Una favola senza età

19 Dicembre 2011

Prima della breve chiusura natalizia, che andrà dal 24 al 27 dicembre, il “Giovanni da Udine” ha in programma ancora un appuntamento: martedì 20 dicembre arriverà il Balletto di San Pietroburgo con l’attesissima Bella addormentata di Petipa e Čajkovskij. Tra gli eventi in prevendita, ci sarà anche Le mie prime quattro stagioni, irresistibile spettacolo comico-musicale per le scuole materne ed elementari a cui sono state aggiunte due recite supplementari sull’onda delle numerosissime richieste: lunedì 30 gennaio alle 9.00 e alle 11.00 (per info: ufficioscuola@teatroudine.it). L’appuntamento è inserito nella rassegna Udine città-teatro per i bambini, realizzata in collaborazione tra il “Giovanni da Udine” e il CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia.

Dopo anni di assenza, La bella addormentata ritorna a Udine in una produzione di altissimo livello: quella del Balletto di San Pietroburgo, compagnia che racchiude tutto ciò che contraddistingue la scuola russa del balletto classico unendo tradizione e contemporaneità, eccellente tecnica, straordinaria grazia e leggerezza all’emozionante capacità espressiva. Il direttore artistico Yuri Petuhov, danzatore e coreografo, può fregiarsi del titolo di “artista del popolo di Russia”.

La bella addormentata è la fiaba che tutti conosciamo, sentita raccontare e raccontata innumerevoli volte, con infinite varianti, adattata ai tempi del narrare e della vita quotidiana. La sua origine lontana, radicata nelle tradizioni popolari e nella trasmissione orale, trova una precisa forma fissata sulla carta grazie a Charles Perrault, che nel Seicento la fa rientrare nella celebre raccolta da lui curata. Le vicende della luminosa adolescente che, sulle soglie dell’ingresso all’età adulta, a causa dell’ira di una donna più grande, si addormenta per cent’anni assieme a tutto il proprio mondo – uomini e cose, animali e piante – fino a un risveglio che avviene grazie a un valoroso giovane, entra per la prima volta nel mondo della danza nella prima metà dell’Ottocento, diventandone poi per sempre un caposaldo.

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