Si conclude Aftermath

19 Gennaio 2013

PORDENONE – Si conclude domenica 20 gennaio, allo spazio Parco2 di Pordenone, la mostra “Aftermath Changing cultural landscape – Tendenze della fotografia post-jugoslava 1991-2011”, esposizione realizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Pordenone, che per la prima volta restituisce un quadro geograficamente completo delle tendenze della fotografia d’impegno “civile” post-jugoslava nel periodo che va dal 1991 al 2011. La collettiva, che in questi mesi ha suscitato grande partecipazione di pubblico convogliando numerosi visitatori nello spazio di via Bertossi, riunisce trentasei autori per circa centosessanta immagini in rappresentanza dei sette stati risultanti dalla drammatica suddivisione di questa macroregione europea: Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Serbia e Slovenia.

Atteso alle 18 l’appuntamento con un suggestivo evento di finissage della mostra. In programma la lettura scenica on the road di Kenka Lekovich “Dream. Un viaggio nei Balcani per fegati che non devono chiedere mai”, con la stessa Kenka Lekovich e Valentino Pagliei e la ” partecipazione straordinaria ” di Sir Winston Leonard Spencer Churchill. «Chi ci è già passato, viaggiando su quattro ruote, sa che in quel punto il navigatore prende a scantinare. Mille e una contea con tutte quelle consonanti da leggersi in un fiato non è mandar giù un bicchierino di Pelinkovac» questo l’incipit del racconto Dream che la giornalista e scrittrice Kenka Lekovich, fiumana di nascita ma triestina di adozione, ha scritto per il catalogo della mostra Aftermath. La Lekovich ha al suo attivo numerose pubblicazioni di narrativa e poesia, in cui si rivela autrice attenta ai problemi posti dalle divisioni storiche delle frontiere, ai traumi ai dolori e alle speranze della contiguità di popoli e culture.

« [..]Soltanto dopo aver superato queste prove il viaggiatore potrà giungere alla meta, appuntare sull’abito della domenica un garofano rosso – la rosa balcanica delle grandi occasioni, e levare il calice pronunciando un fraterno živjeli o živili che sta per «viva», alla salute dell’anima tripartita di Brčko. E alla bella faccia di quel guastafeste che ha provato ad affettarla in tre tranci credendola un salame della premiata Gavrilović, fabbrica di insaccati ex post e pre jugoslava, tenuta a battesimo da Maria Teresa d’Austria, Dio (con l’aiuto di spezie d’Oriente) conservi. Senza che nessun F16 in volo si fosse sognato di raderle al suolo il colesterolo».

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