The Good Life, sulle tracce di chi cercò la libertà in India

17 Ottobre 2014

the good life_02PORDENONE. Irriducibili avventurieri, persone normali con desideri diversi dagli altri. Questi sono i personaggi che Niccolò Ammaniti al suo debutto alla regia ha voluto immortalare nel documentario “The Good Life”, che presenterà a Cinemazero (Pordenone, sabato 18 ottobre alle 21.00) e al Visionario (Udine, domenica 19 alle 20.00). Un viaggio nel cuore dell’India attraverso la lente di chi l’ha raggiunta negli anni ’70 e non ha avuto più intenzione di lasciarla, realizzato anche grazie al lavoro “sul campo” di Erica Barbiani della casa di produzione Videomante – presente ad entrambe le serate – e sostenuto dal Fondo per l’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia.

C’è chi l’India l’ha raggiunta in pulmino per sfuggire alla leva, come Baba Shiva. Come un nomade esperto Eris, invece, ha attraversato l’Asia seguendo le stagioni con cavalli, moglie e i figli, giungendo a costruire sull’Himalaya un villaggio di pietre e legno; mentre Giorgio ci è arrivato seguendo delle voci che gli indicavano il paesino polveroso e affollato di scimmie in cui ora fa il custode del tempio. Tre storie, tre uomini, tre interviste, che in comune hanno la voglia di libertà e un abile narratore di vicende umane.

the good life_01Erica Barbiani, produttrice e figura chiave anche nella realizzazione di The Special Need, racconta come il dietro le quinte e le fasi preliminari di “The Good Life” abbiano soprattutto avuto i tratti dell’attività del detective. «Dopo tre mesi di ricerche realizzate dall’Italia, sono partita per l’India per incontrare quaranta possibili candidati. Zaino in spalla, telecamera in una mano e ombrello nell’altra. Il momento scelto per effettuare il casting era il peggiore: monsone e temperature asfissianti! In due mesi di viaggio, ho percorso una media di 300 km al giorno tra aerei, treni, autobus notturni e rickshaw, per setacciare una nazione che non a caso si chiama subcontinente». E ancora: «Dentro una caverna ho conosciuto Galeno, un settantenne che trascorre le giornate a sferruzzare maglioni di lana e a preparare risotti ai porcini. A Kanyakumari ho incontrato Giusto, un pescatore di Caorle tanto deluso dall’amore da rivolgersi ai sensali locali per un matrimonio combinato. Santoni, ex-tossicodipendenti, idealisti, anime tormentate e inguaribilmente nostalgiche… Se il documentario di Ammaniti racconta di un Italia che non c’è più, l’esperienza del casting mi ha fatto conoscere un India che dei vecchi hippy comincia a provare un certo imbarazzo. Un’esperienza professionale, e di vita, come poche altre».

Ricordiamo che le prevendite sono attive sia a Cinemazero che al Visionario, negli orari delle casse.

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