Altrestorie: come l’arte può raccontare l’esilio, il distacco

4 Novembre 2018

Arkadi Zaides – Talos

TRIESTE. La dicotomia tra ”noi” e ”loro” non è la sola modalità possibile per raccontare la migrazione, la distanza e lo straniamento. Le migrazioni sono un’inesauribile costellazione di varietà, come vuole dimostrare la mostra ”Altrestorie – Otherstories” curata da Sergia Adamo e Laura Carlini Fanfogna nell’ambito dell’omonimo progetto di divulgazione della cultura umanistica dell’Università di Trieste, finanziato dalla Regione. La mostra, allestita in coorganizzazione con il Comune di Trieste nella sala Scarpa del Museo Revoltella di Trieste, è visitabile fino al 18 novembre. Sarà accompagnata da un calendario di eventi collaterali che si chiuderà con un appuntamento speciale il 10 dicembre (Tawada Yoko in ”Memorie di un’orsa polare / Etüden im Schnee”).

L’intenzione è quella di offrire al pubblico un percorso attraverso ciò che l’arte contemporanea ha saputo dire nel corso dell’ultimo trentennio sulla migrazione, l’esilio, il distacco. Ma, soprattutto, la mostra vuole illustrare quale diversità e quale complessità l’arte sia stata capace di mettere in campo nel raccontare questi nodi cruciali del presente, e, tramite il più ampio progetto, riflettere su come questa diversità possa poi essere veicolata a un pubblico ampio.

L’ESPOSIZIONE
Sei artisti, provenienti da mondi e culture diverse, che della loro diversità fanno il trait d’union della loro produzione artistica: arti visive, danza, musica, letteratura, tutto in questo allestimento sarà mobile, cangiante, mai netto e lineare, ma proprio questa caratteristica rifletterà sull’estrema multiformità delle storie che raccontano il distacco, l’esilio e le migrazioni, provando in questo continuo modificarsi a indicare anche un progetto e una via per il futuro. Le traiettorie delle esperienze umane sono fatte allo stesso tempo di singolari straniamenti e di sensazioni condivise: è questa costellazione di varietà e di possibilità che ”Altrestorie-Otherstories” vuole far circolare, come ipotesi di possibili futuri. Una multiformità che fatica a trovare la sua via di espressione, costretta negli stereotipi della migrazione, ma che al mondo culturale richiede con forza un ”nuovo modo” di raccontare.

Measures of distance

ARTISTI E ARTISTE
Il percorso espositivo di ”Altrestorie – Otherstories” si apre con una introduzione particolarmente toccante: la colonna sonora di ”Kater I Rades. Il Naufragio”, a firma di Admir Shkurtaj, musicista nato in Albania e attivo in Italia, scritta per l’opera multimediale del 2013 su libretto di Alessandro Leogrande, al quale è stato anche dedicato il primo evento collaterale della mostra. L’installazione musicale guiderà il pubblico in un passaggio sonoro che racchiude la memoria del primo tragico naufragio nel Mediterraneo del 1997, nel quale quasi cento persone morirono tentando di raggiungere le coste italiane.

La serie dei video in mostra si apre con il lavoro di Mona Hatoum, artista multimediale nata a Beirut e una delle voci più brucianti del panorama contemporaneo sui temi dell’esilio e dello spaesamento. Hatoum ripresenterà ”Measures of Distance”, video nel quale a immagini del corpo della madre dell’artista in un momento privato si sovrappongono parole, suoni e segni grafici che vengono dalle lettere scritte dalla stessa madre, in una percezione estetica della distanza e del distacco. Fortemente autobiografico è il lavoro che segue, quello di Fiona Tan, ”May you live in interesting times”, nel quale la provenienza multipla dei membri della famiglia Tan (Cina, Indonesia, Australia, Europa) diventa il punto di partenza per una ricerca estetica che ne indaga le multiformi possibilità di narrazione.

La tappa successiva è quella che ci porta ad apprezzare il lavoro di Isaac Julien, artista inglese la cui famiglia è originaria di Saint Lucia, che riflette sulla possibilità di dare dignità etica ed estetica a esperienze di vite migranti lasciate ai margini. L’opera in mostra, ”Encore”, partendo dall’immagine chiave del mare, ragiona sulla mescolanza, sugli intrecci, e sul continuo bisogno di dislocazioni territoriali che segnano le esperienze di coloro che vivono in una molteplicità di culture. L’appartenenza a una cultura sullo sfondo della globalizzazione è al centro dell’opera di Trinh T. Minh-ha, teorica e artista visiva di origini vietnamite, con ”Old Land New Waters”, basato sugli elementi della ”terra” e dell’ ”acqua”, che nella lingua vietnamita si uniscono per indicare il territorio, il paese.

Infine, Arkadi Zaides, artista e coreografo israeliano di origine bielorussa attualmente attivo in Francia, con INFINI#1 (parte del progetto di ricerca complessivo ”Violence of Inscriptions”), documenta il controllo tecnologico delle frontiere sull’isola di Lesbo, uno dei confini estremi dell’Europa (in collaborazione con CSS Teatro stabile di innovazione del FVG – Dialoghi Residenze per le arti performative a Villa Manin).

