All’Estate a Pordenone due eventi dedicati alla donna

30 Luglio 2018

PORDENONE. Va in scena martedì 31 luglio alle 21 nel convento di San Francesco per l’Estate a Pordenone il concerto-spettacolo dei Camerieri Italiani: Amate creature, amore alle donne. Uno spettacolo che propone alcuni brani storici dei grandi cantautori italiani dedicate alla figura della donna. L’idea è quella di unire musica, letteratura e poesia per sensibilizzare il pubblico lanciando dei messaggi positivi sul rispetto delle donne, per seminare attraverso l’arte una cultura che sappia guardare con occhi diversi l’universo femminile nella sua magnifica complessità.

Camerieri italiani

Non un semplice “omaggio” alle donne dunque, ma uno spettacolo “per l’amore”, l’amore verso ogni donna nelle sue diverse età e nei suoi diversi percorsi di vita: bambina, adolescente, adulta attiva nella società, moglie, madre, nonna. L’intento è quello di riaffermare la cultura del rispetto delle donne in tutti gli ambiti della vita, dal lavoro, sempre più precario, alla sessualità, alla famiglia. Il tutto attraverso un viaggio artistico che prevede la contaminazione tra le canzoni dei grandi cantautori italiani e le parole di illustri poeti e scrittori di ogni tempo.

Camerieri Italiani è un quintetto di musicisti pordenonesi che da alcuni anni porta nelle piazze e sui palcoscenici dei teatri i brani dei grandi cantautori italiani rivisitati in una “veste musicale” nuova, attraverso la contaminazione tra diversi generi musicali. L’intreccio tra differenti espressioni musicali è infatti peculiarità del quintetto composto da: un chitarrista rock-blues (Manuele Boraso), un chitarrista di flamenco-jazz (Enrico Maria Milanesi), un cantante rock (Giorgio Dell’Agnese), un percussionista di musica latina (Deni Vian), un bassista swing (Alberto Busacca). L’intento è quello di valorizzare la purezza del suono acustico e, nel contempo, svincolarsi dalla formazione “standard” del gruppo musicale (che prevede, di norma, batteria – basso –chitarra/e – tastiera – voce), inserendo per la sezione ritmica strumenti inconsueti quali il basso acustico e le percussioni in luogo della più tradizionale soluzione batteria-basso elettrico. Ingresso gratuito.

Omaggio ad Artemisia Gentileschi, mercoledì 1° agosto, alle 21 nel Convento di San Francesco, nell’ambito dell’Estate a Pordenone, con lo spettacolo prodotto dal’Associazione Teatrale e Culturale Le Muse Orfane, con Viviana Piccolo, testo e regia di Silvia Lorusso Del Linz. La pièce teatrale si basa sulla figura di Artemisia Gentileschi, figlia del pittore Orazio Gentileschi, il cui coraggio e il cui talento ne hanno fatto una delle donne protagoniste della storia.

Artemisia Gentileschi denunciò l’uomo che le usò violenza, il pittore Agostino Tassi, subendo il primo processo per stupro della storia nel 1611, pagando in prima persona le conseguenze di questo atto di coraggio. Ha avuto una vita intensa attraversata da drammi e riconoscimenti, è stata la prima donna a entrare nell’Accademia di Pittura di Firenze, gestita da Michelangelo il Giovane, nipote di Michelangelo, lottando con tutte le sue forze contro il pregiudizio dell’epoca che non consentiva alle donne di esercitare la professione di pittore. Ha annoverato fra le sue molteplici amicizie anche Cosimo II De’ Medici, il pittore Cristofano Allori, e Galileo Galilei. La forza, la passionalità e la visione anticipatrice rispetto al tempo in cui è vissuta, ne fanno una delle figure più interessanti della storia. Le sue opere si possono ammirare oggi agli Uffizi di Firenze, al Museo Capodimonte di Napoli, a Londra.

La messa in scena nasce dalla collaborazione fra Silvia Lorusso, drammaturga e regista, e Viviana Piccolo, attrice e regista, accomunate dalla passione per la grande pittrice che ha segnato le pagine della storia con le sue scelte e con la sua arte. Silvia Lorusso propone un’Artemisia Gentileschi donna-artista in perenne conflitto con il padre, con il quale, fin da bambina ha un rapporto di odio-amore; sulla base di questo assunto tutto quello che accade nella sua vita assume una luce particolare. Sul piano artistico Artemisia lamenta il fatto di “aver dovuto imparare prima a dipingere che a essere donna”, cresciuta senza la madre, morta di parto, e in contatto solo con figure maschili: il padre stesso, i fratelli, i pittori della Bottega paterna. Ciò ebbe ripercussioni anche sul piano personale: stuprata a diciotto anni da un pittore della Bottega, Agostino Tassi, subì umiliazioni e anche la tortura da parte del tribunale, pur di fare condannare l’uomo. In seguito, per volere del padre, il pittore Orazio Gentileschi, acconsentì al matrimonio riparatore con il pittore fiorentino Pierantonio Stiattesi, artista poco dotato che cercò solo di sfruttare il successo e il denaro della moglie. Artemisia Gentileschi trovò finalmente l’amore con il musicista inglese Nicholas Lanier, al quale rinunciò per non doverlo seguire in Inghilterra, dove lavorava il padre Orazio, e soprattutto per seguire la propria affermazione come pittrice e come donna.

Artemisia, per tutta la sua esistenza, visse un rapporto conflittuale sia a livello interiore che artistico, con il padre Orazio Gentileschi, che ormai vecchio e malato, dopo vent’anni di silenzio, da Londra le mandò una lettera con una richiesta d’aiuto. Nella pièce, l’autrice Silvia Lorusso riporta alla luce questo particolare episodio della vita della pittrice interpretata dall’attrice Viviana Piccolo, ripercorrendo così sulla scena i momenti che hanno caratterizzato l’esistenza di Artemisia Gentileschi. Sul filo dei ricordi, assistiamo a quadri intensi ed emozionanti che ci raccontano il percorso di questa donna e pittrice straordinaria, fino alla decisione finale che la porterà a mettere da parte l’orgoglio e le recriminazioni per lasciare il posto all’amore filiale e alla decisione di raggiungere il padre a Londra.

Nascerà con questi presupposti a Greenwich, per il palazzo dei Re d’Inghilterra, un’opera d’arte realizzata assieme, l’unica che porta la firma di entrambi: Orazio e Artemisia Gentileschi, un padre e una figlia. La messa in scena prevede un montaggio incentrato sul racconto e sulle riflessioni della donna e dell’artista, con un allestimento essenziale e moderno. L’ingresso è gratuito.

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