Arlecchino festival si chiude con il saggio finale

30 Settembre 2016

PORDENONE. Sabato 1° ottobre alle 20.30 all’auditorium di Borgomeduna di Pordenone la ventesima edizione del festival de L’Arlecchino Errante si concluderà con il saggio finale degli allievi del Masterclass internazionale in Commedia dell’Arte che proporranno “Il Piccolo principe (in maschera)”. L’ingresso è a offerta libera a favore della Parrocchia di Borgomeduna e dell’Associazione Familiari Alzheimer Pordenone Onlus.

foto-vicenzi-pubblico“Torniamo quest’anno all’auditorium di Borgomeduna – spiegano i direttori artistici del Festival nonché docenti del Masterclass Claudia Contin Arlecchino e Ferruccio Merisi – nel quadro di un progetto di rilancio di questa struttura di quartiere, unica nel suo genere per dotazioni tecniche e comfort per lo spettatore. Insieme alla vicina sala prove della Scuola Sperimentale dell’Attore costituisce potenzialmente un polo di ricerca e di formazione del pubblico di rara efficacia. In scena, per la bravura degli allievi e in omaggio a “quelli che amano” protagonisti di questa edizione del festival, la storia, completamente reinterpretata dalle Maschere ma altrettanto completamente da esse stesse rispettata, dell’eterno fanciullo amato da una volpe e innamorato di una rosa”.

Consegna del premio (Foto Vicenzi)

Consegna del premio (Foto Vicenzi)

Il festival ha visto venerdì sera un grande successo, sempre a Pordenone nel centro San Francesco, per la consegna del premio La Stella de L’Arlecchino Errante 2016 in collaborazione con Confartigianato Pordenone ai due grandi del teatro danza italiano Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, che hanno ricevuto l’opera creata dalla stessa Claudia Contin Arlecchino. “Maestri riconosciuti di danzatori ed attori giovani e “sempre giovani” – hanno spiegato al momento della consegna i direttori artistici de L’Arlecchino Errante – Antonella Bertoni e Michele Abbondanza sono il fulcro di una della più importanti realtà della danza e della drammaturgia contemporanea. Ammirando i loro spettacoli ci si trova di fronte alla danza non come genere, ma come radice profonda del teatro più vero. Le loro coreografie sono veicoli ritmici e spaziali di pensieri e meditazioni sulla realtà umana, intima e sociale insieme”.

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