Storia di un capolavoro creduto perso e poi ritrovato

10 Agosto 2015

PORDENONE. Cinemazero e il Filmmuseum di Monaco di Baviera presenteranno in anteprima assoluta alla 72esima Mostra del Cinema di Venezia, in una speciale serata di pre-apertura del festival tutta dedicata a Orson Welles, il ritrovamento, la ricostruzione e il restauro de Il mercante di Venezia, film incompleto considerato universalmente perduto e che torna a nuova vita grazie al ritrovamento di nuovi materiali da parte di Cinemazero. La ricostruzione è stata realizzata seguendo lo script originale scritto dallo stesso Welles, anch’esso recentemente riscoperto presso il “fondo Welles” di Oja Kodar all’Università del Michigan, attingendo inoltre ai preziosi appunti ritrovati del Maestro Angelo Francesco Lavagnino, che ne compose la colonna sonora. Alcuni frammenti rimangono ancora mancanti e probabilmente perduti per sempre, in particolare il finale del film, che probabilmente Welles stesso non girò. Il film ricostruito si offre come un documento di eccezionale importanza per la storia del cinema e per comprendere il genio multiforme di Welles. Ne Il mercante di Venezia si può apprezzare infatti tutto il suo talento creativo, che, oltre alle classiche inquadrature con angolazioni ardite, l’uso della profondità e i campi/contro campi estremamente ritmati, più che mai si manifesta nei mille artifici e invenzioni per risolvere i vari e usuali problemi produttivi.

Welles Il Mercante di Venzia - Shylock per le calli © Oja Kodar _ Cinemazero _ Filmmuseum MünchenIl mercante di Venezia è l’ultimo film shakesperiano di Orson Welles. Il regista tentò di terminarlo con le sue risorse, dopo che la TV americana CBS smise di finanziarlo, mandando a monte il piano originale di farne un particolare special televisivo tutto incentrato su Welles. Girato in costumi settecenteschi a Venezia, Asolo, ma anche a Roma e a Traù (Dalmazia, allora Jugoslavia oggi Croazia) con fondi di Welles, il film racconta i momenti chiave della pièce omonima di Shakespeare. Già nel 1960 Orson Welles dichiarava: “Il ruolo che davvero sogno di interpretare è l’ebreo di Shakespeare. Io sono cristiano (non che la cosa importi), ma ho sempre sentito una certa affinità verso Shylock e vorrei raccontare questo mio sentimento al pubblico”. Nel 1982 Welles affermò che il negativo era stato rubato in circostanze misteriose, mentre altre fonti riportano che un rullo del sonoro andò perso dopo una proiezione privata di anteprima a Roma. Di fatto, del film sono sopravvissuti solo dei frammenti, negli archivi di Cinemazero (presso La cineteca del Friuli), della Cinématheèque Française, del Filmmuseum München e della Cineteca di Bologna. Esistendo solo alcune parti dell’audio, nessuno è a conoscenza di come Welles volesse finire il film, ed è dunque sempre risultato impossibile ricostruire il film nella sua forma completa.

Il ritrovamento di Cinemazero è sensazionale perché riguarda più di metà di una copia lavoro montata e di buona parte della colonna sonora già mixata. Grazie al ritrovamento recente anche della sceneggiatura originale e alle note del compositore Lavagnino, oggi, per la prima volta, la ricostruzione del film realizzata da Cinemazero e Filmmuseum München può essere presentata al pubblico, in una forma dove le lacune sonore sono compensate da intertitoli e registrazioni wellesiane d’epoca. Il pubblico può così scoprire per la prima volta una delle più importanti performance di Orson Welles ambientata in meravigliose scene veneziane, e ascoltare una delle migliori colonne sonore di Lavagnino, compositore che lavorò con Welles anche per le musiche di Othello e Falstaff.

Orson Welles gira a Trogir

Orson Welles gira a Trogir

Nel film che rivive oggi è emozionante poter vedere Welles che si trucca in un campiello per assumere i connotati di Shylock – “maschera” che lo ha accompagnato per buona parte della sua carriera –, ma anche riconoscere la Venezia su cui il maestro ha appoggiato lo sguardo. Cruciale è stato poi il riconoscimento nei materiali di Cinemazero della piazza e degli archi intarsiati della cattedrale di Traù (Trogir), a testimonianza della seconda tranche di riprese, che nel film sono sapientemente montate per creare un’unica Venezia, dando dimostrazione del modus operandi di Welles.

Il fondo Welles di Cinemazero già due anni fa aveva consentito di portare alla luce l’inedito wellesiano del 1938 Too Much Johnson (presentato alle Giornate del cinema muto di Pordenone 2013 e poi ai principali festival del mondo), e quest’anno i ciak inediti dell’intervista di Welles alla Lollobrigida di Portrait of Gina – Viva l’Italia (presentati a Il cinema ritrovato di Bologna 2015). Il lavoro di catalogazione e preservazione sui fondi di Cinemazero è tutt’ora in corso, e richiede risorse dedicate e sempre più cospicue alla luce dell’importanza dei materiali. In questo senso il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone è stato fondamentale, avendo consentito negli anni scorsi proprio l’abbrivio del percorso di ricerca che oggi riporta un film inedito wellesiano sugli schermi della Mostra del Cinema di Venezia.

Argomenti correlati:

Condividi questo articolo!