Analisi sulla situazione nelle residenze per anziani

13 Aprile 2020

Fulvio Zorzut

TRIESTE. La situazione nelle residenze per anziani, nazionali e locali è il tema di una seconda analisi del dott. Fulvio Zorzut, medico epidemiologo e specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

”La situazione nelle residenze per anziani a livello nazionale è difficile. L’Istat ha rilevato che nel 2020, a partire dalla fine di febbraio e dalla prima settimana di marzo, c’è stato un eccesso di mortalità, in particolare nei comuni del Nord presi in esame. Oltre la metà di quest’ultimi ha registrato dal 1° al 21 marzo 2020 più del doppio di morti, rispetto allo stesso periodo degli anni 2015-2019. La conseguenza è che evidentemente c’è una significativa ‘sotto notifica’ delle morti attribuite al virus. Sotto notifica che si accentua tra gli ospiti delle case di riposo. Questi pazienti, infatti, vengono curati dal personale medico all’interno delle case di riposo, non vanno in ospedale e non sono quindi soggetti a tampone. L’Iss ha avviato, il 24 marzo, una indagine conoscitiva sulle case di riposo nazionali e ha fornito i dati del rapporto, relativi alle strutture che hanno finora risposto al questionario.

E’ emerso che il 37,4% dei decessi tra i residenti, pari a 1.443 su 3.859 deceduti (dal primo febbraio) ha interessato ospiti prevalentemente con manifestazioni simil-influenzali e in minima parte Sars-Cov.2 positivi. Tra i 3.859 soggetti deceduti, solo 133 erano risultati positivi al tampone e 1.310 avevano presentato sintomi simil-influenzali.

Va detto che le residenze per anziani rappresentano degli incubatori naturali ad alto rischio per le condizioni di confinamento, vita in comune e mense affollate in cui si trovano ospiti in età molto avanzata, spesso con pluri-patologie e fragili. Qui il virus è stato introdotto da ignari visitatori o dagli operatori stessi, in modo inconsapevole. E’ bene sottolineare che il virus in Lombardia aveva cominciato a circolare prima del caso del cosiddetto “paziente 0” di Codogno del 21 febbraio. In quasi nessuna realtà regionale sono stati effettuati i tamponi molecolari, per cui i decessi conseguenza del Covid-19 sono quasi inesistenti, e molti sono stati attribuiti in modo presuntivo all’influenza. All’epoca si ignorava la circolazione del Coronavirus nella popolazione generale locale e comunque l’entità della diffusione. Si rileva anche una incapacità, in almeno il 50% dei casi, di garantire un isolamento efficacie all’interno delle strutture ricettive e un ricorso non sistematico al ricovero ospedaliero.

A questo si aggiunge che il 46% del personale di assistenza non aveva ricevuto una formazione di aggiornamento specifica per il Covid-19. Numerose sono le criticità segnalate dalle strutture, che emergono dall’analisi dei questionari Iss, di seguito evidenziate.

In Fvg operano 170 strutture residenziali per anziani, con 10.930 posti letto complessivi; attualmente fra ospiti e operatori sono 487 i Covid-19+. Nella nostra regione il tasso di letalità è del 7,44% contro il 12,5% nazionale e il 16%-17% della Lombardia. L’età mediana è di 83 anni. Trieste, purtroppo, è la provincia più colpita e si registra un tasso di letalità apparente dell’11,35 %, a Udine del 6%, a Pordenone del 5,9% e a Gorizia del 2,4%. Va detto che il tasso di letalità plausibile è sicuramente più basso, in quanto andrebbe allargato, oltre ai soggetti Covid-19+, anche agli immuni naturali dei quali, al momento, in assenza di campionamenti con test sierologici è ignota la reale numerosità. In questo modo si aumenta il denominatore.

Anche l’incidenza dei nuovi casi è elevata a Trieste: c’è un infetto ogni 269 residenti. Per capirsi, a Milano l’incidenza è del 1:245. A Gorizia 1:1.152, a Udine 1:611, a Pordenone 1:591. Si evidenzia, comunque, un calo dell’incremento dei nuovi contagi quotidiani. Le case di riposo regionali e cittadine rappresentano, al momento, la realtà più critica, avendo, per il momento, superato l’emergenza dei ricoveri ospedalieri e delle terapie intensive. A Trieste esistono numerose residenze polifunzionali per anziani, con 30-40 posti letto, spesso inserite in realtà condominiali. Occupano un piano o due e quando e si verificano questi episodi generano una comprensibile preoccupazione nei residenti, che va però ridimensionata all’effettivo rischio di contagio, estremamente ridotto, allo stato delle conoscenze attuali, non avendo contatti diretti con gli ospiti Covid-19+. Sono tipici esempi di agglomerazione di tipo metropolitano ad alta densità abitativa, evidentemente molto differenti da altre realtà regionali.

Inoltre le strutture più sono piccole e più difficoltà hanno a realizzare un isolamento ambientale all’interno della struttura per cui si generano inevitabilmente situazioni di promiscuità sani\infetti, con il personale che può essere ulteriore veicolo di contagio intra struttura. Gli ospiti Covid-19+ devono essere trasferiti da queste strutture nell’interesse dei pazienti e a tutela degli altri ospiti, anche se dove possibile, è corretto non sradicare gli anziani dal proprio ambiente, aggiungendo problema a problema.

N.B. Elaborazioni su dati del Istituto Superiore di Sanità, e della Protezione Civile, in continuo consolidamento.

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