo un lungo processo esecutivo, vive, estrose e concepite con un elegante disegno logico. Giorgio Mascia vive in provincia di Venezia. Ha frequentato il corso di Scenografia all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e, successivamente, l’ Accademia di Belle Arti di Venezia. Lavora, fin dal 1990, come scenografo e pittore di scena, in diversi teatri lirici come ad esempio il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, il Teatro Regio di Torino e il Teatro dell’Opera di Bilbao. Dal 2008 lavora come scenografo collaboratore al Teatro La Fenice di Venezia.

Il percorso artistico di Enrico Del Rosso è paragonabile alla realizzazione di un gioiello: si comincia dall’oro, rappresentato dalle saldi basi dell’informale internazionale di Emilio Vedova e Afro Basaldella, a cui si aggiungono preziose gemme, come le influenze della raffinata arte cerebrale (e solo apparentemente semplice) di Klee e Mirò, per poi creare un design completamente unico ed originale come del resto è il Comunicazionismo, il movimento artistico fondato dall’artista pordenonese. Chi veicola il messaggio è sempre una figura femminile caratterizzata da una postura statica e dallo sguardo sospeso, alle spalle ha uno sfondo a tinta neutra o addirittura dorata – non deve distrarre l’osservatore e deve dare la sensazione che il soggetto sia inserito in un contesto non spaziale – e la sua rappresentazione varia da un colorismo vivo e variegato a una puntinatura tipicamente Pop, sino ad arrivare a una resa quasi extraterrestre con textures digitali generate da appositi programmi di sintesi grafica. In Del Rosso tutto è evoluzione, tutto è studio della forma, lascia ad altri le analisi sulla sostanza. Evoluzione soprattutto tecnica, dove dall’iniziale acrilico su carta si è aggiunta la foglia d’oro con uno strato di vernice per poi – infine – approdare alla grafica computerizzata che permette la modellazione tridimensionale delle figure androidi così care all’artista.

Mariantonietta Rosso è nata a Udine: figlia degli anni ’50, si è formata inizialmente all’Istituto Statale d’Arte “Giovanni Sello” ed in seguito come grafica alla Scuola d’Arte “Giovanni da Udine”. Da sempre appassionata di disegno a mano libera e ad acquerello, recentemente si è avvicinata alla pittura acrilica su tela, utilizzando colori vibranti per dare forma ad immagini figlie della fantasia. La donna presentata dai ritratti di Mariantonietta Rosso è una figura forte e intensa che non ha paura di mostrarsi per quello che è, guardandoci intensamente e spingendoci verso una profonda riflessione. Il colore è l’espressività spiccano e arricchiscono di ulteriore fascino i volti immortalati sulle tele.

La mostra sarà visitabile dal 3 al 15 marzo alla Galleria Arttime di Vicolo Pulesi, 6 Udine con il seguente orario: lunedì dalle 16.30 alle 19.00 e dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.30 alle 19.00. Ingresso libero.

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