Una madre racconta cosa significa “adottare” due figlie

2 Maggio 2015

PORDENONE. L’esperienza di una donna che per due volte diventa madre di due bambine adottate. Una storia senza retorica e senza tabù, che la pordenonese Michela Passatempo ha deciso di raccontare nel suo libro “Le mie figlie erano già nate” (pubblicato da L’orto della cultura) che l’autrice presenterà lunedì 4 maggio alle 18 a palazzo Gregoris, in un appuntamento organizzato dalla Storica Società Operaia di Pordenone nell’ambito del ciclo “Incontri a palazzo – passioni nascoste”.

Michela Passatempo si racconterà senza pudore, per spiegare come sia nato questo libro, in uscita in libreria nei prossimi giorni. «Ho iniziato a scriverlo quando è arrivata la prima figlia, aveva due anni e mezzo – spiega l’autrice –. Otto anni dopo è arrivata la seconda, aveva otto anni. Il libro è nato con loro, dapprima come annotazioni. L’avevo scritto soprattutto per dare loro delle radici. Solo poi ho deciso di pubblicarlo».

Michela PassatempoSi tratta di una testimonianza, un’esperienza personale di maternità adottiva, ma in cui emerge il valore della maternità senza confini né etichette. La prima parte della narrazione è dedicata alle fasi precedenti le adozioni, la lunga e snervante attesa dell’iter burocratico, fino all’arrivo prima di una bambina, poi dell’altra. Due nuove sorelle, provenienti da due Paesi differenti, che si sono conosciute proprio in quella nuova famiglia. È «la storia di una donna vera, appassionata, che riesce a comunicare il suo sentire e il suo vivere la maternità adottiva in tutta la sua carnalità» scrive nella prefazione Giuliana Mozzon, psicoterapeuta udinese.

Il libro porta anche le illustrazioni di Maria Bressan (pordenonese diplomata al Liceo artistico di Pordenone, poi laureatasi all’Accademia di belle arti di Carrara) e di Marika Bisceglia (di Casarsa, diplomatasi al Liceo artistico, laureatasi in Educazione professionale, ora impegnata in un master di Arteterapia).

La storia di Passatempo racconta il desiderio di dare una famiglia a un bambino, e allo stesso tempo il desiderio di una donna di “passare” il proprio amore e la propria esperienza. Si tratta di pagine che raccontano la piccola e pacifica rivoluzione prodotta dall’ingresso di un individuo che denuncia una diversa origine – come cita la quarta di copertina – il percorso che conduce a questa scelta e i primi anni della nuova vita, con una figlia indiana calma e flemmatica e una sudamericana, focosa e suscettibile. L’immagine di copertina riproduce l’innesto di una pianta, «come se due piante differenti entrambe ferite, si rimarginassero a vicenda» spiega l’autrice.

Nata a Pordenone nel 1960, Michela Passatempo ha frequentato il liceo classico per poi laurearsi in Lettere a Venezia. È sposata e vive ad Arzene con la famiglia. Ha lavorato in ambito scolastico e sociale, operando anche nel volontariato. Da trent’anni collabora con il Gruppo Teatro Pordenone Luciano Rocco, in iniziative e spettacoli. Coordina un gruppo di donne migranti, nell’apprendimento della lingua italiana e fa parte del progetto Donne Insieme di Casarsa.

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