Storie di esuli e di un manicomio: un libro

28 Settembre 2015

TRIESTE. Sarà presentato a Trieste, al Museo Ferroviario, mercoledì 30 settembre alle 18, il nuovo libro della Collana 180 – Archivio critico della salute mentale “Dopo venuti a Trieste. Storie di esuli giuliano-dalmati attraverso un manicomio di confine 1945-1970” (2015, pp.240, illustrato, € 16, Edizioni Alphabeta Verlag di Merano) scritto da Gloria Nemec, docente e ricercatrice di Storia sociale che ha affrontato in svariate pubblicazioni i processi collettivi che interessarono le popolazioni della zona Alto-adriatica e i relativi lasciti di memoria. Il volume è corredato dalle due presentazioni di Peppe Dell’Acqua, direttore della Collana 180-Archivio critico della salute mentale e di Livio Dorigo, Presidente del Circolo di cultura istro-veneta ISTRIA, insieme al quale questo libro è stato realizzato.

Campo profughi San Sabba - 1953

Campo profughi San Sabba – 1953

Una scelta non casuale quella della vecchia stazione ferroviaria di Campo Marzio che purtroppo fu luogo di passaggio per molte di queste persone obbligate a lasciare le proprie terre. Alla presentazione – a ingresso libero – insieme all’autrice Gloria Nemec saranno presenti Vinzia Fiorino, docente di Storia Contemporanea all’Università di Pisa; Livio Dorigo, presidente del Circolo Istria; Peppe dell’Acqua, direttore della Collana 180. Per l’occasione il regista-attore Claudio Ascoli arriverà a Trieste per alcune incursioni teatrali. Ascoli, napoletano di origini, è impegnato da molti anni a Firenze nel progetto San Salvi Città Aperta che sta restituendo ai fiorentini una area di quasi 33 ettari dell’ex Opp cittadino.

Il lavoro di Gloria Nemec ha il merito di analizzare per la prima volta le fonti medico psichiatriche e mira a integrare il quadro dell’accoglienza cittadina, soprattutto nei confronti di coloro che fecero più fatica a riassorbire i cambiamenti, a superare le fratture della loro storia e le minacce alla loro identità. Trieste fu uno dei luoghi più investiti dagli spostamenti di popolazione che ridefinirono il quadro demografico europeo all’indomani della seconda guerra mondiale. La città fu attraversata e accolse migliaia – i numeri parlano di circa 300.000 persone tra la fine degli anni ’40 e ’60 – di soggetti diversamente spaesati e traumatizzati. In essa si addensarono esperienze di lutti, dispersioni e perdite multiple: delle persone, delle patrie, dei beni, delle passate identità collettive. Un percorso particolare vedeva il manicomio come possibile ed estremo approdo di questi esuli.

Mondi assai lontani come quelli della psichiatria asilare e dei giuliano-dalmati inurbati si incontrarono all’interno di un grande manicomio di confine: da un lato i fragili statuti epistemologici e i forti poteri della psichiatria, dall’altro l’arcipelago delle provenienze e delle variabili che indussero un’intera componente nazionale a spostarsi. “Con questo studio ci proponiamo di iniziare una ricerca su come il distacco dalla propria terra e l’accoglienza riservata, nei diversi momenti storici dell’esodo, abbiano lasciato traccia non solo nei documenti d’archivio ma anche sui corpi e sulle anime della nostra gente, in particolare sui più umili e privi degli strumenti necessari per comprendere e adattarsi alla difficile realtà triestina del dopoguerra” – sottolinea Livio Dorigo, Presidente del Circolo Istria.

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