IntTimes

EVENTI COLLATERALI
A corredo della mostra, una serie di eventi di approfondimento e riflessione, tutti ospitati al Museo Revoltella con ingresso gratuito. Dopo l’omaggio ad Alessandro Leogrande (in scena Marcela Serli con ”Il naufragio… e altre storie”, in collaborazione con UFO – Centro di Residenze, Studio e Partecipazione), un intellettuale che ha saputo raccontare le criticità e le storie davvero alternative che – nel bene e nel male – legano la penisola al mondo, il prossimo appuntamento sarà per venerdì 9 novembre.

Alle 17 sarà la volta di ”Don’t Stop in the Dark: the Politics of Form and Force”, incontro con Trinh T. Minh-ha, mentre domenica 18 novembre sempre alle 17 si rifletterà sul ruolo della tecnologia con la performance Talos di Arkadi Zaides (realizzata in collaborazione con CSS Teatro stabile di innovazione del FVG Dialoghi Residenze per le arti performative a Villa Manin, e con il sostegno di Fondazione CRTrieste e Fondazione Kathleen Foreman Casali).

Evento conclusivo, lunedì 10 dicembre alle 17 sarà ”Memorie di un’orsa polare / Etüden im Schnee” una conferenza di Tawada Yoko. Nata in Giappone, residente a Berlino, Tawada scrive sia in tedesco, sia in giapponese, intrecciando nella sua scrittura lingue, mondi, codici e offrendo una delle più singolari esperienze di lettura, capace di spiazzare e allo stesso tempo coinvolgere nel proprio mondo di finzione. In collaborazione e con il sostegno di Goethe Institut – Roma e DAAD.

VISITE GUIDATE
Saranno inoltre in programma visite guidate alla mostra sabato 10 novembre alle 17 e domenica 11 alle 11.

LABORATORI E INCONTRI
Coerentemente con la sua natura di movimento e multiformità, la mostra si inserirà in un percorso parallelo che prevede una serie di incontri in Friuli Venezia Giulia, in Slovenia e in Croazia in collaborazione con le Università di Lubiana, Pola, Fiume e Zagabria, e si dividerà in ”#altrestorie discuss”, ”#altrestorie lab” e #altrestorie edu”: tutte inserite nella stessa ottica, ovvero quella di trovare nuove vie per raccontare la migrazione.

Il programma di ”#altrestorie discuss” apertosi il 25 ottobre all’Università di Udine sede di Gorizia con la tavola rotonda ”Videoarte e migrazioni contemporanee”, continuerà il 5 novembre nella Sala convegni Millo di Muggia con ”Altrestorie: una mostra, un progetto”, tavola rotonda con Roberta Altin e Sergia Adamo. Il 6 novembre a Staranzano, il 7 novembre a Pola e l’8 novembre a Grado, la mostra e il progetto saranno presentati a cura di Giulia Zanfabro, Sergia Adamo e Massimo Degrassi, mentre il 20 novembre a Udine (Palazzo di Toppo Wassermann) è in programma ”L’Europa è una fortezza?”, discussione di Andrea Zannini con Gabriele Del Grande (in collaborazione con il Dipartimento Studi Umanistici dell’Università di Udine, S/paesati e con l’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia).

Admir Shkurtaj – Kater i Rades

Il tema sarà poi ripreso il 21 novembre al Teatro Miela in ”Fortress Europe. I rifugiati e il destino dell’Europa: quali scenari futuri?”, con Gabriele Del Grande, Sergia Adamo, Miloš Budin, con proiezione del film ”Io sto con la sposa”. Il 22 novembre all’Università di Fiume si riflette su ”Il giornalismo militante nell’Italia contemporanea”, con Gabriele Del Grande, Corinna Gerbaz e Gianna Mazzieri, e sempre il 22 novembre l’ Università di Lubiana farà da sfondo a ”Raccontare la storia migrante oggi in Italia”, con Gabriele Del Grande e Marta Verginella. Il 23 novembre all’Università di Zagabria si terrà ”Scrivere le migrazioni nell’Italia contemporanea”, appuntamento finale con Sanja Roic ́, Etami Borjan e Katja Radoš-Perkovic.

Se ”#altrestorie edu” si concretizzerà con i progetti didattici all’Isis Carducci-Dante e con il corso formativo per giornalisti e studenti ”Raccontare le migrazioni del presente (21 novembre a Trieste), ”#altrestorie lab” – a cura di Michela Novel e Parvin Khan e in collaborazione con AIB, ICS Trieste, Casa internazionale delle donne di Trieste e Isis Carducci Dante – si svilupperà in quattro momenti: dopo quello del 25 ottobre, ci sarà – il 15 novembre – un altro laboratorio di traduzione collettiva del romanzo Guerra di Selina Hossain al Carducci-Dante, il 29 novembre con la stessa iniziativa alla Casa internazionale delle donne di Trieste, e il 5 dicembre alla Biblioteca Statale di Trieste, con la presentazione pubblica del laboratorio.

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